Le stazioni della luna
Ubah Cristina Ali Farah, Le stazioni della luna, 66thand2nd

Nella mappa celeste che solo Ebla sa leggere, le Stazioni della luna sono i luoghi e i simboli del nostro destino. Leoni, gazzelle, scorpioni, incarnazioni animali di fato e personalità.

Tra le righe di Ubah Cristina Ali Farah si intravede quindi non solo quello che sembra una sorta di oroscopo somalo ma il racconto di una vera e propria visione del mondo che non necessita di essere spiegata e sezionata tra le pagine. Esiste e si dà, mentre pian piano scopriamo tutt’altra storia tra le due anime di Mogadiscio nel secondo dopoguerra.

Ebla, Sagal, Kaahiye da un lato. Enrico dall’altro. A separarli non è solo il colore della pelle ma la totalità dell’esperienza quotidiana del mondo. Tra loro, a ricercare una mediazione forse impossibile, Clara.

Clara Ballarin era una bambina dai capelli rossi e la pelle diafana quando fu costretta a lasciare Mogadiscio, città natale e casa, a causa della guerra e dei bombardamenti inglesi. Erano gli anni Trenta e la Somalia lottava anche internamente per liberarsi dall’occupazione coloniale fascista.

Clara però non aveva mai visto quella terra come un luogo da dominare né le persone intorno come un popolo da civilizzare. Per questo diventa la nostra guida nel suo viaggio di ritorno. Incarna tutti e cinque i nostri sensi, esplorando di nuovo (e per noi per la prima volta) luoghi mai dimenticati. Rappresenta inoltre la coscienza anti-coloniale che emerge fortissima da ogni parola di Ali Farah, a ricordarci – per chi ancora pensa di poterlo dimenticare – di dover fare i conti con la nostra Storia e il nostro passato.

Mentre Clara si riappropria di ricordi e sensazioni dimenticate, gli Assoli che punteggiano il racconto ci permettono di inoltrarci ben oltre i confini della città, a incontrare un volto più ancestrale della Somalia stessa. Questi capitoli particolari interrompono il racconto lineare e, usando la prima persona, si trasformano quasi in un soliloquio a cui noi lettori abbiamo accesso privilegiato.

La voce principale degli Assoli è quella di Ebla, la madre al cui seno Clara si è legata da neonata: immagine parla già da sé. Ebla è anche il personaggio raccontato più a fondo, nel suo passato e nel suo presente, quello a cui ci si lega di più. Donna libera e nera in un mondo che non la sa riconoscere né definire e che quindi prova a soffocarla.

Il suo passato incrocia e determina il destino del figlio Kaahiye e di Clara, ma è proprio qui che il libro si interrompe lasciandoci con la sensazione di aver assaporato solo uno spicchio della storia, bisognosi di qualche dettaglio in più.

Le stazioni della luna non è solo un libro prezioso come testimonianza storica, seppure nella finzione. È un pezzo di raffinata letteratura contemporanea, un linguaggio che incanta e che per un attimo fa dimenticare anche tutto ciò che sceglie di non raccontare, ma di cui, voltata l’ultima pagina, si sente chiaramente la mancanza.

Un particolare ringraziamento alla casa editrice 66thand2nd per averci dato la possibilità di leggere il libro. A questo link trovate il sito ufficiale.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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