Le Alchimiste, di Anselm Kiefer. Foto di Annamaria Martinisi

Entrare nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano, per la mostra di uno dei più influenti artisti contemporanei, rappresenta un’immersione totalizzante di impressionante bellezza mistica. Anselm Kiefer trasforma lo spazio espositivo in un laboratorio alchemico dove la materia, piombo, cenere, fiori, paglia, oro, smette di essere sostanza inerte per farsi veicolo di memoria, passato e redenzione.

Kiefer e il suo viaggio espositivo

Kiefer ha coltivato un processo di trasformazione, in cui il concetto di “alchimia” emerge non come velleità magica, ma come metafora della condizione umana. L’alchimista medievale cercava di trasmutare il piombo in oro; Kiefer tenta di trasmutare il trauma della storia e la pesantezza della materia in spirito e pensiero.

Le sue opere sono monumentali, mastodontiche, quasi opprimenti. Non si guardano, si subiscono. La stratificazione dei materiali crea una topografia del dolore e della speranza. Il piombo, materiale prediletto dall’artista, domina la scena, conferendo alle tele una gravità che sembra piegare lo spazio circostante.

Il titolo della mostra, Le Alchimiste, non è casuale. In questa esposizione, il focus si sposta sensibilmente verso la figura femminile, intesa non solo come soggetto, ma come forza generatrice e custode di segreti esoterici. 

Le Alchimiste, di Anselm Kiefer. Foto di Annamaria Martinisi

La maestosità delle opere costringe lo spettatore a una continua variazione di scala, ci si sente minuscoli di fronte alle tele senza fine dell’artista. La tecnica che viene usata simula distruzione, rinascita e creazione. Kiefer sovrappone strati di pittura a materiali organici, spesso bruciando o ossidando le superfici. In mostra, le opere dedicate alle “donne dell’antichità” presentano abiti di gesso bianco che sembrano fluttuare su sfondi cupi, evocando fantasmi di una saggezza dimenticata.

L’artista ha creato per loro un pantheon, dando a ciascuna un volto e un’identità. Ogni tela è una resurrezione, in alto, il nome dell’alchimista emerge in oro dalla materia pittorica, come un atto di riconoscimento e di giustizia simbolica. Accanto a figure celebri come Caterina Sforza, Isabella Cortese o Maria la Profetessa, emergono nomi meno noti, finalmente sottratti all’oblio. Kiefer, alchimista tra le alchimiste, sottopone la sua pittura a vari stadi di trasformazione, utilizzando il fuoco, la fiamma ossidrica, gli acidi. Incide, taglia, cuce, cancella e ricomincia da capo: azioni che corrodono e purificano le superfici delle tele, sulle quali il piombo, lo zolfo, gli ossidi, la cenere, i petali di fiori, le piante officinali, i crogiuoli, e soprattutto l’oro, tanto oro, stigmatizzano il legame con questa antica scienza esoterica.

Il pensiero alchemico, così come la pittura, è un cammino di passione, morte e rigenerazione; la materia, come lo spirito, deve attraversare l’oscurità per rinascere nella luce. In questa prospettiva, Le Alchimiste è un viaggio iniziatico che conduce simbolicamente lo spettatore dalle ombre e dalle superstizioni del medioevo all’alba della scienza moderna.

Perché visitare Le Alchimiste

La mostra è un’esperienza viscerale. Non è necessario essere esperti di storia dell’arte per essere colpiti dalla potenza magnetica e mistica delle opere di Kiefer. È un’esposizione che richiede tempo, il tempo per lasciare che gli occhi realizzino e metabolizzino l’imponenza della storia e del passato. Kiefer riporta alla resistenza della materia. Ci ricorda che la conoscenza è un processo lento, fatto di trasformazioni continue. 

Se l’obiettivo dell’alchimista era la “Pietra Filosofale”, Kiefer sembra aver trovato la sua nella capacità di dare forma all’irrappresentabile. 

Le Alchimiste è visitabile fino al 27 settembre 2026. Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su FacebookInstagram Telegram.

Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.