
Tua Madre di Leonardo Malaguti torna in sala: la prima proiezione sarà il 10 febbraio alle 20 e 30 al cinema Azzurro Scipioni a Roma, poi continuerà con un tour in giro per varie città italiane per parlare di scelte, genitorialità, consapevolezze e stereotipi culturali.
Il regista, al suo primo lungometraggio, si pone una domanda fondamentale per comprendere la definizione di maternità nella concezione attuale: Che cos’è una mamma? Si chiede la protagonista, la stand-up comedian e sceneggiatrice Dania Rendano, e lo chiede anche ad una serie di persone, come la giornalista Simonetta Sciandivasci, autrice del libro I figli che non voglio, la regista Wilma Labate o la psicologa Giorgia Palombi, in un viaggio che usa un pretesto narrativo di fiction per svilupparsi poi come un documentario.
Sul finale, nell’intimità di uno spazio sicuro, emerge la parte più emotiva del film, quella in cui la protagonista si trova a parlare con le sue amiche a proposito di riflessioni riguardo i limiti loro imposti, dell’insofferenza di scoprirsi non padrone del proprio corpo, dell’idea di essere rimaste indietro non avendo ancora avuto figli.
Partiamo proprio dal finale del film: come hai diretto quella scena e come nasce quel momento così “reale”?
Quelle che vengono presentate come amiche di Dania, anche nell’intro del film quando c’è la chiamata al telefono, sono in realtà delle mie amiche; persone di cui conoscevo le storie e che sapevo sarebbero state capaci di parlare di questi argomenti, come la maternità, la rappresentazione culturale della mamma, in modo al tempo stesso naturale e profondo. È andata così: abbiamo fatto un aperitivo tutti insieme la settimana prima di iniziare le riprese, siamo stati un paio d’ore a parlare, e letteralmente questo momento è stato un’anticipazione di quello che poi è diventata la scena in questione. Loro si sono subito trovate, c’è stata una bella chimica, e oltre a farmi piacere è stato uno dei vari colpi di fortuna che ho avuto nel fare questo film.
Il momento sul letto, poi, è reale, le cose sono avvenute spontaneamente, quasi riprendendo la conversazione che era stata aperta qualche giorno prima, ma in un luogo ancora più intimo, con una spinta più personale. Ad essere sorprendente è che pur essendo il finale del film è stata girata come primissima scena. Nella mia testa doveva posizionarsi all’incirca a metà, ma poi assistendo a quel momento, caratterizzato da un’energia vera, mi sono convinto che dovesse essere la chiusura.
Funziona proprio perché chiude un cerchio, facendolo con il linguaggio della confidenza tra amiche, giovani donne ognuna con il proprio vissuto.
In qualche modo è come se prendesse tutto quello che è venuto prima, nel film, e lo portasse proprio a un livello più umano, rielaborandolo attraverso un tipo di dialogo che è riconoscibile da tutti, con cui è molto più facile empatizzare. Dania compie questa piccola odissea, che alterna interviste più personali a interviste più istituzionali, sempre con l’impostazione di un documentario, mentre qui c’è un cambio di tono. Non è un’intervista, ma una conversazione.
Dania è stata molto brava perché è riuscita a prevedere quello che sarebbe stato il percorso del film, che parte dall’essere un po’ ipercinetico, pop, energico, a diventare più delicato, riflessivo, quindi la scena del letto si incastra molto bene e sembra girata veramente alla fine. Va a chiuderlo nella maniera migliore secondo me.
Come nasce l’idea di andare a decostruire tutta una serie di stereotipi legati al concetto di “mamma”?
