copertina L'appello, D'avenia, Mondadori
copertina L'appello, D'avenia, Mondadori

L’appello è il nuovo romanzo di Alessandro D’Avenia, in libreria dallo scorso novembre ed edito da Mondadori.


Ancora una volta Alessandro D’Avenia, l’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue torna a parlare di un mondo che conosce molto bene: l’universo complesso degli adolescenti e della scuola. Protagonista de L’Appello una classe definita “mal assortita” e “problematica”. La cattedra di scienze viene affidata al giovane professore (cieco) Omero Romeo. Ufficialmente il suo compito è preparare questi dieci ragazzi alla maturità: in realtà si troverà a prepararli alla vita.

Non è un romanzo tagliato esclusivamente per gli adolescenti, anzi: i topoi della trama (che mi hanno ricordato certe dinamiche di serie per adolescenti come I Liceali e I Cesaroni) sono il pretesto per far nascere diversi punti di riflessione (e non solo sul ruolo della scuola).

IL LIBRO

D’Avenia gioca d’astuzia nella stesura del romanzo (dopotutto è un professore di lettere): nella prima parte fa in modo di suscitare nel lettore un sentimento di immedesimazione nei personaggi, riportandolo, già dopo poche righe, sui banchi di scuola. Leggendo la prima parte mi è sembrato di tornare nel mio vecchio liceo: la classe, nella mia testa, era la mia. In questo modo ti tiene incollato alle pagine: si ha voglia di proseguire proprio per rivivere i momenti della vita di classe, dell’adolescenza tanto difficile quanto leggera, per bearsi nel ricordo. A quel punto l’autore, dopo aver fatto presa sul lettore, apre una seconda parte meno descrittiva ma più strutturata per contenuti (che a volte risulta anche un po’ troppo densa). Le vite dei ragazzi di quella classe diventano pretesto per analizzare una serie di tematiche connesse alle domande esistenziali per l’uomo “chi sono?” ,“perché esisto?”.

IL RUOLO DELLA SCUOLA SECONDO L’AUTORE

Dal punto di vista dell’autore infatti, sta nell’essenza del percorso scolastico (appunto formativo) portare ogni studente a indagare intorno a queste domande. Perché secondo Omero Romeo (e secondo D’Avenia) la scuola non è da intendersi come una scatola dove i ragazzi vengono farciti di nozioni per arrivare belli pieni all’esame finale, il cui esito attesterebbe la maturità. Scuola è il luogo dove gli insegnanti aiutano gli studenti a scoprire la loro unicità, a cercare non l’errore ma le doti e le inclinazioni di ognuno.

La copertina del libro (realizzata da Marta D’Avenia – sorella dell’autore) è una perfetta sintesi dell’idea di scuola a cui aspirano i protagonisti de L’appello: un vaso che getta verso l’esterno i fiori, al posto di contenerli. Fiori tra loro diversi, con le proprie caratteristiche, e quindi unici, come gli studenti di una classe. Omero Romeo mettendosi in ascolto dei ragazzi a cui deve insegnare, scopre le loro unicità, le coltiva e se ne prende cura, affinché una volta fiorite spargano i loro semi nel mondo.

LA VISIONE RELIGIOSA DI D’AVENIA

C’è molto di D’Avenia tra le righe del romanzo, e non solo la sua esperienza come insegnante e con i ragazzi (da cui attinge a piene mani per costruire la storia e i personaggi). Il libro è imbevuto del sentimento religioso di D’Avenia e del suo sguardo sulle cose, filtrato dalla lente della fede. A ben guardare la storia di questi ragazzi che si preparano alla maturità è un cammino di fede che porta a scoprire la vocazione e i propri talenti (intesi come le monete della parabola). Lo si percepisce nel lessico stesso: dare, accogliere, verità, dono non sono semplici termini, ma rivelano il modo con cui l’autore guarda il mondo.

Si parla molto di amore nel libro: sembrerebbe abbastanza normale in un testo che ha per protagonisti dieci adolescenti. Ma anche qui la parola ha un’accezione diversa: è un amore che ha le sfumature della carità cristiana, e che si avvicina al concetto teologico di Àgape, più complesso e pieno rispetto all’Eros.

L’appello più che un romanzo è un saggio denso di temi e di “finestre” sulle domande esistenziali che l’uomo per natura è portato costantemente a farsi. Un testo che dà molto su cui riflettere e aiuta a mettersi in discussione. Forse non ha nemmeno bisogno di essere letto tutto d’un fiato, anzi: ogni pagina merita il giusto tempo per essere capita e accolta. Un po’ come un Vangelo.

Su FRAMED trovate anche la recensione dello spettacolo tratto da L’Appello.

Ringraziamo Mondadori per averci dato la possibilità di leggere il libro.

Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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