La Locandiera, Teatro Oscar
La Locandiera, Teatro Oscar

Lo spettacolo de La Locandiera di Carlo Goldoni, diretto con acuta intelligenza da Andrea Chiodi e presentato al Teatro Oscar a Milano, si manifesta come un’esperienza teatrale di rara profondità. Non si tratta di una semplice riproposizione del classico goldoniano, ma di una rilettura che ne esalta modernità intrinseca, offrendo al pubblico uno spettacolo divertente, brillante e attuale.

Omaggio a Goldoni

Fin dall’inizio, la regia di Chiodi palesa l’intento di rendere omaggio alla riforma teatrale di Goldoni. L’allestimento scenico di Margherita Baldoni, è essenziale e dominato da un lunghissimo tavolo bianco, uno spazio di prestigio metateatrale in cui le dinamiche si svolgono e si ribaltano. Ma è l’introduzione dei “piccoli pupazzi”, piccole riproduzioni in miniatura dei personaggi, a segnare il tocco di genialità registica. Questi doppi, ispirati ai Mémoires di Goldoni, rappresentano la chiave di lettura dell’intera messa in scena, propriamente rivelano l’aspetto artificiale della recita umana; un gioco di maschere che i personaggi, in fondo, non hanno mai smesso di indossare.

Gli attori della compagnia Proxima Res, sono dotati di una straordinaria intesa e un impeccabile tempo comico, interagiscono costantemente con questi pupazzi, rendendo vivido e tattile la netta distinzione tra la persona e la sua rappresentazione. Un teatro nel teatro che non appesantisce, anzi, alleggerisce il testo, rendendolo energico, dinamico e sferzante.

Mirandolina, un personaggio femminile attualissimo

Al centro della rappresentazione brilla la Mirandolina interpretata da Mariangela Granelli. La sua locandiera non è solo un’abile manovratrice, ma una figura complessa che si fa vessillo dell’incredibile potenza di volontà femminile. Granelli dona a Mirandolina una leggerezza apparente, che in realtà cela una spietata consapevolezza di sé e del proprio fascino seduttivo.

Il suo gioco non è mosso tanto dal desiderio carnale o dalla venalità, quanto dalla soddisfazione del comando puro e semplice, dal piacere di dimostrare che anche un misogino incallito come il Cavaliere di Ripafratta può essere ridotto in catene dal suo potere magnetico.

Un cast eccezionale nel gioco delle parti

Il cast al completo si dimostra all’altezza della genialità di Goldoni. Tindaro Granata è un Marchese di Forlimpopoli esilarante nella sua pomposa e patetica povertà, costantemente impegnato a fingere una nobiltà che non ha più. Il Conte d’Albafiorita e il burbero Cavaliere di Ripafratta completano il quadro con una comicità arguta, intensa e travolgente.

Ogni smorfia, ogni esagerazione è perfettamente misurata per accentuare scientemente l’inutile vanità maschile, beffeggiata e manipolata con precisione dalla locandiera. Le interpretazioni sono vive, energiche, e riescono a far ridere di gusto, ma senza mai cadere nella macchietta fine a sé stessa.

In breve

La regia di Andrea Chiodi rimane fedele a Goldoni e ne amplifica il senso, rendendo giustizia ai temi principali dell’autore; la finzione, l’apparenza, e il desiderio di rivalsa.

Quella che va in scena al Teatro Oscar non è una semplice Locandiera, ma un un progetto teatrale riuscito e intelligente, che diverte, fa riflettere ed è assolutamente imperdibile.

Lo spettacolo è in scena fino a domani pomeriggio al Teatro Oscar a Milano.

Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su FacebookInstagram Telegram.

Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.