
“Desideravo da anni portare in scena una donna partigiana e il bellissimo testo di Nando Vitali custodisce non solo una preziosa memoria storica, ma disegna un ponte importante con questo presente e le sciagure che violentano il mondo”.
Queste le parole di Carmen Di Marzo (qui l’intervista completa), che porterà in scena il 16 gennaio al Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli (Molo Angioino), all’interno della rassegna di teatro e musica Wunder Kammer, Il Cuore Inverso: un intenso monologo da lei interpretato, scritto da Nando Vitali e con la regia di Paolo Vanacore, dedicato alla memoria di Iole Mancini, ultima staffetta partigiana deceduta il 2 dicembre 2024 all’età di 104 anni. Lo spettacolo proseguirà poi il tour in tutta Italia.
La rassegna quest’anno è dedicata alle vittime del genocidio in Palestina.
Il Cuore Inverso
Su oltre 50.000 staffette partigiane, donne che in bicicletta hanno avuto ruolo da protagoniste durante la resistenza al nazifascismo, solo 37 sono state riconosciute con medaglie al valore. Il Cuore Inverso nasce con l’intento di dare luce ad una di loro, di famiglia napoletana, che si è trovata da adolescente a Ferrara per motivi famigliari (padre ferroviere e socialista).
A circa vent’anni, dopo l’armistizio dell’8 settembre, e dopo l’arresto e la morte della madre aderisce a una brigata partigiana dove inizia la sua avventura. Ma è soprattutto quel luogo oscuro della Storia dove per secoli le donne sono state relegate. Ancora oggi, in molti paesi, l’istruzione viene negata o data in sposa come merce di scambio, oppure stuprata nel corpo come nell’anima.
La storia della Resistenza è una delle occasioni che attraverso l’arte riafferma il concetto di una energia femminile contro le ingiustizie, la barbarie e la discriminazione in tutte le sue forme. Le nuove staffette sono quelle di una poetica condivisa. La bicicletta è l’allegoria di un fulmine bianco di pace e solidarietà che ci rende umani ad oltranza.
Lauretta si muove in uno spazio asettico, immaginario, in perenne oscillazione tra il presente e il passato, non è importante dove si trovi oggi, forse in un luogo di cura o in uno stato di trance, un racconto di tipo ossessivo che lentamente prende forma nella sua mente dalla quale, con fatica, emergono i fatti della Resistenza: l’amore per Michele, la nascita della figlia Stella, l’accoglienza della ragazzina ebrea Valentina, il suo nascente impegno da staffetta. Lauretta, rivolgendosi a un ipotetico interlocutore, continua a tormentarsi ripetendo la stessa identica domanda: “Voi cosa avreste fatto al posto mio?”.
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