in-the-mood-for-love- Tucker Film
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In the Mood for Love di Wong Kar-wai torna oggi al cinema in versione 4k dopo 20 anni.

Lento inesorabile innamoramento, sullo sfondo: Hong Kong, 1962. La vicinanza, la distanza, lo spazio tra questi due estremi come intercapedine di possibilità per una perfetta storia d’amore tra un uomo e una donna traditi, e per questo affini. In the Mood for Love è l’ipotesi romantica sospirata e sofferta dello sfiorarsi di possibilità. Incontri a rallentatore, contatto epidermico agognato come l’ultimo desiderio prima di non tornare, sul finale un ritorno vero, nel silenzio e nel vuoto di ciò che rimane.

L’amore per Wong Kar-wai? Una collezione di inquadrature perfette, nell’equilibrio cromatico di scenografie che scivolano addosso ai protagonisti, Su Li-Zhen (Maggie Cheung) e Chow Mo-Wan (Tony Leung Chiu-Wai), all’ombra di una città che sta cambiando, per tramutarsi in qualcosa di completamente diverso. Entrambi traditi dai rispettivi coniugi, entrambi ad attendere la prospettiva di un’insoddisfacente risoluzione. Mentre fuori piove e la musica li eleva, emblematici personaggi dell’ideale romantico realizzato da Wong Kar-wai.

In the Mood for Love, distribuito dalla Tucker Film, è stato restaurato da L’Immagine ritrovata di Bologna e dalla Criterion di New York, partendo dal negativo originale con la supervisione del regista. Questa nuova versione inaugura un percorso monografico intitolato Una questione di stile, in cui la stessa Tucker Film porterà al cinema anche le sue prime due opere del regista cinese, As Tears Go By e Days of Being Wilde le versioni 4K di Angeli perdutiHong Kong Express e Happy Together.

Qui potete trovare la lista, in continuo aggiornamento, dei cinema dove verrà proiettato In the Mood for Love:

https://www.instagram.com/p/COKlGWrFV3c/
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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