Louis Armstrong's Black & Blues

Presentato al Toronto Film Festival e poi nella sezione Freestyle della Festa del cinema di Roma, Louis Armstrong ‘s Black & Blues arriva sulla piattaforma AppleTv+ il 28 ottobre. È il documentario diretto da Sacha Jenkins che ripercorre la storia del celebre trombettista cercando di fare luce sull’aspetto forse più controverso della sua carriera: l’apparente lontananza dal Civil Rights Movement e l’eccessiva vicinanza al pubblico bianco.

Non posso rischiare di prendere un pugno in bocca. La mia bocca è tutto quello che ho, la mia vita sarebbe distrutta. Parafrasando un po’, è questo ciò che Armstrong si lasciò quasi sfuggire durante un’intervista rispondendo a una domanda sul suo flebile coinvolgimento nel Movimento per i diritti civili. Invio denaro, è solo così che posso partecipare.

Il suo, di fronte al racconto di Jenkins, sembra un vero e proprio conflitto interiore, finalmente visibile dietro al volto sorridente e stridente che ha indossato per tutta la vita di fronte alle telecamere. Quegli occhi strabuzzati e quelle smorfie esagerate, parte di un copione ben noto alla tassonomia degli stereotipi black, improvvisamente acquistano un senso diverso e più profondo, che avvicina in modo sorprendente Armstrong al contesto socio-politico del Movimento (anni Cinquanta).

Solo una volta, infatti, al di là di questa risposta, osò prendere posizione nei confronti del pubblico bianco e pagante. Fu nel 1957, in occasione dei disordini a Little Rock (Arkansas), quando anche dopo la sentenza del Tribunale che aboliva la segregazione razziale a scuola, la popolazione bianca insorse contro le ragazze e i ragazzi afroamericani che tentavano di entrare a lezione. Fu necessario, in quel caso, l’intervento dell’esercito.

Armstrong si lasciò sfuggire in proposito l’invito a non essere più contattato da nessuno Stato “down there”, laggiù, dove si stavano consumando simili ingiustizie, finché non fosse stata applicata regolarmente la Costituzione. Nel video di quell’intervista, quasi rubata sulla pista davanti a un aereo, la moglie Lucille Wilson, dietro Armstrong, appare subito preoccupata e sorpresa. Nemmeno lei, la persona a lui più vicina, sarebbe stata in grado di prevedere una simile e improvvisa presa di posizione, tanto equilibrato e silenzioso a riguardo era stato fino a quel momento il musicista in pubblico.

Al contrario, tuttavia, Lucille nel documentario dichiara che nel privato Pops, così veniva chiamato, aveva le idee molto chiare, sapeva da che parte stare e si sentiva molto vicino alla causa dei Diritti civili. Il modo in cui forse, attraverso la sua arte, ha cercato di dimostrarlo è con il suo celebre brano What A Wonderful World. A spiegarlo è proprio lui, nell’ultima sequenza del film, in cui emerge la profondità di un brano che, in parole semplici, racchiude tutta la sua storia.

Louis Armstrong’s Black & Blues: disponibile su Apple TV+

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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