La cover dell'album Hurry Up Tomorrow di The Weeknd. XO, Repubblic
La cover dell'album Hurry Up Tomorrow di The Weeknd. XO, Republic

No, non è un’impressione. L’ultimo suono che si sente nell’ultimo brano di Hurry Up Tomorrow è lo stesso con cui inizia High for This, la primissima traccia del primissimo mixtape, House of Balloons (2011) dell’artista canadese, come a dire che anche in questa fine c’è un nuovo inizio. E che la storia di The Weeknd ricomincerà all’infinito, in un cerchio perfetto.

Hurry Up Tomorrow è l’ultimo album di The Weeknd?

Il 31 gennaio 2025, con una settimana di ritardo dovuta agli incendi di Los Angeles e dopo tre anni da Dawn FM, è uscito finalmente Hurry Up Tomorrow, il sesto album in studio di The Weeknd e il pezzo mancante della sua ultima trilogia (la migliore trilogia che il mondo abbia mai visto, ha twittato spesso il cantante). E sì, anche quella definitiva.

The Weeknd come progetto musicale finisce qui, almeno per ora. La maschera cade e da oggi in poi ci sarà soltanto Abel Makkonen Tesfaye. Call me by the old, familiar name, canta in una delle nuove tracce (Red Terror, quella più chiaramente dedicata alla madre).

Hurry Up Tomorrow e Dante Alighieri

La trilogia a cui The Weeknd fa riferimento, che ci crediate o no, è la Divina Commedia. Non che l’abbia mai dichiarato apertamente, a esclusione di qualche like ai tweet dei fan che lo ipotizzano ormai da anni, ma è comunque sufficiente rileggere i temi e i testi degli ultimi tre album per accorgersene.

After Hours è l’inferno, la dannazione assoluta, la fede ormai persa. Racconta di un uomo tormentato e condannato a farsi del male, stordendosi come può. Anche nei suoni e nella musica, è un racconto cupo e ipnotico, una discesa agli inferi.

Dawn FM è il purgatorio. Una stazione radio fantasma che nel suo nome evoca una nuova alba. Qui i demoni parlano ma cominciano ad allontanarsi, con la vita che si riempie di domande e di speranze. Restano momenti oscuri (Gasoline e Sacrifice fra tutti), ma il percorso è ben tracciato e la fede ritrovata.

Hurry Up Tomorrow non può che essere il paradiso. È il punto più alto della carriera e della vita di The Weeknd, come ha lui stesso dichiarato nell’intervista in esclusiva a Variety, ma soprattutto il momento in cui l’amore, per se stesso e per gli altri, lascia spazio a una rinascita, dopo la morte. L’aspetto più bello e interessante, però, è che in sé Hurry Up Tomorrow racchiude l’intero percorso, dalla dannazione alla salvezza, dalla prima all’ultima traccia.

Struttura e temi di Hurry Up Tomorrow

Per un totale di ventiquattro tracce nella versione deluxe, due in più della versione standard, Hurry Up Tomorrow è un album r&b ed elettropop. Lontano forse dallo stile del primo The Weeknd, evocato dalla nuova Cry For Me, prosegue invece su un percorso coerente e sempre più elettronico. Stupiscono comunque due momenti musicali e strumentali isolati, in particolare: la chitarra di Reflections Laughing e il pianoforte dell’ultimo brano, oltre che title track, Hurry Up Tomorrow.

L’album inizia con un invito: Wake Me Up, svegliami, e una dichiarazione: All I Have is My Legacy. The Weeknd sta lasciando un’eredità, ma soprattutto sta raccontando una storia, con i suoi capitoli. C’è l’introduzione, il lowest point, il punto più basso e oscuro in cui tutto sembra perduto, il turning point in cui tutto cambia per il meglio, e la conclusione, come in una vera sceneggiatura.

La terza traccia, che in realtà non è una canzone, dura soltanto dodici secondi e racconta il trauma che ha portato The Weeknd fino alla chiusura di questo cerchio. Si intitola I Can’t Fucking Sing e ricorda la sera del 3 settembre 2022, quando all’ultima data dello sfiancante tour statunitense per Dawn FM, perse la voce all’apertura del concerto al SoFi Stadium di Los Angeles. Devastato, da quel giorno Abel Tesfaye ha rimesso in discussione la sua intera carriera e il suo stile di vita, maturando la fine di The Weeknd.

Dal momento di estrema difficoltà rinasce la sua fede, intesa proprio come fede in Dio (il paradiso, ancora), come canta in Give Me Mercy. Nasce al tempo stesso la consapevolezza di potersi salvare grazie a un amore romantico di cui, per la prima volta forse in assoluto, non parla in termini sessuali. Lo stesso The Weeknd che, scherzando, persino nei Griffin di Seth McFarlane è citato come il comune denominatore della perfetta playlist da camera da letto, in Hurry Up Tomorrow parla di anime e di emozioni, non tanto di corpi, per quanto possa sembrare straniante.

