mare fuori

Una serie TV uscita nel 2020 sulla Rai e che nelle ultime settimane è stata proposta sulla piattaforma Netflix è diventata uno dei successi dell’estate: Mare fuori.

Una narrazione incentrata sulle vite di giovani ragazzi che sbagliano, con dolo, colpa o premeditazione, e che sono chiamati a dover scontrare la pena in un istituto di detenzione minorile di Napoli (IPM), sotto la supervisione della Direttrice Paola Vinci (Carolina Crescentini), l’educatore Beppe (Vincenzo Ferrara) ed il comandante di Polizia Massimo (Carmine Recano).

Processo di metamorfosi e di alienazione kafkiana all’interno dell’IPM

Tale istituto ospita circa settanta detenuti, maschi e femmine, di età inferiore ai diciotto anni.

Tutto ruota intorno alle storie individuali dei singoli ragazzi, che per la società vengono ritenuti pericolosi a causa della commissione dei loro reati.

In una realtà surclassata dal consumismo e dalla decadenza dei rapporti umani, è difficile determinare che cosa possa essere giusto o sbagliato. Quando si è fanciulli, il limite che separa il bene dal male è labile e sottile.

Il penitenziario minorile (IPM) non è una prigione, ma ventre di redenzione. È un luogo protetto, che si scorpora dal tempo e dallo spazio e dove i protagonisti si sradicano dal loro ambiente genitoriale, dedicando il tempo, a capire il senso delle loro azioni. Un limbo dove compiere un percorso di crescita personale e farsi accogliere dal mondo, come persone cambiate e soprattutto consapevoli. Una perfetta metamorfosi kafkiana, attuata dietro le sbarre, da parte dei giovani detenuti, che si riconoscono “diversi”, nel processo di alienazione nei confronti del contesto sociale e familiare da dove provengono.

Molte volte, la vera prigionia è plasmata dal luogo in cui si cresce e dalla propria mente.

Credere di non valere nulla, sentirsi intrappolati da discendenze complicate, convincersi di dover meritare l’amore, anziché essere semplicemente pronti a coglierlo, rappresentano tutte sbarre che ordiscono un carcere mentale, ben più solido e duro, difficilissimo da scalfire.

Mare fuori si propone come una preghiera. Ideologicamente, una versione contemporanea del film cult: “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller, nel quale i ragazzi, disperatamente bisognosi di indirizzarsi sulla giusta via, sono chiamati a fare i conti con le reminiscenze del passato, affidandosi con fatica ai loro educatori, che hanno il compito di sanare le loro ferite.

Rieducazione della pena: una sceneggiatura priva di pregiudizio

La regia di Carmine Elia (I stagione), Milena Cocozza e Ivan Silvestrini (II stagione) ha compiuto un grande lavoro, un encomio ineccepibile, in merito alla funzione rieducativa della pena. Un’esaustiva chiarificazione sulla differenza, tra pena e punizione, dove quest’ultima viene bandita in qualsiasi sua forma e manifestazione da parte delle autorità giudiziarie e dalla regia stessa.

Un prodotto da poter mostrare, senza indugio, agli studenti delle scuole italiane, come dottrina di educazione civica e buon senso.

Una serie intensa, che sprigiona vita, amore, dolore e sentimento. È pugno e carezza al contempo.

È speranza per chi ha il coraggio di cambiare e prontuario per chi teme di potersi smarrire.

Una sceneggiatura priva di pregiudizio, che insegna ad andare oltre la maschera pirandelliana della coscienza. Ricorda, puntata dopo puntata, che dietro ad ogni azione c’è sempre una motivazione.

In alcuni casi, per quanto una scelta possa essere abominevole, c’è sempre un male superiore a scatenarla.

MARE FUORI, stagione I e II, è disponibile su Netflix.

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Annamaria Martinisi Author FRAMED Magazine
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.

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