I Fantasmi

I Fantasmi, il cortometraggio diretto da Federico Papagna, si aggiudica due premi alla seconda edizione di Goga Film Festival: la menzione speciale di Cortocircuito Film Festival, consegnata da Bianca Puchetti e Giacomo Tosi, e il premio Persona al cast, consegnato da Gabriel Montesi e Carolina Sala, per cui erano presenti Tommaso Badioli, Simone Flandina e Morgan Sebastian Wahr.

L’opera, che racconta dell’omicidio di Christopher Thomas Luciani, avvenuto nel giugno del 2024, mette al centro una sensibilità autentica, e un ragionamento su una generazione impreparata e in difficoltà, che compie gesti indelebili senza comprenderne totalmente il significato. Abbiamo incontrato il regista e il protagonista, Tommaso Badioli.

I Fantasmi, in selezione ufficiale a Goga 2026, riceve ben due riconoscimenti: che viaggio ha fatto finora il tuo film Federico e come lo percepisci rispetto alle prime proiezioni?

Federico Papagna: Intanto ringrazio il Goga Film Festival per averci selezionato e dato la possibilità di poter condividere il nostro cortometraggio con un nuovo pubblico, inoltre, ringrazio la giuria attori e il team di CortoCircuito Film Festival Milano per questi due premi, siamo davvero contenti.

Il film fortunatamente ha avuto e sta avendo una vita intensa, con l’anteprima mondiale in uno dei festival più di rilievo nel panorama europeo, il Tirana International Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico, e l’anteprima nazionale fuori concorso ad Alice nella Città, sezione parallela del Festival del Cinema di Roma, tra i più importanti nel territorio italiano. In seguito, è stato selezionato in diversi festival italiani e ha vinto la Menzione Speciale al Capri Hollywood International Film Festival.

È stato scelto da alcune realtà interessanti, come i ragazzi di Interno 9, per essere proiettato in un contesto meno formale e più intimo, cosa che solitamente mi lascia sempre qualcosa di forte ed unico. Amo il dialogo con il pubblico e un ambiente più da “chiacchiera”, perché il Cinema è sopratutto confronto e condivisione e, se un film continua a vivere, è principalmente grazie a chi lo guarda. Prossimamente, ci saranno delle importanti e bellissime novità in relazione a dei festival che però ancora non posso svelare purtroppo. Infine, grazie alla Menzione Speciale vinta al Goga Film Festival, a luglio proietteremo il film al Cinema Anteo di Milano in occasione proprio del CortoCircuito Film Festival Milano.

C’è una chiara linea pratica e psicologica che separa chi guarda da chi fa il Cinema, ma molto spesso queste si mescolano. Truffaut diceva che un film va visto tre volte per capirne meglio gli strati creativi interni. Io credo che quando si scrive e si dirige un film, oppure un piccolo film come nel mio caso, c’è un momento specifico e inevitabile durante la lavorazione che è il montaggio, dove si esce dal ruolo di regista e si entra in quello da spettatore. Per questo corto ho curato anche il montaggio e ho dovuto obbligatoriamente prendere quelle vesti. Quindi, per me il viaggio da osservatore inizia lì, è da quel momento il film prende sempre strade diverse, mi sorprende, a volte mi fa di nuovo innamorare, come per l’ultima proiezione al Goga Film Festival. È qualcosa che non è più tuo ma comunque resta tuo per sempre, è un processo emotivo strano e affascinante.

Sul set de I Fantasmi. Foto di Giulio Bocchi
L’argomento affrontato è delicato e complesso, ma sia dal punto di vista attoriale che registico è stato trattato con grande sensibilità: cosa ha lasciato l’uno all’altro durante questo progetto insieme e cosa portate con voi del lavoro fatto?

Federico Papagna: Solitamente, quando realizzo un mio progetto cinematografico, parto sempre dal protagonista per poi allargare la fase creativa verso l’immagine, che forse è talmente inconscia che non richiede nemmeno una precedenza lavorativa. Quindi, per me i personaggi e, quindi, gli attori e lei attrici che li interpreteranno sono una parte fondamentale, diventano tutto, le uniche linee che definiscono il quadro. Lavorare con Tommaso, con Morgan, Simone, Samuel e tutti gli altri ragazzi del cast è stato veramente naturale, immediato, perché credo che abbiano una capacità incredibile nello stare in scena e una profondità emotiva che basta soltanto tirare fuori e il gioco è fatto. Grazie a loro ho individuato molti punti cardini del mio modo di lavorare e di approcciarmi a dei personaggi, dopo la scrittura. Poi, ho conosciuto dei ragazzi pieni di vita e di energia, pronti a mettersi in gioco, è non c’è cosa migliore quando sei un regista e devi dirigere un attore.

