Malich Cissè. Stefano Chiappi Management
Malich Cissè. Stefano Chiappi Management

Protagonista di Cattiva Strada, opera prima di Davide Angiuli, Malich Cissè, giovane attore originario di Bari, interpreta qui Donato, un ragazzo che, mentre si prende cura della nonna malata di Alzheimer (la sua unica famiglia), cerca di trovare un posto nel mondo, di diventare grande. L’incontro con Agust (Giulio Beranek) sarà determinante; in lui vedrà un padre assente, un fratello maggiore, figure che non hanno mai fatto parte del suo percorso di crescita. Ma la strada che gli mostrerà August sarà costellata di violenza e disperazione, e lì Donato dovrà decidere che tipo di uomo diventare.

Dove il genere coming of age trova forma in un racconto senza filtri, l’interpretazione di Malich Cissè porta una disarmante verità, che accomuna molti ragazzi alla ricerca di punti di riferimento da cui prendere ispirazione. Insieme a Beranek si è aggiudicato il Premio Bif&st “Per il Cinema Italiano” alla Migliore Interpretazione Maschile.

Quanto c’è di te nel personaggio di Donato, il protagonista di Cattiva Strada?

Sicuramente c’è un po’ di Malich, però ciò che mi ha aiutato di più nella costruzione del personaggio è il contatto diretto con molti ragazzi simili a Donato; sono nato a Bari e ho passato gran parte della mia adolescenza in un quartiere che si chiama Libertà, lì ho avuto modo di conoscere molti “Donato”, che avevano più o meno la stessa sua storia. In più mi sono confrontato costantemente con Davide (Angiuli, ndr), e insieme siamo arrivati alla creazione del mio personaggio.

Il personaggio di Giulio Beranek è fondamentale per il percorso di Donato: come avete costruito la vostra relazione sullo schermo?

Nel 2018 io e Giulio abbiamo recitato insieme in un cortometraggio che ci vedeva protagonisti, lì si è creato un rapporto vero e sincero di amicizia, quasi fraterno, e questa cosa ci ha aiutato molto sul set, credo si sia visto. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerci da prima, e entrambi siamo stati liberi di sperimentare, poi sono stato molto disponibile a ricevere e a dare, anche gli schiaffi che ho preso, a parte gli scherzi c’era chimica tra i nostri personaggi, dovuta a quella che già c’è nella vita reale.

Cosa vede Donato in August?

Donato vede in August famiglia, una vera famiglia. All’inizio la sua famiglia è sua nonna, ma a un certo punto non lo è più, perché la malattia peggiora inesorabilmente. Quello tra August e Donato è un amore tossico.

Insieme vi siete aggiudicati il premio al Bif&st: come hai vissuto il festival e sopratutto, ti aspettavi di vincere?

Prima di quest’anno non ero mai entrato al Petruzzelli e non avevo mai partecipato al Bif&st, quindi per me solo il fatto che il film fosse in concorso era un’emozione pazzesca. Per quanto riguarda vincere il premio è stata una sensazione bellissima, emozionante, infatti durante la premiazione non riuscivo neanche a parlare. Soprattutto perché è il mio primo film da protagonista e in più l’ho girato a casa mia e questa cosa per me non ha prezzo, ho un legame molto stretto con Bari.

C’è stata una risposta importante da parte del pubblico, nonostante sia un coming of age forte, impegnativo.

Una risposta totalmente inaspettata, perché non è un film “facile”. Noi ci abbiamo messo il cuore, Davide è stato bravissimo, ci ha diretti in modo impeccabile, poi abbiamo fatto tante prove: il bello di questo film è che abbiamo avuto il tempo di riunirci per provare molto insieme, noi tre, io, Giulio e Davide. Poi il film è girato quasi tutto in macchina, e quella è la cosa che mi ha messo più ansia, non mi era mai capitato di recitare dovendo contemporaneamente guidare, poi in verità si è rivelato abbastanza semplice.

A cosa stai lavorando adesso?

Ho finito recentemente di girare un film a Torino che si intitola Figli Perduti, diretto da Lorenzo Maria Chierici, con Alessandro Gassmann e Matteo Oscar Giuggioli, un film che parla di comunità. Un lavoro in cui mi sono divertito molto perché ognuno di noi portava un personaggio vero, mi è piaciuto quindi andarmi a studiare il personaggio che dovevo interpretare, e anche sul set mi sono trovato benissimo. Diciamo che amo il set, è brutto da dire forse, ma è l’unica cosa che mi rende davvero felice. Poi sono una persona ambiziosa, tanto ambiziosa, ma cerco di vivermi tutto in modo sereno, coi piedi per terra.

C’è un un ruolo in cui vorresti misurarti un giorno? Qualcosa di completamente diverso da ciò che hai fatto finora?

Forse mi piacerebbe interpretare un medico… sicuramente vorrei sperimentare cose nuove, mettermi in gioco, a prescindere.

Che tipo di spettatore cinematografico sei?

Mi piace andare al cinema e spesso andarci da solo, è un momento che mi rilassa. Apprezzo anche andarci in compagnia ma da poco ho scoperto che da solo diventa un mio momento per godermi un film in totale tranquillità. Recentemente ho visto Hamnet, Marty Supreme con Timothée Chalamet. Ogni film che guardo mi lascia sempre qualcosa, poi spesso mi piace guardare i film due volte, cercando di rubare dai migliori.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.