Luckiest Girl Alive
Credit: Netflix

Restiamo sul titolo originale, quello che rimanda immediatamente al libro best seller di Jessica Knoll del 2015: Luckiest Girl Alive è la constatazione amara di una vita per niente fortunata, in realtà, segnata da traumi così difficili da affrontare che diventa quasi più semplice diventare altro da sé, dissociarsi in una nuova persona.

È ciò che sembra aver fatto Ani, il cui vero nome è TifAni (un’intensa Mila Kunis), dopo aver stravolto il suo aspetto fisico – con dieta ferrea e chirurgia estetica – per lasciarsi alle spalle un passato che vorrebbe cancellare, ma che torna prepotente a galla, per essere affrontato.

Ispirato a una storia vera pubblicata sul New York Times, quella della stessa Jessica Knoll, survivor di un stupro di gruppo, Luckiest Girl Alive è il racconto di una negazione, ma ancora più della necessità di attraversare il dolore anziché costringerlo in un angolo della mente. È anche una forte denuncia alla cultura dello stupro, alla dinamica di potere da cui nasce e per cui è sempre, ancora oggi, difficile e spaventoso denunciare.

Nel castello di menzogne che Ani costruisce per proteggere se stessa, l’unico mattone che manca, fin dall’inizio, è il supporto e la sicurezza per poter affrontare quel passato che è eterno presente. Tra flashback e sviluppi di vendette agghiaccianti, la vita di Ani viene svelata poco a poco, in tutta la sua complessità, fino al momento in cui è lei a decidere come e quando riprendere possesso della sua stessa narrazione.

Non fatevi perciò ingannare dal titolo, che potrebbe sembrare quello di una commedia romantica e arguta. Luckiest Girl Alive è un thriller, un film drammatico di cui porterete il peso anche dopo i titoli di coda.

Un trigger warning necessario: sono presenti scene di violenza, sia sessuale sia armata

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valeria-verbaro-framed-magazine
Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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