Ladyhawke (R. Donner, 1985)

Da sempre, quando qualcuno mi chiede: “Da dove vieni?” rispondo con orgoglio: “Soncino. Ci hanno girato anche Ladyhawke”. E di conseguenza è un film che mi è sempre piaciuto rivedere. Ad essere onesti però, da un punto di vista scenografico, non posso negare che abbia delle criticità.

LADYHAWKE – 50 SFUMATURE DI ARGILLA

Quello che più stride, per me, è la scelta delle location, tante e tra loro diverse. Fattore che rende evidentissime le cuciture tra un’inquadratura e un’altra. Forse questo non sarebbe stato così evidente se il set principale (la città di Aguillon, residenza del Vescovo) non fosse totalmente dominata da costruzioni in laterizio. E qui sta la fregatura: il mattone di argilla, più della pietra o altri materiali, è estremamente sincero e identificativo. Ogni territorio ha una propria sfumatura di argilla, basta spostarsi di pochi chilometri per avere edifici sempre in mattoni ma di toni totalmente diversi. Così, pur essendo il Castello di Soncino (Cremona) contemporaneo del Castello di Torrechiara (Parma), e nemmeno troppo distante geograficamente, è comunque molto diverso, proprio a livello cromatico. Lo stesso vale per un’altra bellissima location, il borgo di Castell’Arquato.

Il Castello di Soncino (Cremona) - Ladyhawke (R. Donner, 1985)
Il Castello di Soncino (Cremona) – Ladyhawke (R. Donner, 1985)


Questo è l’errore in cui si è imbattuto il location manager (ma potrebbe essere stata una scelta dello stesso regista) per la produzione di Ladyhawke. Un errore certamente dovuto alla volontà di utilizzare location stupefacenti (e con un certo legame filologico tra loro) ma che comunque non si sposano bene.

LA CHIESA DI SAN PIETRO A TUSCANIA


Un set invece decisamente ben riuscito è la cattedrale protagonista della scena finale, dove Rutger Hauer irrompe cavalcando durante una funzione religiosa. La chiesa ha un’architettura essenziale, in linea con il film e gli stessi costumi. Allo stesso tempo ha una sua identità particolare ed interessante: archi con ghiere dentate, un ciborio altomedievale, un rosone sulla facciata. Sembrerebbe proprio la chiesa di San Pietro a Tuscania! Una chiesa usata moltissime volte in ambito cinematografico, tra cui nell’Otello di Orson Welles (1951) e in Romeo e Giulietta di Zeffirelli (1968).
E invece no. La chiesa di Ladyhawke, pur essendo molto simile a quella di Tuscania, è una ricostruzione, ispirata all’originale, probabilmente negli studi di Cinecittà. Proporre una cavalcata su un pavimento di mosaici cosmateschi, d’altronde, sarebbe stato da ergastolo! Anche negli anni ’80.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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