Malamore, la regista e il cast in occasione della conferenza stampa
Malamore, la regista e il cast in occasione della conferenza stampa. Photo: Filippo Silvestris

Lo scorso 28 aprile, presso l’hotel Le Méridien Visconti di Roma, si è tenuta la conferenza stampa di Malamore, opera prima di Francesca Schirru, in uscita nelle sale italiane l’8 maggio per 01 Distribution. Presenti all’incontro insieme alla regista anche i protagonisti Giulia Schiavo, Simone Susinna, Antonella Carone, Antonio Orlando e Simon Grechi.

Malamore, prodotto da Altre Storie con Rai Cinema, è un film che scava nelle dinamiche complesse e dolorose delle relazioni affettive. La storia si intreccia tra desiderio di liberazione e violenza psicologica, portando lo spettatore a riflettere sul fragile confine tra cura e sopraffazione. Con uno sguardo profondo e senza sconti, Malamore pone una domanda fondamentale: come fa l’amore a trasformarsi in una prigione emotiva? Un’opera che senza filtri rivela la devastante potenza dei legami che ci vincolano e la possibilità di spezzarli.

Malamore: quando la realtà diventa cinema

«L’idea è nata partendo dalla realtà» spiega la regista Francesca Schirru. «Piuttosto che individuare un’unica storia, ho iniziato ad analizzare più vicende nell’insieme… mi sembrava che dietro tutti questi fatti atroci ci fosse un’inadeguatezza nel gestire le dinamiche umane». Il film affronta proprio questa incapacità, questa distorsione del sentimento che può sfociare nella violenza. Malamore infatti è un’indagine sociale e psicologica che riflette anche sul ruolo della società nell’alimentare, tollerare o ignorare certe dinamiche affettive.

La scelta di ambientare il film in un contesto criminale — ma senza fare della criminalità organizzata il fulcro del racconto — è consapevole. «Mi affascina l’oscurità dell’animo umano, ma sempre come ricerca di comprensione» ha aggiunto la regista. Il film è nato da un lavoro di ricerca sui fatti di cronaca, ma trova una sua forza narrativa nel tessere quelle storie con una sensibilità autoriale che non cerca lo shock gratuito, ma la riflessione.

Il coraggio di Mary: emancipazione e rinascita

Il cuore pulsante di Malamore è Mary, interpretata da Giulia Schiavo, giovane donna intrappolata in una relazione tossica con il pregiudicato Nunzio. Ma Mary è anche il simbolo di una possibile rinascita. «Questo film è un viaggio di emancipazione femminile» racconta l’attrice, «Mary troverà una grande forza interiore. Prenderà le redini della sua vita e non vorrà più sottostare a certi limiti».

Il lavoro sul set è stato lungo e meticoloso: «Ho dovuto fare i conti con alcuni lati di me che non sempre si è pronti a mostrare. Ho cercato nella mia storia personale, nella mia vulnerabilità. È stato faticoso, ma necessario per restituire verità». Con la regista Francesca Schirru, Schiavo ha affrontato settimane di prove e confronti sul personaggio. «Francesca ha creato un ambiente sicuro in cui poterci spingere oltre i nostri limiti emotivi. Non mi ha mai chiesto di interpretare il dolore, ma di comprenderlo». Un percorso condiviso anche con il cast: «Con Simone abbiamo costruito un rapporto di fiducia profondo. Solo così potevamo arrivare a certe scene estreme senza perderci».

Mary è un personaggio fragile, ma determinato. Un’orfana senza sostegni affettivi né economici, totalmente dipendente da Nunzio: «Economicamente, psicologicamente, sessualmente» sottolinea. Tuttavia, l’incontro con un altro uomo, Giulio, le offre la possibilità di guardare oltre l’abisso. Mary è una donna vera, con tutte le sue contraddizioni. Ed è proprio questa autenticità che la rende un personaggio potente: «Spero che Mary diventi uno specchio per tutte le donne» — afferma l’attrice — «e che Le persone possano uscire dal cinema pensando che l’amore verso sé stessi valga più di qualsiasi altra cosa».

L’uomo dentro il mostro: il percorso di Simone Susinna nel ruolo di Nunzio

Simone Susinna presta il volto a Nunzio, il carnefice affettivo. Un ruolo crudo, opposto alla sua persona. «Non è stato facile» ammette. «Io sono un buono, anche timido. Il personaggio di Nunzio è completamente distante da me». Per entrare nei suoi panni, Susinna ha lavorato a stretto contatto con la regista: «Abbiamo lavorato per mesi, tutti i giorni. Tornavo a casa e continuavo da solo per creare questo ambiente di solitudine». Una parte delle riprese si è svolta nell’ex carcere mandamentale di Francavilla, luogo reale e fortemente evocativo: «Le scritte sui muri, l’ambiente, tutto aiutava.».

«Ogni esperienza cinematografica insegna qualcosa» — ha aggiunto Susinna — «questa, in particolare, mi ha insegnato che il male non sempre si presenta in modo eclatante. A volte è silenzioso, ma devastante». E anche il rapporto professionale con Giulia Schiavo è stato fondamentale: «Nella vita abbiamo un rapporto super ironico, quasi opposto a quello che portiamo sullo schermo. Abbiamo lavorato molto insieme, ci siamo conosciuti, ci siamo “respirati”».

Una regia che cerca l’umanità e non lo scandalo

Francesca Schirru non ha voluto girare un film di denuncia nel senso classico del termine, ma un’opera che interrogasse nel profondo. «Il mio interesse non è per la criminalità, ma per le relazioni umane, per quello che non funziona» ha spiegato. E sul girare in ambienti legati alla criminalità organizzata afferma: «In quel territorio ero già conosciuta perché lì avevo girato un cortometraggio. Non ero un’estranea. Le persone ci hanno accolto come amici. E nel film non c’è solo violenza: c’è anche tanta umanità nei personaggi».

Malamore non lascia spazio a facili soluzioni, ma invita alla consapevolezza. «Per me il cinema è condivisione. Un film non è un quadro da lasciare in cantina con la luce spenta» afferma Schirru. «Spero che chi uscirà dalla sala si porti via un’esperienza, un punto di riflessione. Non solo identificazione, ma anche un’apertura verso altre vite».

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