Un'immagine di Migrants. Credits: Magma International Short Film Festival.

Mentre ai confini di un’Europa che non è degna di chiamarsi civile si consuma l’ennesima tragedia umanitaria, per il Magma – Mostra di Cinema Breve di Acireale è passato il francese Migrants. Che riassume perfettamente i termini del problema, con la lucida essenzialità e insieme la forza immaginativa che hanno le favole morali classiche, quelle degli Esopo e dei Fedro. Ma è modernissimo, e proiettato su un futuro inquietante, il contenuto di questo corto d’animazione, tra i migliori visti il 20 novembre nel concorso internazionale della rassegna.

Cinque registi, Hugo Caby, Aubin Kubiak (anche montatori) Antoin Dupriez, Lucas Lermytte (anche sceneggiatore), Zoé Devisett. E otto minuti per raccontarci un pianeta che sta collassando, i pericoli di un viaggio e le dinamiche perverse della xenofobia all’approdo. E ancora, la relatività dei concetti di confine, di proprietà, di identità. Quanto essi possano essere odiosi e pericolosi quando usati per opprimere, ghettizzare, annichilire.

Tutto con la forza espressiva dei due orsi polari protagonisti, pupazzi animati in stop motion, in un film che integra fluidamente più di una tecnica. Senza bisogno di dialoghi intellegibili. Vuoi perché i silenzi sono riempiti dalla delicata partitura di Yann Menou. Vuoi perché, soprattutto, ai realizzatori bastano poche inquadrature per creare un mondo dentro e fuori dal nostro.

Dove il cortocircuito tra mondo animale ed elementi antropomorfizzanti (divise, recinti, barche) ci fa guardare la (nostra) Storia con lo straniamento necessario per coglierne in pieno l’assurdità. Come per i topi ebrei e i gatti nazisti del Maus di Art Spiegelman. Cosa abbiamo imparato da allora? Qualcosa, ma non abbastanza. E, ancora una volta, basterebbe ascoltare con un po’ più di attenzione l’arte e i suoi mondi immaginari pieni di realtà.

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Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.

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