Non si tratta comunque di un percorso lineare, né di un tema di amore puro. Vero protagonista di tutti i progetti discografici di The Weeknd è in realtà il desiderio di morte, che si scontra con la potenza della vita (e del sesso). Eros e Thanatos. Tra metafore, allusioni e riferimenti diretti (I don’t suppose tomorrow’s coming, canta in Without a Warning) e l’Abisso che evoca insieme a Lana Del Rey (Will I feel the impact of the ground?/ Let me close my eyes with dignity/Let’s end it all, the world’s not far behind), la Morte e il suo inseguimento, forse il suo superamento (nell’infinito) sono la vera trama di Hurry Up Tomorrow.

Le collaborazioni e le sorprese di Hurry Up Tomorrow

L’intero album, tra i producer, conta gli ormai fedeli collaboratori Metro Boomin e Mike Dean, mentre la tracklist del 31 gennaio non contiene collaborazioni ufficiali, anche se ascoltando Hurry Up Tomorrow, si scoprono alcune voci familiari, oltre ai due ft. già noti: Anitta in São Paulo e Playboi Carti in Timeless.

Come già accennato, Lana Del Rey – che a The Weeknd deve il primo successo virale e che con lui ha già collaborato più volte dal 2015 – è presente nel brano The Abyss, presentato in apertura del concerto-evento a San Paolo lo scorso 7 settembre.

Florence Welch (Florence + the Machine, ed ecco da dove viene la chitarra così estranea a The Weeknd) e Travis Scott collaborano al brano Reflections Laughing, mentre Future a Enjoy the Show. Il grande Giorgio Moroder ha lavorato a Big Sleep, un’altra delle canzoni di The Weeknd con una storia sui social. Era presente infatti in un brevissimo video su Instagram dell’ottobre 2021, in cui Tesfaye annunciava il tour After Hours Till Dawn. Al tempo si intitolava I Love It When Your’re Angry, ma era un brano inedito, mai registrato in studio.

Infine il duo francese dei Justice partecipa al brano Wake Me Up, la cui particolarità, tuttavia, è il geniale modo in cui riesce a citare Thriller di Micheal Jackson (al minuto 2 circa), provando anche a dare una dichiarazione d’intenti all’inizio dell’album. Esiste solo un artista, cioè, che può osare scomodare The King of Pop, e quell’artista è Abel Tesfaye.

Un altro brano attesissimo, che finalmente è entrato in un progetto discografico, è Take Me Back To LA, comparso per la prima volta in una diretta Instagram di The Weeknd il 5 marzo 2020. Adesso tutti i proventi della canzone andranno ai fondi per gli incendi di Los Angeles.

Manca invece nella tracklist definitiva, inaspettatamente, il singolo Dancing in the Flames. Era uno dei brani più apprezzati del concerto speciale di San Paolo, ma è un’assenza in parte giustificata. Un’altra enorme sorpresa produttiva di questo album, infatti, è che tutti i brani sfumano uno nell’altro, creando un tappeto sonoro che non si interrompe mai, nemmeno appunto all’ultima traccia, che si ricollega direttamente con High For This del 2011, in un ciclo continuo che finisce solo quando siamo noi ascoltatori a deciderlo. Dancing in the Flames, semplicemente, con la sua sonorità non rientra in questo progetto più ampio, ma si può sempre ascoltare come singolo in più versioni, anche acustica e live, sulle piattaforme streaming.

Cosa verrà dopo Hurry Up Tomorrow

L’addio a The Weeknd non sarò un addio ad Abel. E comunque non sarà così rapido. Prima di tutto c’è un tour mondiale, già annunciato, a cui assistere e la prima parte inizierà negli Stati Uniti in estate, sperando che già in autunno arrivi in Europa. Inoltre Hurry Up Tomorrow è stato già annunciato come l’album che accompagna l’omonimo film in cui The Weeknd recita insieme a Jenna Ortega, probabilmente un horror anche se ancora non si hanno tutti i dettagli.

Finalmente, perciò, arriverà a compimento sul grande schermo la già fortissima caratterizzazione cinematografica dell’arte di The Weeknd (i suoi videoclip, dall’album After Hours in poi, sono da guardare tutti d’un fiato, come un solo lungometraggio).

Infine, poi, Abel Tesfaye non ha mai detto di non voler più fare musica, ma solo di aver concluso il suo percorso con il personaggio di The Weeknd. Forse il prossimo album, se e quando arriverà, avrà il suo vero nome e nuovi ritmi. Forse aveva solo bisogno di liberarsi di una maschera che era diventata troppo pesante.

Di fatto sceglie di salutarla per sempre con un ultimo e chiaro desiderio: I want the pain no more, no more, no more. Le ultime parole prima che tutto si chiuda.

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