Maurizio Nichetti a Pesaro 62. Foto di Francesco Saccone
Maurizio Nichetti a Pesaro 62. Foto di Francesco Saccone

L’ultima giornata della 62ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, sabato 20 giugno, è stata dedicata a Maurizio Nichetti, protagonista dell’Evento Speciale sul cinema italiano di quest’anno.

In mattinata critici, studiosi e professionisti del settore si sono riuniti per approfondire il percorso artistico e l’eredità cinematografica del regista, mentre nel pomeriggio c’è stata la proiezione speciale in versione restaurata per il cinquantesimo di ALLEGRO NON TROPPO (1976) di Bruno Bozzetto, a cui Nichetti prende parte in qualità di interprete principale. Infine, Nichetti è stato l’ospite d’onore della serata del Cinema in Piazza: ricevendo il Premio Pesaro Nuovo Cinema e presentando la proiezione speciale del suo film di debutto RATATAPLAN (1979).

Il cinema e oltre

Il tradizionale Evento Speciale sul cinema italiano, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e dedicato a Maurizio Nichetti, ha visto protagonista la pubblicazione di una ricca monografia edita nella collana Nuovocinema di Marsilio, Maurizio Nichetti. Il cinema e oltre, curata da Pedro Armocida e Gabriele Gimmelli, che vede la partecipazione di autori e critici come Barbara Sorrentini, Cristiana Paternò e molti altri.

Proprio Gimmelli ha introdotto la tavola rotonda dello scorso 20 giugno approfondendo il senso del titolo del volume: “Di solito, nelle monografie pesaresi, ci sono il cinema e i film, qui è il cinema e oltre, perché per Maurizio il cinema è solo una parte, forse anche piccola a livello puramente quantitativo, rispetto a quelle che sono state le sue avventure nell’audiovisivo. Ci premeva soprattutto cercare di mappare il continente Maurizio Nichetti e abbiamo cercato, con questo libro a più voci, di mappare e fare una sorta di geografia del continente Nichetti. Ci interessava vedere come i vari linguaggi e ambiti dell’audiovisivo si andassero a intrecciare nella sua opera: il cinema con la produzione pubblicitaria, il teatro con il cinema, il cinema con la televisione e viceversa”.

Il lavoro di Maurizio Nichetti dice effettivamente molto sulle trasformazioni del nostro panorama mediale. “Ritrovarmi a leggere questo libro di 300 pagine mi ha impressionato. Ci sono dei collegamenti che condivido assolutamente” confessa Nichetti, che attraversa il suo lavoro degli ultimi 50 anni specificando quanto fosse stata una fortuna, e non un merito, avere 20 anni nel ’68. “Avere 20 anni nel ’68 significava avere tutti gli ideali, tutte le ideologie: ti sembrava che il mondo si potesse cambiare e che si potesse fare la rivoluzione”.

Vedere oggi Ratataplan

Nel suo film di debutto, Nichetti interpreta l’ingegner Colombo, neolaureato e in cerca di lavoro nella Milano della fine degli anni Settanta che si destreggia tra impieghi precari, compagnie teatrali improvvisate e improbabili invenzioni, inseguendo sogni professionali e sentimentali. Accanto a lui compaiono Angela Finocchiaro, Edy Angelillo e Roland Topor.

“Fino agli anni di piombo bisognava aderire idealmente alla rivoluzione, ma poi, quando hanno cominciato a sparare, destra e sinistra, non faccio la storia degli anni ’70 ma sappiamo tutti dov’erano le colpe, ho preferito ‘una risata vi seppellirà’ (slogan anarchico, usata dal movimento del ’77 italiano, ndr). Due anni dopo ho avuto la fortuna di poter fare Ratataplan, che è stata la risata che forse non ha seppellito nessuno, ma ha dato un colpo di spugna per i giovani che negli anni successivi hanno avuto voglia di fare un altro tipo di cinema”. Queste le parole di un artista che ripercorre la sua capacità di descrivere la vita che aveva davanti, facendolo però con commedie non realistiche.

Ratataplan vinse nel 1980 il Nastro d’argento al Miglior Regista Esordiente ed è un film praticamente quasi privo di dialoghi, un film muto secondo il suo autore, in cui i dialoghi erano un grammelot fatto per non far capire niente al pubblico, e le parole un rumore che rovinava la vita, altra tematica in linea con l’attualità del tempo, in cui le parole iniziavano a invadere le case tramite la televisione. Si può riscontrare la stessa riflessione nel film Domani si balla! (1982), come conferma lo stesso Nichetti: “Eravamo nell’82, la gente non era concentrata su questi argomenti, e neanche i giornalisti di cinema. Facevano recensioni dicendo ‘ha fatto una favola’. Io sempre lavorato per chi mi ha chiesto di fare qualcosa. Non ho lavorato con tutti, ma quando un progetto mi piaceva lo facevo. Questo mi ha portato a fare tante esperienze diverse”.

Domenica 21 giugno il Festival è terminato con una proiezione mattutina sempre dedicata a Maurizio Nichetti, presente in sala per un saluto: l’ultimo film dell’edizione, AMICHEMAI (2024), con Angela Finocchiaro Serra Yilmaz nei ruoli delle protagoniste Anna e Aysè.

Qui l’intervista a Maurizio Nichetti. Continuate a seguire su FRAMED per ulteriori novità sulla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Siamo anche su InstagramFacebook e Telegram!

Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.