Tutto è nato da una provocazione: se partissimo dall’idea che l’icona culturale della mamma è la base del patriarcato? Quando l’ho pensato mi ha fatto sorridere, ma poi lavorandoci su ho capito che non fosse una provocazione ma un dato di fatto. Riflettendoci è innegabile, quella “provocazione” fornisce la base su cui costruire un sistema che addossa tutte le responsabilità alla figura della donna e della donna madre, per un ruolo affibbiatole dalla società a priori, una decisione che non ha nulla a che fare con la persona. La “mamma” deve trovarsi a sostenere il sistema da sola, per questo poi si aprono tutte le questioni legate all’abnegazione, al sacrificio.
L’idea è quindi diventata quella di cercare di decostruire l’icona culturale della mamma, per come viene raccontata nella cultura italiana. Tua Madre non è un film su cosa sia nella pratica essere una mamma, perché non esiste una risposta a tale domanda.
Ed è proprio quello che emerge dalle varie interviste che fate.
Esatto, l’obiettivo era invece andare a vedere da più prospettive possibili come lo stereotipo culturale della mamma sia assolutamente non rappresentativo di quelle che sono le esperienze reali delle persone. Dovrebbe essere cambiato, smantellato, per permettere alle donne di poter uscire da questa gabbia, e da certe restrizioni che non hanno assolutamente nessun motivo se non quello di deresponsabilizzare tutta una fetta della popolazione, gli uomini principalmente.
Hai trovato difficoltà nel coinvolgere i vari personaggi che con Dania vai a interrogare sul tema?
Rimango sempre molto sorpreso della reazione nei confronti della tematica del film, perché è un argomento così potente che chiunque ha qualcosa da dire al riguardo, anche la persona più introversa del mondo. È una cosa che ha sconvolto tutti noi che abbiamo lavorato a Tua Madre, che non c’è stata nessuna difficoltà a far parlare le persone, tutti volevano parlarne.
In Tua Madre si parla anche di aborto; è stato complicato affrontare questo tema ora più che mai considerato tabù?
È stato un po’ il trampolino di lancio. Io e Dania non ci conoscevamo prima del film, stavo cercando appunto una standup comedian come possibile protagonista del film e un’amica in comune ci ha messi in contatto. Parlando al telefono la prima volta del progetto, da perfetti sconosciuti, lei con grande serenità mi ha detto che era un tema che aveva intenzione di trattare da molto, perché a 17 anni aveva deciso di abortire vivendo una situazione molto surreale, che poi è quella che racconta nel film. Il fatto che lo sapesse raccontare in questo modo a qualcuno che non conosceva, con tale chiarezza e leggerezza, e ci tengo a sottolineare leggerezza e non superficialità, mi ha convinto poi a coinvolgerla.
Ho voluto però limitare a una sezione molto specifica la questione dell’aborto nel film, perché è un argomento così polarizzante che rischiava di diventare il centro di tutto, mentre invece il discorso era molto più ampio. Ovviamente non potevo non toccarlo, e andava raccontato nella maniera più sfaccettata e precisa possibile, e anche lì più che andare a risolvere il problema dell’aborto, perché sussiste un problema in questo paese, mi volevo occupare della questione della rappresentazione; di come è rappresentato culturalmente e di come se ne può parlare. Il punto era affrontare l’argomento in maniera diretta, aperta togliendo tutto il tabù, quello era l’obiettivo.

I prossimi appuntamenti con Tua Madre:
– 17 febbraio – Bergamo, Cinema Capitol – ore 20.30 in sala il regista Leonardo Malaguti e la protagonista Dania Rendano.
– 18 febbraio – Milano, Cinema Ariosto – ore 21.15 in sala il regista Leonardo Malaguti e la protagonista Dania Rendano. Modera la psicosessuologa Doctor Leni.
– 19 febbraio – Varese Filmstudio90 – ore 21.00 in sala il regista Leonardo Malaguti e la protagonista Dania Rendano.
Tua Madre diretto da Leonardo Malaguti, scritto da Leonardo Malaguti e Margherita Arioli, con Dania Rendano, è una produzione EXA, prodotto da Umberto Maria Angrisani, in collaborazione con i produttori esecutivi Wilma Labate e Giovanni Toni.
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