Una volta, c’era. Partendo dal desiderio di uscire, finalmente, da uno stato di sospensione e scrivere una nuova storia, la stagione diffusa in cinque città, ERT Fondazione si lascia ispirare dal tradizionale incipit delle fiabe, ribaltando la prospettiva per arrivare a raccontare una realtà diversa a tutti gli effetti, completamente da reinventare.

Il Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna si prepara a inaugurare la stagione invernale: insieme agli artisti con cui in questi anni ha intessuto relazioni e condiviso visioni e ai cittadini di Modena, Castelfranco Emilia, Vignola, Bologna e Cesena, dando segno tangibile della sua presenza e della sua funzione pubblica.

«Se da millenni – scrive il Direttore Claudio Longhi – le comunità si raccolgono a teatro è anche perché da millenni il dramma, nello spettro più ampio delle sue possibilità – dalla tragedia alla commedia d’intrigo barocca, giù giù fino al dramma paesaggio o all’enciclopedia delle forme postdrammatiche financo le più sospese –, ambisce a ben vedere a spiegarci la realtà, intrecciando trame, disegnando mete, ricercando origini, allineando, insomma, sassolino dopo sassolino, proprio come Pollicino, un atto dopo l’altro, una scena dopo l’altra, un episodio dopo l’altro, i fatti, le impressioni, le emozioni. A questo, tra l’altro, serve dunque lo specchio (e la specola) del teatro: a organizzare l’esistente. A dare una forma, e un senso, alla nostra quotidianità».

Progettualità a breve termine e spazio alla produttività

Guardando al presente attraverso la lente delle fiabe, la stagione 2020-2021 di Emilia Romagna Teatro indaga il nostro tempo segnato da continui sconvolgimenti, per avviare una riflessione condivisa su alcuni temi cruciali della nostra attualità e dell’etica contemporanea: il rapporto dell’uomo con l’ambiente, il ruolo della scienza nella percezione della realtà e nell’evoluzione, la funzione dell’informazione e le sue trasformazioni, l’intervento della finanza negli assetti sociali globali e il fenomeno delle migrazioni.

L’emergenza sanitaria ha imposto un’organizzazione della stagione in due parti e privilegiato l’attività produttiva, con un nucleo di attori stabile, come già avviene in alcuni teatri europei. Da settembre 2020 a gennaio 2021, andranno in scena quasi esclusivamente produzioni made in ERT: al centro gli attori della Compagnia permanente che quest’anno si arricchisce di nuovi componenti, per un totale di 14 attori e una regista assistente.

Tra produzioni, riprese e ospitalità, i nomi in cartellone sono: Alejandro Tantanian, Claudio Longhi, Paolo Di Paolo, Tiago Rodrigues, Matthew Lenton, Lino Guanciale, Gabriel Calderón, Lola Arias, Deflorian/Tagliarini, Bluemotion e Giorgina Pi, Emanuele Aldrovandi, Lisa Ferlazzo Natoli e lacasadargilla, Sotterraneo, Marta Cuscunà, Marco D’Agostin, Riccardo Frati, Kepler-452, Davide Carnevali, Nanni Garella con la compagnia Arte e Salute, Angela Malfitano, Julian Rachlin, Andrea Santonastaso, Loris Fabiani, Elena Ferrante.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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