La valle dei sorrisi, conferenza stampa Venezia 82
La valle dei sorrisi, conferenza stampa Venezia 82, Foto J.Salvi

La valle dei sorrisi, presentato a Venezia 82 Fuori Concorso, è il nuovo film firmato da Paolo Strippoli e prodotto da Fandango, Nightswim e Spok Films. Alla sceneggiatura insieme a Strippoli ci sono anche Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, nel cast Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon, Roberto Citran e l’esordiente Giulio Feltri.

In conferenza stampa il regista (che abbiamo intervistato qui) racconta quali erano i focus che intendeva approfondire, facendolo attraverso una storia che risuona tristemente come metafora del nostro presente, e un genere, l’horror, in grado di veicolare messaggi trasversali data la sua forma.

Interpretare la contemporaneità

La valle dei sorrisi non è un coming of age riferito unicamente all’esperienza del personaggio più giovane, Matteo (interpretato da Giulio Feltri), al quale hanno affibbiato l’appellativo di “santo”, ma anche dell’uomo che incontra per una serie di circostanze, Sergio (Michele Riondino), è un uomo completamente svuotato che deve ritrovare la sua identità dopo che la vita gli ha tolto tutto. Mentre l’uno è caricato di una forte responsabilità, e per questo «non riesce a trovare una propria identità, fa molta fatica a cercarsi», dice Strippoli, l’altro deve ricominciare da capo. Insieme iniziano questo percorso di crescita attraverso la reciproca conoscenza, e la compensazione l’uno dell’altro; uno cerca una figura paterna, l’altro cerca un figlio.

Il linguaggio è quello dell’horror, «Il genere si presta in maniera facile, ma anche necessaria, all’ibridazione, o almeno questo è come lo vedo io, è la definizione che rispecchia l’horror che mi piace. Il genere horror è una meravigliosa possibilità di fare cinema perché è uno dei generi più liberi, e quindi forse anche uno di quelli che si presta di più ad interpretare la contemporaneità» dichiara il regista, che il produttore Domenico Procacci definisce come un talento limpido.

Per quanto riguarda le ispirazioni de La valle dei sorrisi, Strippoli precisa quanto queste siano state più nella scrittura che nell’impianto visivo, citando film come Lasciami entrare di Tomas Alfredson, Thelma diretto da Joachim Trier, e ovviamente Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma.

L’importanza dell’aspetto umano

Michele Riondino confessa di aver amato molto i film precedenti di Strippoli, per la sua capacità di utilizzare un genere per allargare lo spettro e parlare di qualcosa di più concreto. «In questo film, come in Piove, c’è un aspetto umano molto importante; abbiamo dei personaggi che vivono un dramma reale, e ci ricorda molto il nostro periodo storico, in cui il tentativo di nasconderci in un mondo irreale dove dobbiamo essere performanti, sorridenti, con una vita che non è la nostra, è un modo per sfuggire al dolore» dice l’attore.

La valle dei sorrisi diventa anche un’occasione per sperimentare, come per Romana Maggiora Vergano, che lo definisce come una vera e propria scommessa per mettersi alla prova e mostrare al pubblico la sua potenzialità di essere pericolosa, a livello di interpretazione.

Anche per Giulio Feltri, al suo primo film, il ruolo di Matteo si presenta come una sfida, in cui racconta di aver avuto l’aiuto e la vicinanza di colleghi più esperti, che l’hanno supportato nei momenti più difficili con grande pazienza e umiltà.

La valle dei sorrisi, conferenza stampa Venezia 82, Foto J.Salvi

La valle dei sorrisi esce al cinema il 17 settembre 2025 con Vision Distribution.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.