“È possibile un dialogo tra natura e uomo? Tra due forze generatrici in egual misura di violenza? La Natura torna ad essere nemica? Non si avvede dell’uomo e lo schiaccia dimostrandogli che è essa stessa non disponibile ad un “dialogo” poiché è essa stessa macchina perfetta che cammina avanti prima che scopo.”

Sblocco 5

Un giardino diffuso alle spalle di un centro sociale in uno dei quartieri più popolosi di Bologna, una mite sera di inizio autunno, un gruppo di spettatori rigorosamente in mascherina che, dotati di cuffiette auricolari, ascoltano un audio precedentemente inviato loro mentre osservano una performer (Elisa Petrolini) tentare in tutti i modi una connessione con la natura, con una Madre terra che prima accoglie e poi schiaffeggia, inevitabilmente delusa e offesa dall’ingordigia dell’essere umano.

Tutto questo è Inside Me, performance della compagnia bolognese Sblocco 5. Ambiziosa nelle intenzioni e sicuramente interessante nella messa in scena, l’esperienza per certi versi anche indirettamente interattiva e itinerante mette a nudo l’aura dei tabù che circondano il rapporto fra uomo e natura, irrimediabilmente parte uno dell’altra, ma allo stesso tempo infinitamente lontani.

Il tappeto sonoro accompagna incessantemente le azioni della performer, intelligente e puntuale terreno sul quale poggia la creazione di un’atmosfera che sa di ancestrale, di proibito, di sporco e non teme di far i conti anche con gli istinti più animaleschi dell’essere umano.

Come in un viaggio a tappe si cammina, si soffre, si esplora il giardino in lungo e largo con la curiosità di sapere cosa ci riserverà il percorso che, seppur travagliato, a tratti fa sperare in un qualche lieto fine, o meglio armistizio, fra i due protagonisti, che non avverrà mai. L’uomo e la natura sono davvero destinati ad essere l’uno la distruzione dell’altra? Sarebbe interessante la creazione di un ulteriore passaggio che scarnifichi ancor di più il connubio fra i due, come in una storia d’amore travagliata, ma eterna.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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