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Joe Pesci – Tre ruoli da Oscar

Joe Pesci, Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas, 1990)

Joe Pesci e il grande sodalizio “da non protagonista” con Scorsese

Benché meno iconico del sodalizio con Robert De Niro, quello fra Joe Pesci e Martin Scorsese è senza dubbio cruciale nella filmografia del grande regista.

Non esiste chiaramente lo stesso rapporto di amicizia e complementarietà intuibile con De Niro, eppure Pesci ha qualcosa in più, qualcosa che lo rende insostituibile. Idealmente somiglia di più a Scorsese, o meglio a quell’idea di italoamericano che Scorsese porta avanti nei suoi film. Al punto che se De Niro è credibile nei panni di un irlandese sia in Goodfellas che in The Irishman, Joe Pesci ovviamente no. È inevitabilmente e quasi brutalmente relegato a rappresentare uno stereotipo, ma lo fa rendendolo suo, riempiendolo di un’esperienza reale a cui Scorsese stesso e De Niro non si sono mai avvicinati in prima persona.

Grazie a quest’attitudine i suoi personaggi sono rappresentazioni vibranti e vive, in grado di attrarre immediatamente l’attenzione dello spettatore anche se non sono mai ruoli in primo piano. Joe Pesci è infatti l’attore non protagonista per eccellenza, candidato all’Oscar in questa categoria ben tre volte, con altrettanti grandiosi film.

Toro Scatenato (Raging Bull, 1980)

Il primo ruolo in assoluto di Joe Pesci per Scorsese fu quello di Joey LaMotta, fratello e allenatore di Jack, in Toro Scatenato. In accordo con De Niro (che come abbiamo spiegato qui, ebbe un ruolo cruciale anche nella produzione del film), il regista scelse Pesci, ancora semi-esordiente, ma ritenuto perfetto. E in effetti la chimica che si crea fra i due fratelli sullo schermo è straordinaria. Ogni scena di dialogo, confronto o persino aggressione fisica è una lezione magistrale di recitazione.

La particolarità, forse mai più ripetuta dopo Raging Bull, è che qui è Jake/De Niro il personaggio incontrollabile, costantemente fuori di sé, ingurgitato dall’odio che prova per se stesso e per chi lo circonda. Joey/Pesci, per contrasto, appare più remissivo e più ponderato, anche se mai del tutto ovviamente. Sono tante le scene memorabili che lo vedono protagonista, dallo sgabello spaccato nello spogliatoio del pugile al brutale pestaggio da parte di Jake, che segna per sempre il rapporto con il fratello.

Il momento in cui tuttavia si comprende bene che tipo di personaggio sia quello interpretato da Joe Pesci è proprio all’inizio. Joey è appena entrato in casa di Jack, trovandolo nel bel mezzo della furiosa lite sulla bistecca con la prima moglie. L’indifferenza con cui cerca di farlo calmare, solo per potergli parlare d’altro, già sottintende l’alta frequenza con cui assiste a scene del genere.

Nonostante sembri invisibile, appena varca la soglia di casa, la sua presenza rifocalizza quasi subito l’attenzione di Jake, facendo capire al pubblico quanto sia profondo il legame tra i fratelli. Il motivo per cui Joey si trova lì è per convincere Jake ad accordarsi con i gangster di quartiere. Non fa però in tempo a portare la questione sul tavolo, perché Jake, ossessionato dall’incontro appena perso, gli chiede di picchiarlo forte in viso.

Joey contro Jake - Joe Pesci, Toro Scatenato (1980)
Joey contro Jake – Joe Pesci, Toro Scatenato (1980)

Ed ecco che qui, nella titubanza, nello sconcerto e poi nella rabbia che in pochi secondi attraversano il volto di Joe Pesci comprendiamo la lotta interiore del suo personaggio. È il fratello minore, probabilmente più intelligente, sicuramente più scaltro di Jake, ma vissuto sempre nella sua ombra e nella paura del suo temperamento. Dapprima si rifiuta nettamente, poi esita e infine colpisce con violenza il volto del fratello, però è anche in grado di fermarsi.

Appena vede il sangue ritorna in sé, ritrova i suoi limiti umani, mentre Jake sprofonda sempre di più nel fuoco bestiale e animalesco che lo anima. Questo lato più oscuro ma costantemente sotto controllo è ciò che fa di Joey un grande personaggio. È Joe Pesci, tuttavia, con il suo sguardo gelido in opposizione alla sua espressività energica, elettrica e collerica, a completare l’opera di scrittura e a renderlo un non protagonista indimenticabile.

Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990)

Per il ruolo di Tommy DeVito Joe Pesci vince effettivamente la meritatissima statuetta. Il suo personaggio racchiude gran parte dell’essenza iperbolica e al contempo estremamente realistica di Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990). Definito un saggio di antropologia mafiosa, è anche un film che si basa su un registro contemporaneamente ludico e spaventoso. Volutamente esagerato nella rappresentazione della violenza, come unica forma di espressione dei wiseguys. Tommy (Pesci) ne è l’esemplificazione, dalla prima all’ultima scena: da quando accoltella improvvisamente Billy Batts nel flashforward della sequenza d’apertura, fino ai colpi di pistola sparati direttamente sullo spettatore. È proprio a lui che Scorsese affida quella famosissima inquadratura (per altro grande citazione cinefila), nonostante il personaggio sia già morto nella diegesi. Solo lui infatti, coerentemente con il personaggio interpretato, può attaccare il pubblico e, in un gesto, traslare direttamente su di esso tutto il discorso sulla violenza argomentato nel film.

Al contrario di Henry Hill (Ray Liotta), il protagonista che non uccide mai nessuno, Tommy/Pesci è il catalizzatore di tutta quella violenza che prima affascina, perché trattata con ironia, e poi progressivamente terrorizza lo spettatore. La violenza stessa diventa un attacco diretto, una scarica di emozioni da cui lo spettatore desidera sottrarsi. Ed è lì che sapientemente viene infatti colpito dagli spari finali di Joe Pesci, diretti fuori dallo schermo.

Una delle scene più celebri che ritraggono Pesci in Goodfellas però è senza dubbio quella del buffo come?” [funny, how?]. È interessante notare che è anche la sequenza in cui, dopo il salto temporale da adolescente ad adulto, il personaggio si presenta. In altri termini è la prima sequenza in cui parla, escludendo l’anticipazione nel prologo.

Funny? Funny how? - Joe Pesci in Quei bravi ragazzi (1990)
Funny? Funny how? – Joe Pesci in Quei bravi ragazzi (1990)

L’episodio raccontato fu inserito all’ultimo momento in sceneggiatura. Era un aneddoto di gioventù di Pesci e Scorsese lo ritenne fondamentale, perché in grado di rappresentare chiaramente la tensione che il quel mondo rischia sempre di sfociare in violenza. Quegli otto secondi in cui devi decidere se uccidere o farti uccidere, e la persona che hai davanti potrebbe essere il tuo migliore amico. [Conversazioni su di me e tutto il resto, Martin Scorsese, libro-intervista di Schickel, 2010]. A dimostrazione del fatto che Joe Pesci, recitando, portava alla luce un mondo che aveva toccato con mano e che solo in Scorsese, solo in Quei bravi ragazzi, poteva trovare la sua vera rappresentazione. Senza giustificazioni, né timori, senza ipocrisia e senza alcuna epopea magnificente.

The Irishman (2019)

In The Irishman Joe Pesci riprende metaforicamente il ruolo di Tommy DeVito dopo circa trent’anni. Si fa per dire, nel senso che in Goodfellas il suo personaggio era solo un piccolo ingranaggio, una scheggia impazzita, autoinvestitasi di un potere inesistente. Qui invece rappresenta un vero boss, Bufalino, con una diversa autorità e un diverso carisma. Non ha più quella scintilla di follia e di alienazione che aveva Tommy, è un uomo molto più presente a se stesso ma soprattutto in pieno controllo di ciò che lo circonda.

Qui è lui a dare ordini a De Niro, suo sottoposto, e a rubargli forse i riflettori più di una volta, pur rimanendo in un ruolo secondario. Anche il tono del film è diverso, quasi opposto a Quei bravi ragazzi. Non c’è frenesia, non c’è energia distruttiva, c’è un lungo e solenne addio al filone gangster. Fa quasi commuovere in questo senso, guardare Joe Pesci e Robert De Niro, spizzicare bocconi di pane e parlare in italiano. Poiché il parallelismo con il piatto di pasta preparato in piena notte dalla madre di Tommy in Goodfellas è evidente, solo che qui sa proprio di addio.

The Irishman, Scorsese © 2019 Netflix.
Joe Pesci e Robert De Niro nella scena dell’Intinction, il pane imbevuto nel vino che fa riferimento alle origini cattoliche dei due personaggi, uno italiano e l’altro irlandese. The Irishman, Scorsese © 2019 Netflix.

Addio a questo genere di film. Addio a un tempo in cui era una sfida già solo mettere in scena determinate dinamiche (negli anni ’90 Tommaso Buscetta, Il traditore, dichiarò che Goodfellas era l’unico film veritiero sulla Mafia americana). E addio ai sodalizi che hanno fatto la storia del nostro cinema contemporaneo, perché è altamente improbabile che rivedremo Scorsese, De Niro e Pesci insieme. Nonostante questa consapevolezza, il tono testamentario di The Irishman coglie ugualmente alla sprovvista, come se non potessimo nemmeno concepire il cinema senza queste tre leggende, insieme.

E per fortuna non dovremo mai farlo, basterà riguardare uno di questi tre film, già eterni e senza tempo.

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Tag:, , , , , , , Last modified: 14 Febbraio 2021
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