
L’arpeggio di un pianoforte lascia che l’accordo lieve di una chitarra classica lo gratti, per entrare insieme nel vortice di un violino che soffia come vento fresco sui capelli di un bambino, sorpreso a trattenerli con le piccole mani per paura che volino via. Magari sulla riva del mare, al tramonto, con le onde quiete a sdoppiarsi e rincorrersi, come quella voce trasognata che raddoppia senza spezzarsi, per rincorrersi in un sussurro col quale emerge dal turbinio del violino, tra le note del pianoforte.
Questo è Il mare di vivere, la traccia che apre La Mareviglia, il primo album di Borromini che abbiamo ascoltato in anteprima, e che uscirà il prossimo 10 aprile.
Non si tratta di una serie di errori di battitura, refusi o scambi di persona
Il titolo di questo disco è un neologismo che permette a ciò che ci rende vivi e ci consente di emozionarci ancora, la meraviglia, di adagiarsi sulla sconfinatezza del mare, simbolo del viaggio interiore e della coscienza.
Perché, in fondo, tutti noi siamo corpo e mente, tendiamo verso l’infinito e ci contraiamo in noi stessi, ci apriamo all’esterno, agli altri, al mondo, e ci richiudiamo nell’intimo, con un movimento incessante che assomiglia al respiro della nostra esistenza. E che Davide Rinaldi, regista e documentarista per Rai e SkyArte, vede incarnati in due dei più grandi artisti della storia, Bernini e Borromini. Come Dioniso e Apollo, come Achille e Odisseo, è il dualismo di due personaggi agli antipodi per il loro modo di essere e di vivere la vita, qualcosa che va oltre la competizione tra due talenti assoluti e li rende due personalità paradigmatiche di ognuno di noi: uno solare, estroverso, integrato nella società, e l’altro tormentato, introverso, al limite della misantropia.
Rinaldi sceglie il secondo, Borromini, per dare vita a questa sua opera prima, esprimendo tutta la sua più profonda intimità. Un progetto che, in realtà, nasce nel 2021, con l’idea di scrivere colonne sonore, ma anche vere e proprie e canzoni visive, “cinematografiche”.
Le canzoni cinematografiche dell’album La Mareviglia
Il mare di vivere è solo l’inizio di un album in cui i suoni sono immagini e le parole sono echi della nostra interiorità, dove le onde della coscienza parlano di noi stessi a noi stessi, in un crepuscolo che sa di sogno, o del ricordo di un ricordo che non si è certi ci appartenga davvero.
Ma non dobbiamo preoccuparci, perché cinema e musica, a volte, sanno unirsi per darci quel ruolo attivo che solo la poesia riesce a concederci, attraverso la forza evocativa della parola, trasformando il lettore, lo spettatore, l’ascoltatore, in un creatore di mondi, esperienze e intere esistenze.
E Davide Rinaldi lo sa bene, lui che da sempre lavora a questa unione. Sa che il cinema e la musica possono dialogare, dando vita a un gioco di corrispondenze nel quale la colonna sonora non è mai un semplice ornamento alle immagini in movimento, ma è il movimento stesso delle immagini. E con Borromini cerca di estendere questo splendido gioco, sottraendo le immagini al destino che le vuole fotografie immobili di un racconto musicale, per farne l’evoluzione stessa di quel racconto, il movimento spirituale dei suoni nell’immaginazione che elabora la nostra comprensione estetica: la sinfonia che diventa esperienza visibile nella nostra mente, la musica che si fa visione.
Ne diventiamo pienamente consapevoli già dal secondo brano, Beatlesismi, dove è la batteria a dare il ritmo al movimento dell’immagine evocata dalla voce che ripete, prima di un’esplosione strumentale, “Non mi piace l’epoca che sto vivendo e vivo… sono vivo”, trattenendo il fiato della canzone con un controtempo che ci sta dando il tono stesso di quella frase, dove il disagio incontra la resistenza orgogliosa, attraverso la quale possiamo continuare ostinatamente a vivere, nonostante tutto.
Quel nobile orgoglio cui da forma costante il violino e la viola di Anna Skorupska, che accompagnano in molti brani il pianoforte, la chitarra, il mandolino e i tanti strumenti suonati dallo stesso Borromini, creando un’atmosfera unica, tra il pop e il neoclassicismo. Come nel grido sinfonico de Il dovere interiore o in Dissolvenza, un bellissimo canto d’amore cinematografico che sfuma il suo nostalgico languore in un improvviso flamenco, a dare il movimento nervoso di un cinema che si svuota dopo i titoli di coda.
Un “pop d’antiquariato”
Eppure vivo in chi lo ascolta, e tremendamente attuale nel suo strenue, romantico tentativo di trascinarci fuori, con musica e immagini, da questo mondo fatto di consumi immediati, dove il contenuto è affidato a social che lo condannano all’oblio, senza più alcuna pretesa di restare nella nostra memoria, lontanissimo da quel destino d’immortalità per cui nacque un tempo l’arte.
Battisti e Beatles, Le Orme e Nino Rota, Battiato e Rimbaud: ècco cosa ci offre Borromini per trascinarci fuori da tutto questo, in un mondo interiore, nel quale riconoscerci e ritrovare la meraviglia, lo stupore infantile di quel bambino che trattiene i capelli dal volare nel vento del violino.
La Mareviglia
Lo ascolti e lo riascolti, ti perdi e ti ritrovi, e alla fine si, ti stupisci che possa bastare la poesia, il cinema, la musica a farti meravigliare ancora, in un’esperienza che ti fa respirare mentre stai soffocando annichilito dalla società moderna. E ti perdi ritrovandoti nel mare, come il battello ebbro di Rimbaud, quello citato nell’ultimo emblematico brano, Europa. Qui, Borromini e Bernini, il mondo e te stesso, la società e l’interiorità, s’intrecciano perfettamente nella corrispondenza tra il cinema e la musica, che sembra equilibrare tutto, perché in questo brano, seppure in un breve frammento negli ultimi secondi, non suona l’essere umano, ma l’Intelligenza Artificiale.
Una scelta simbolica e determinante, un canto gregoriano che mette in movimento un veliero alla deriva, in mare aperto, carico di oggetti antichi e preziosi, di rinascimenti, filosofie, guerre e avanguardie, carico di Storia.
“Non un battello ebbro”, afferma lo stesso Borromini, forse ricordando un verso immerso proprio all’interno di quella stessa poesia di Rimbaud:
“Se desidero un’acqua d’Europa, è la pozzanghera
Nera e gelida, quando, nell’ora del crepuscolo,
Un bambino malinconico abbandona, in ginocchio,
Un battello leggero come farfalla a maggio”.
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