La caratura di un artista non si vede solo sotto le luci della ribalta, sul palcoscenico che mette in mostra anche i più insignificanti dettagli, ma si misura anche (a volte) nell’impegno che egli riserva alla sua arte, a come la preserva o la onora, talvolta ricoprendo cariche importanti e/o rimboccandosi le maniche per portare alla luce luoghi di spettacolo che continuano a brillare anche dopo la di lui dipartita.

È il caso di Gigi Proietti, generoso e sensibile artista che non è stato solo uno dei più grandi show man italiani, ma ha saputo dare (e ricevere in cambio) moltissimo al teatro in generale e alla sua città, l’eterna Roma, in particolare.

Gigi Proietti dietro le quinte

Già nel 1978, insieme al collega e amico Gabriele Lavia, l’attore aveva restaurato e poi riaperto il Teatro Brancaccio di Roma, inaugurandolo con il Gaetanaccio di Luigi Magni. Dal 2001 al 2007 ne è stato direttore artistico, introducendo nelle rappresentazioni serali il suo irresistibile mix fra classicità e leggerezza.

Direttore anche del Teatro Stabile dell’Aquila per un periodo, tornato a Roma ha “fatto suo”, con Pietro Garinei, il palcoscenico del Teatro Sistina per diverso tempo, fino a quando non si presentò una vera e propria occasione.

Il Silvano Toti Globe Theatre, gioiellino più unico che raro nel cuore della capitale

Costruire un luogo unico, all’interno dei giardini di Villa Borghese, un teatro en plein air, in tutto e per tutto un teatro elisabettiano. Il Silvano Toti Globe Theatre è stato costruito nel 2003 in soli tre mesi, grazie ai finanziamenti della Fondazione Silvano Toti.

Proietti ebbe l’idea: ricreare un teatro in legno di massello di rovere francese dalla forma circolare che rispettasse la forma dell’originale elisabettiano costruito a Londra nel 1599. Un teatro shakespeariano dunque, dove Proietti porta in scena per 17 anni moltissime tragedie e commedie del Bardo, a partire da Romeo e Giulietta e Otello, ma anche Riccardo III e Sogno di una notte di mezza estate, e così via.

Gigi Proietti - credits: web
Gigi Proietti – credits: web

Le estati romane in questi anni si sono colorate di cinquantamila presenze a stagione e delle atmosfere sacre del teatro che, arrivata ieri la conferma, sarà intitolato (più che giustamente) alla memoria del mattatore della scena italiana.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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