
Springsteen: Liberami dal Nulla è il nuovo film del regista Scott Cooper che racconta un momento cruciale, intimo e oscuro della vita di Bruce Springsteen: la nascita dell’album Nebraska, registrato in solitudine, nel cuore del New Jersey, in un momento in cui il “Boss” era sopraffatto da fantasmi del passato e paure del futuro.
Il film, presentato il 10 ottobre al Cinema The Space di Roma, è tratto dal libro di Warren Zanes e prodotto da 20th Century Studios e Walt Disney Company Italia. Protagonista assoluto è Jeremy Allen White, già noto per The Bear, che veste i panni (letteralmente: alcuni sono quelli di Bruce) del rocker americano, affrontando un’interpretazione che mescola vulnerabilità, fisicità e una sincera intensità emotiva.
Alla conferenza stampa romana erano presenti il regista Scott Cooper e lo stesso White, che hanno condiviso riflessioni su creatività, dolore e la possibilità di raccontare un’icona senza cadere nel mito.
“Nebraska oggi è più attuale che mai” – Scott Cooper
A dare il via all’incontro è stata una domanda sull’attualità dell’album Nebraska, scritto nel 1982 ma ancora oggi vivido e disturbante nel suo raccontare un’America fragile.
Scott Cooper: «È come se Bruce l’avesse scritto oggi. Racconta la solitudine, l’alienazione, la marginalità. L’America che non ce la fa. È un album umano, non politico, che parla degli ultimi. Il fatto che Springsteen ci abbia affidato questa storia dopo cinquant’anni è un onore immenso».
Jeremy Allen White: «Quando ascolto Nebraska sento empatia. C’è una rabbia silenziosa ma anche speranza. Mi sono sentito compreso da quelle canzoni».
Un progetto nato dal dolore
Il film non è una biografia né un tributo, ma la cronaca intima di un momento di crisi creativa ed esistenziale. Una fragilità che ha toccato da vicino anche Cooper.
Cooper: «Questo film nasce da un rapporto personale. Mio padre mi ha fatto conoscere Bruce attraverso Nebraska, e quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, l’ho fatto con quel disco nelle orecchie. Poi, il giorno prima delle riprese, mio padre è scomparso. Ho dedicato a lui il film».
Bruce Springsteen ha detto subito sì
Non è cosa da poco ottenere il consenso di Springsteen, notoriamente protettivo della sua immagine. Eppure, Cooper ha avuto un “sì” quasi immediato.
Cooper: «Jon Landau, suo storico collaboratore, mi ha detto: ‘È la prima volta in cinquant’anni che Bruce lascia il volante a qualcun altro.’ La pressione era enorme, ma anche il privilegio».
White: «All’inizio ho esitato: chi sono io per rappresentare un’icona così amata? Poi Scott mi ha detto: ‘Bruce vuole che lo faccia tu’. A quel punto ho accettato con profondo rispetto».
“È il disco più punk che Bruce abbia mai fatto”
La registrazione casalinga di Nebraska – imperfetta, grezza, sincera – è diventata parte integrante del linguaggio estetico del film.
Cooper: «Volevo un film che suonasse come Nebraska: minimale, senza orpelli. Il compositore Jeremiah Fraites ha lavorato con un vecchio pianoforte scordato. Anche questo fa parte dell’onestà del film».
White: «Nebraska è il disco più punk che Springsteen abbia mai fatto. Non per il sound, ma per lo spirito: è andato contro ogni regola, anche la sua».
I miti, la pressione e la scelta di mettersi a nudo
Uno dei momenti più intensi della conferenza ha riguardato il significato di mitizzare una figura come Springsteen. Può essere pericoloso?
White: «Bruce rappresenta una versione dell’America, ma non tutta l’America. È ammirato perché ci aiuta a capire un certo Paese, ma il nostro film non vuole alimentare il mito. Vuole raccontare l’uomo».
Cooper: «Abbiamo tolto l’icona e raccontato l’anima. Un uomo in crisi, che scrive canzoni per salvarsi».
E sul possibile Oscar, Jeremy Allen White ha risposto con l’umiltà che lo accomuna al suo personaggio:
White: «Se arriveranno riconoscimenti, benissimo. Ma ciò che conta è questo viaggio. Bruce ci ha dato fiducia e questa è la vera vittoria».
Springsteen: Liberami dal Nulla sarà nelle sale italiane dal 23 ottobre, distribuito da Walt Disney Company Italia. Un racconto asciutto, intenso, che mostra come anche le leggende abbiano bisogno di guardarsi allo specchio – e a volte di chiedere aiuto.
Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.






