My Emptiness and I
I vincitori del MIX Festival. My Emptiness and I. Testamento Producciones, Promarfi Futuro, Alba Sotorra Produccions.

Domenica 19 giugno 2022 ore 22:00 – Il Mix giunge al termine: inizia la cerimonia di premiazione (anche se alcuni premi erano già stati assegnati il giorno prima).

I vincitori del MIX Festival

Miglior sceneggiatura, menzione speciale: MY EMPTINESS AND I di Adrian Silvestre (Spagna, 2022)

Uno dei premi che condivido di più. Un film di finzione dove sembra che nessunə reciti. Barcelona, 2022: Raphi, è una ragazza (ma la carta d’identità smentisce con ragazzo) intelligentissima, completamente immersa in sé stessa e nei suoi problemi, in primis la necessità di esprimersi liberamente, anche rispetto a un’idea di sessualità transgender che le risulta scomoda e transogina. Incontra molti uomini, ma nessuno la capisce, una dottoressa la aiuterà in un cammino di transizione e di emancipazione dagli altri e da sé.

Il premio certamente rimarca la trasparenza che ha Silvestre (che del film è regista, montatore, sceneggiatore, e forse “protagonista”) nel trasmettere la dimensione psicologica profonda di Raphi, in un contesto che le risulta, purtroppo, completamente alieno.

Miglior Sceneggiatura: All Our Fears di Łukasz Ronduda, Łukasz Gutt (Polonia, 2021)

Film durissimo, tratto da una storia vera di discriminazione, disperazione e marginalità sociale.

Daniel è un giovane agricoltore e mandriano che si batte per i diritti della sua categoria, vive nella chiusa e cattolica campagna polacca e sembra condurre una vita felice: ha un fidanzato, una coppia di giovanissime amiche che sono anch’esse compagne. Ma il retaggio culturale vuole la sua vittima e una delle due ragazze si uccide. Forse non era tutto così perfetto. La comunità incolpa Daniel che inizia un cammino di espiazione, lotta e rivendicazione. Fondamentale per esplorare il dolore del rifiuto, della condivisione e del dolore. Tempistiche dilatate e rarefazione sonora, pluripremiato in Polonia.

Miglior Documentario, Menzione Speciale: TRAVESTI ODISSEY DI Nicolás Videla (Cile/Argentina, 2021)

Anche in questo caso, un documentario sorprendente sulla necessità di ognunə di ricavarsi il proprio posto al sole nella Storia.

Travesti Odissey è la cronaca di un drag show, narrato e girato in prima persona da chi ha vissuto le esperienze descritte (“perché non dobbiamo lasciare che siano gli altri a parlare di noi, possiamo farlo da sole”). Dipanandosi dagli anni 90/2000, vede la sua emblematica risoluzione proprio in concomitanza delle rivolte sociali e della profonda crisi politica ed economica del 2019, che i media italiani hanno in gran parte sorvolato.

Interessantissime le trovate registiche che usano cartoon, fumetto, filmati di repertorio, tutto in un downtempo sporco e scuro che conferisce sacralità woodoo alla película.

Miglior Documentario: TSUMU – Where Do You Go With Your Dreams? di Kasper Kiertzner (Danimarca/Svezia, 2022)

Certamente uno dei film più queer del festival – un inno alla fluidità di genere. Ambientato nella glaciale Groenlandia mai così poco glaciale. Lars, Eino e Thomas sono tre bellissimə adolescentə di Tasiilaq, una pentatonica cittadina del sud est dell’isola, che forse in virtù di questo contesto astratto, possono esplorare con scarsezza di limiti la possibilità del loro corpo e del loro aspetto di mutare e compromettersi con se stessə. La realtà però è sempre più fredda dell’immaginazione, anche in Groenlandia, e il dolore sempre vincente. Molto plastico e creativo da un punto di vista visuale, Kasper Kiertzner è un giovane filmmaker da cui ci aspettiamo altrə, in ogni sensə.

Miglior Lungometraggio, Menzione Speciale: MY EMPTINESS AND I di Adrian Silvestre (Spagna, 2022)

L’unico film ad avere ottenuto due premi (vedi sopra).

Miglior Lungometraggio: NICO di Eline Gehring (Germania, 2021)

Vince come Miglior Lungometraggio uno dei film meno “finiti” del festival: Nico è una giovane di origine iraniana che vive a Berlino assorbendone la vivacità culturale – che si costruisce proprio sulle differenze culturali – finché non subisce un violento pestaggio da parte di un gruppo di non ben definiti violentə. Tutto quello che le capita dopo viene deformato dal trauma, per un gioco che è più di superficie che di profondità (Nico appare diversa: in primis agli occhi degli altri, per le tumefazioni evidenti, così che chi le sta intorno la veda diversa) come in tutte le storie che perdono la traccia per indicare se stanno andando verso un lieto fine o solo verso una fine di circostanza.

Un esperimento interessante di elaborazione sullo script, forse più che da un lato visuale, dove il film risulta piuttosto canonico, rispetto ad altre opere mostrate al festival. La prospettiva LGBTQIA+ è presente sottotraccia ma non riesce mai a trovare completamento, rendendo anche in questo caso il film particolarmente realistico.

Solo un ultimo appunto per citare due film non premiati: uno perché fuori concorso e l’altro forse per eccessiva estraneità.

NEPTUNE FROST di Saul Williams, Anisia Uzeyman (Ruanda/USA, 2021), di cui parliamo qui, e THE AFFAIRS OF LIDIA di Bruce La Bruce (Canada/Spagna, 2022), qui.

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Al cinema come nella vita non credo esistano cattive storie, ma solo storie raccontate male, per questo preferisco ormai la rarefazione dei linguaggi, la sperimentazione, la visionarietà. Sarei felice che la video-arte entrasse nelle multisale, magari passando per Bill Viola e Studio Azzurro. Nel cinema europeo il mio epitome è Fassbinder, nel cinema USA mi hanno conquistato i road movies (e Wenders). Se dovessi descrivermi in una parola direi… una parola forse non è abbastanza. Blu.

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