L'immensità Venezia 79

Dopo il successo dello scorso anno con il film Madres Paralelas di Pedro Almodóvar, Penélope Cruz torna al Lido stavolta in veste di musa di Emanuele Crialese, con il film italiano in Concorso L’immensità. Nonostante il lungometraggio porti con sé una messa in scena abbastanza soddisfacente, numerosi sono i difetti nella sceneggiatura, modificando gli equilibri necessari a raccontare una storia di questa portata.

Alla ricerca di un proprio Io

L’immensità è la storia di una famiglia nella splendida cornice di una Roma degli anni ’70. Clara (Penélope Cruz) è sposata con Felice (Vincenzo Amato) e insieme hanno tre figli: Adriana, Gino e Diana. Quella che però all’apparenza può sembrare una famiglia felice, nel profondo ha numerose situazioni di malessere, camuffate da altrettante situazioni di circostanza. Il matrimonio tra Clara e Felice è in crisi e Adriana, la figlia maggiore di dodici anni, comincia a scoprire la sua vera identità.

L’immensità è un lungometraggio la cui essenza principale è la ricerca di se stessi. Ecco così che si trasforma in un viaggio familiare e personale di un gruppo di individui dilaniati internamente e con la necessità di trovare il loro posto nel mondo. Una su tutte la giovane Adriana. Non è come le altre ragazze della sua età; con una consapevolezza che solo una dodicenne può iniziare a nutrire, Adriana affronta un’analisi sulla propria identità di genere, arrivando alla consapevole decisione di identificarsi con i pronomi maschili.

L’identità di genere è una tematica attualissima che necessita di sempre più mezzi per poter farsi sentire come si deve. Tutta la confusione e i timori di Adriana – che si identifica come Andrea – vengono rappresentati inizialmente nel modo più vero e sincero possibile. Andrea si scontra con l’accettazione di sé, il primo amore e anche lo scontro con il parere degli altri, in primis la sua famiglia. Tutto si ribalta verso il termine del lungometraggio, dove la tematica del coming out viene accantonata e denigrata su un filo secondario della narrazione.

L’immensità è l’essenza di Penélope Cruz

La protagonista assoluta è infatti Penélope Cruz. Madre di famiglia, intrappolata in un matrimonio che ha sempre di più le sembianze di una gabbia e costretta a un matrimonio infelice con un marito autoritario molto spesso violento, Clara riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, un mondo ideale dove poter vivere in pace con se stessa. E lo fa con i suoi figli. La maternità diventa così la linea narrativa principale e fulcro dell’intera narrazione. Una maternità mostrata su più livelli; i giochi con i figli, i momenti divertenti, quelli più tosti, le confidenze e le paure tipiche del lavoro più difficile al mondo: fare la mamma.

Tutto riconduce a questa tematica narrativa che risulta quella meglio sviluppata. Clara si discosta dagli ideali tipici che la società ha tentato di imporre – e in molti casi ci è riuscita – sulla figura materna. Lei non picchia i suoi figli quando sbagliano, li ascolta e risolve la questione con l’utilizzo del discorso, ascolta le problematiche che i giovani ragazzi hanno e sta loro accanto senza giudicarli, imparando moltissimo da quello che ha davanti. Penélope Cruz ci dona così un’interpretazione viscerale, fatta di anima e cuore e in grado di bucare facilmente lo schermo, attirando a sé tutte le attenzioni principali del lungometraggio.

Come si può scappare dalla realtà?

Sembra quasi impossibile, eppure i protagonisti un modo lo trovano. Eclissare la realtà in favore di un mondo ideale e che si sposa al meglio con gli ideali dei protagonisti – Clara e i suoi figli – è un altro degli elementi presenti nel lungometraggio di Crialese. Nonostante il tema sia riproposto innumerevoli volte e in innumerevoli modi diversi nella maggior parte dei film attualmente prodotti, ne L’immensità la fuga diventa essenziale e uno dei modi con cui riesce è la musica.

La musica diventa l’elemento portante nella vita di Clara, Andrea, Gino e Diana, venendo riproposta tramite impostazioni non usuali. Costante nella loro vita è in particolare Raffaella Carrà. Le note di Rumore suonano imperterrite a tutto volume mentre il quartetto prepara la tavola per il pranzo ed è proprio in questi momenti che si sentono uniti più che mai. La musica è anche espressione dei sentimenti di Andrea, che evade dalla realtà opprimente di una messa in Chiesa, immaginandosi uno stacchetto musicale accompagnato da sua madre.

L’immensità è, nel suo complesso, un viaggio generazionale di formazione e scoperta, un coming of age antico, che gode di una sceneggiatura a tratti superficiale e a tratti impegnata. 

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Rebecca Fulgosi Author
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".

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