Nel film, ovviamente, c’è qualcosa di autobiografico: il modo di osservare che ha il protagonista e il suo tipo di sensibilità nello stare in mezzo ad un gruppo e nella società è qualcosa che mi appartiene e che ho vissuto, timidezza inclusa. Il fatto di cronaca da cui mi sono ispirato è accaduto a Pescara, dove sono nato e cresciuto, quindi, in qualche maniera è come se avessi ricostruito delle dinamiche adolescenziali che ho in un certo senso vissuto. Per cui, di base ho avuto modo di esorcizzare alcuni lati non chiari della mia adolescenza che ancora mi appartengono e dai quali mi sono spesso distanziato.

È stupendo come più mi allontano dalle cose e più incredibilmente queste cose tornano davanti i miei occhi, è un cerchio inconscio dal quale non posso liberarmi, se non affrontarlo direttamente. Con questo film, inoltre, ho sviluppato meglio il mio stile e il rapporto all’immagine in relazione a come percepisco e immagino un racconto cinematografico.

Tommado Badioli: Sicuramente è stato un lavoro che mi ha permesso di conoscere una persona come Federico, il nostro rapporto nel corso del tempo si è sempre di più rafforzato, poi lavorare con lui è stato un bel processo, lungo ma pieno di passione e ricerche. Abbiamo iniziato a lavorare prima di arrivare sul set facendo un sacco di prove, nei parchi, a casa sua anche per la scena del pianoforte, si è sempre messo a disposizione per qualsiasi cosa dandomi costantemente reference, spunti, percorsi che vedeva più giusti per il personaggio.

Federico mi ha trasmesso la sua passione e l’approfondita ricerca per questa vicenda, e attraverso questo corto mi sono scoperto di più anche io ed è stato molto utile per prendere sempre più confidenza con il set e con chi lavorava con me. È stato un bel percorso, affrontato da tutti con tanta passione e voglia di raccontare questa storia al meglio e in profondità, mi ha lasciato tanto.

Per Tommaso, cosa ha significato ricevere un premio da attori affermati come quelli della giuria di Goga? Hai avuto un feedback diretto da loro?

Tommaso Badioli: Ricevere un premio cosi da attori come quelli della giuria di Goga è incredibile, è come se dentro di te dicessi “ah okay, allora sono sulla buona strada”. Sapere che attori affermati riconoscono un lavoro che ho fatto, che abbiamo fatto, con tanta passione e voglia, dà una carica in più, ti fa sentire sulla strada giusta, e nemmeno ci credevo anche perché, piccolo aneddoto, appena ho scoperto che avrebbero dato un premio anche agli attori sono stato letteralmente fino al giorno della premiazione a cercare costantemente informazioni sui riconoscimenti, mi sono documentato sulla giuria e fantasticavo un sacco su questo premio, la mia concentrazione era sempre li. Diciamo che era diventata come un’ossessione!

Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Gabriel e Carolina, entrambi hanno fatto i complimenti sia a me che agli altri membri del cast, Simone Flandina e Morgan Sebastian Wahr, e poi assieme a Morgan abbiamo avuto una conversazione con Gabriel Montesi riguardo all’importanza di una formazione seria in questo settore, dove tante volte si perde di vista, perché c’è la credenza che per fare questo mestiere non importi studiare o formarsi in qualche modo, ma in realtà c’è la necessità di farlo, per svilupparsi sempre di più sia come attori ma anche come persone e per conoscere sia noi stessi che gli altri più a fondo. Per questo mi sento di ringraziare ancora Goga, tutta la giuria, Federico e i miei fantastici colleghi, e ovviamente il mio agente Christian Montanelli e tutto il team Studio Segre.

Tommaso Badioli, Simone Flandina e Morgan Sebastian Wahr durante la premiazione. Foto di Davide Esposito per GOGA Film Festival

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.