La furia di Gemma Blasco. La Nueva Ola 2026
La furia di Gemma Blasco. La Nueva Ola 2026

L’opera prima di Gemma Blasco, La Furia, ha debuttato in Spagna nel marzo 2025. Quest’anno La Nueva Ola, il Festival del Cinema spagnolo e latinoamericano, ha deciso di includerlo nel suo programma e portarlo in anteprima in Italia.

È stato proiettato come film d’apertura mercoledì 6, e in replica venerdì 8. Il film è un viaggio catartico alla scoperta del sé femminile, quell’identità resiliente capace di resistere e annullare la violenza di genere perpetrata dalla società patriarcale.

Chiodi sul sistema

Alejandra, “Alex” (Angela Cervantes), è una giovane attrice di 28 anni che durante una festa di capodanno viene chiusa in una stanza e violentata da un ragazzo. Inizialmente sconvolta dall’evento, trova però la forza di liberarsi del dolore e della sofferenza immergendosi nel personaggio che interpreta a teatro, la Medea di Euripide, in cui trova un corrispettivo millenario e potente.

Sua madre (Eli Iranzo) resterà ignara di tutto, mentre suo fratello Adrián (Àlex Monner) sarà incapace di sopportare la rivelazione, dando origine a un ciclo di annichilimento di sé.

Il film è brillante, feroce e moderno, ma anche punteggiato da un estetismo teatrale che risulta vero, vibrante. Come sotto la pelle ferma scorrono impetuosi il sangue e le sensazioni umane, così alla formalità di certe scene si accompagnano la violenza e le emozioni sottostanti, nitidamente percepiti.

Il sale, sulla carne viva

La recitazione di Angela Cervantes affonda nell’umano, nell’intima sofferenza femminile. Quest’ultima si svela più verbosamente nelle parti in cui recita Medea, e più nervosamente in quelle in cui interpreta Alex.

Non c’è chiusura al dolore, ma cognizione dell’ignoranza del sistema verso la violenza che ha subito. La recitazione drenerà il veleno della ferita ricevuta, salvando Alex dall’odio. In questo percorso è memorabile il personaggio della regista teatrale, interpretata dalla celebra Ana
Torrent
, protagonista di opere memorabili della storia del cinema spagnolo (cercatele e recuperatele tutti!). Pacata, altera, ma l’unica capace di vedere il profondo tormento di Alex attraverso la maschera sanguinaria e sofferente di Medea, e quindi di guidarla fuori dalla pena e dall’autodistruzione.

Qualcosa si perde sempre, ma qualcosa si rinnova anche.
Il mito ruba dal passato e ce lo restituisce.

La regista teatrale di Medea (Ana Torrent)

Sangue denso, e senza rimorso

Se l’incipit del film è un avvenimento brutale e tristemente quotidiano, che in ogni paese si potrebbe sentire ad un notiziario, il modo di Alex di trasformarlo ha del poetico. Alex è il crocevia umano su cui si consumano e dialogano le due tragedie, una vissuta e una interpretata. La Furia è glaciale nella bipartizione della narrazione: la regia, l’aspetto visivo e compositivo del film, raccontano la sofferenza umana e personale di Alex, mentre la trama, attraverso le scene e i dialoghi, ci mostra soprattutto le reazioni della società e dell’universo maschile (rappresentato dal fratello) all’evento accaduto.

L’opera inoltre si presenta come speculare, incorniciata all’inizio e alla fine dalle stesse situazioni profondamente variate. Nella vita di Alex, nella sua cerchia amicale, scorre un furore latino giovanile che si consuma tra discoteche, droga e feste. Ma anche la sua famiglia ha a che fare con un tipo particolare di violenza, fatta di atti e percezioni, che Alex imparerà a domare (in una scena che ricorda molto La Caza, 1965, di Carlos Saura, altro film sulla metabolizzazione della stessa).

Apri gli occhi

Nella scena dello stupro non c’è violenza visiva, ma un uso invasivo e feroce del sonoro. Non si può fare a meno di sentire ciò che non si può (o non si vuole) vedere. L’orrore successivo è materico, fatto di fluidi (sangue, sperma, vomito e acqua), e resterà tangibile anche successivamente, attraversando il corpo di Alex in una serie di scatti emotivi.

Non c’è retorica in nessun dialogo, ma solo riflessione e confronto tra donne, poiché gli uomini non arrivano a comprendere nulla, incatenati come sono ai loro ruoli di carnefici o pigmei, troppo bassi per arrivare a vedere la realtà. Adrián, egregiamente interpretato da Àlex Monner, è un minuscolo e disgustoso misto di colpevolizzazione della vittima e poi di volontà di salvarla e difenderla. Non c’è atto di rispetto o di comprensione dell’altro, ma appropriazione indebita di una sofferenza altrui. Il suo è un viaggio dal buio dell’ignoranza verso l’autodistruzione.

In Breve

“È semplicemente troppo attuale”. Questo era il giudizio lapidario di uno dei produttori televisivi (Joachim Bissmeier) nell’episodio, scritto da Heinrich Böll e diretto da Volker Schlöndorff, del film Deutschland im Herbst (Germania in autunno, 1978). Insieme a dei colleghi aveva appena visto e respinto una rappresentazione che doveva andare in onda dell’Antigone di Sofocle, altra tragedia dove una donna si oppone al sistema patriarcale.

Così è La Furia. Troppo attuale. Troppo scomodo. Troppo umano, nel peggiore e miglior modo possibile insieme. È un film che inchioda gli uomini, presenti e assenti, empatici e distaccati, alle loro responsabilità umane. Perché la furia è contro la mentalità patriarcale che plasma la società odierna, nella quale si consumano bestiali episodi quotidiani di violenza di genere come quello raccontato qui.

Potete recuperare il film in streaming su Mymovies One, sezione La Nueva Ola, fino al 18 maggio.

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Francesco Gianfelici
Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.