
Prosegue il nostro racconto della 19ª edizione di Integrazione Film Festival, con la direzione artistica della regista Daphne Di Cinto. Giovedì 15 maggio, dopo il talk “Storie intorno al fuoco”, guidato questa volta da imprenditori e imprenditrici sulla storia dei loro brand – Christian Richmond N’zi, Carmela Iziegbe, Yusif Fuseini, Charity Dago, Issa Yerima – sono stati presentati altri cinque cortometraggi, tra finzione e documentario.
Di seguito i cinque corti proiettati, con un approfondimento sui due documentari. Per saperne di più, i film in concorso sono disponibili gratis fino al 18 maggio nella sala virtuale di IFF19. A questo link.
I film del 15 maggio
Hafekasi, di Annalise Hickey (Australia), racconta la storia di Mona, bambina australiana di origini tongane che si trova a fare i conti con la sua identità, a partire dal confronto diretto con quella della madre. Inizia così il suo viaggio interiore tra cultura e appartenenza.
Refugium, di Valerio Vittorio Garaffa (Italia), racconta la storia di Cristina – funzionaria governativa per richiedenti asilo – che deve decidere se un giovane, ex soldato e naufrago libico, sia davvero a rischio di vita o se sia colpevole di crimini di guerra. Con il tempo che scorre e la vita dell’uomo tra le sue mani, la sua scelta potrebbe rivelarsi sbagliata.
Touch, di Mahyar Hamidian (Iran), è la storia di Hannah, giovane tennista iraniana che è costretta a scegliere se lasciarsi alle spalle la sua vita e i suoi affetti più cari o restare, senza però poter proseguire la carriera.
The miracle of life di Sabrine Khoury – Palestina, Paesi Bassi
Otto minuti in bianco e nero: Sabrine Khoury riprende se stessa, incinta, come in un esperimento. Per capire, per capirsi. La vita che ha dentro stride con quella che continuamente si perde nel suo luogo d’origine. Lei, al sicuro nei Paesi Bassi, non può che provare emozioni contrastanti nei confronti del lascito e (forse) del peso che – senza volere – darà anche alla creatura che porta in sé. Un film che sfida le convenzioni sulla maternità e le guarda alla luce delle atrocità a Gaza, faccia a faccia con il privilegio – e il dolore – di chi è riuscito a fuggire e salvarsi e che adesso sente quasi di non avere più diritto a soffrire.

DARE – to take the first step – Italia
Silvia Tonelli segue tre artisti italo-senegalesi in un viaggio di dieci giorni a Dakar, alla ricerca diispirazione ma anche di un progetto concreto, un ponte fra l’industria musicale italiana e quella senegalese. NoOx, Sek e F.U.L.A. si raccontano, insieme e singolarmente, condividono le loro esperienze e ciò che li spinge a fare musica, che poi è il vero motivo per cui viaggiano così lontano, riuscendo in un certo senso a tornare in una dimensione chiamata casa.
Come spiega anche F.U.L.A. – che prima di trasferirsi per diverso tempo in Senegal aveva già avviato una carriera a Milano – c’è un senso diverso nel suonare tutti insieme qualcosa che ti appartiene da sempre, che viene da dentro. Il film di Tonelli (dalla durata di 45 minuti) è un racconto pulito e lineare, un documentario “classico” che alterna scene di vita quotidiana alle interviste dei protagonisti. Il suo scopo infatti è quello di portare la musica in primo piano e dimostrare che può vivere a lungo, anche fuori dai grandi circuiti commerciali.
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