Universal Studios. All Rights Reserved.
Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin. Universal Studios. All Rights Reserved.

Cosa hanno in comune Orson Welles e i Minions? Apparentemente nulla, eppure a legarli è la nuova storia di uno degli universi animati più amati di sempre: Minions & Monsters, diretto da Pierre Coffin e in uscita al cinema con Universal Pictures il primo luglio.

Settimo capitolo del franchise iniziato nel 2010 con Cattivissimo me, Minions & Monsters porta sul grande schermo un’altra avventura dei piccoli, folli, irriverenti esserini gialli, ma lo fa con una dose di consapevolezza maggiore, ridefinendo il senso dei film che li hanno visti protagonisti finora, compiendo un salto narrativo, consapevolmente cinematografico. Finendo in un’epoca in cui Hollywood è il centro del mondo e la settima arte, ancora agli albori, una possibilità per addentrarsi in universi inediti, tutti da sperimentare, i Minions diventano delle star, per poi rimanere incastrati nell’evoluzione del mezzo, evocare mostri spaventosi e giganteschi e provare a sistemare tutto.

L’incipit del film ha luogo in un museo dove, tra cimeli e prompt originali dedicati al cinema, c’è una scultura che raffigura i Minions James e Henry; quando la guida si rende conto che nessuno tra i visitatori li conosce, inizia la storia.

L’amore per il Cinema

Il contatto tra Minions e Hollywood avviene mentre sono intenti a cercare il loro Grande capo in lungo e in largo, ovviamente ogni loro tentativo si rivela fallimentare, spesso finiscono con l’annientare il Capo di turno o per distruggere inevitabilmente tutto. Durante questa lunga missione, James mostra interesse per il disegno e per il gesto artistico: i suoi sketches, prima solo appunti di viaggio sulle vicende dei Minions, si trasformano pian piano in tasselli narratici, storie, che James ama raccontare e condividere, specialmente con Henry, che le trova molto divertenti, e con Ed, un Minion con problemi di udito che comunica in modo non verbale, con il quale gli altri due instaurano un linguaggio fatto di segni (un dettaglio estremamente prezioso che ci parla di inclusività con grande dolcezza, e che preannuncia l’idea portante che al cinema le immagini in movimento sono per tutti).

L’obiettivo sembra essere raggiunto quando i Minions notano un cow boy che ha appena rapinato un treno sta fuggendo verso la libertà. Vogliosi di aiutarlo a scappare, e di servirlo come Grande Capo, finiscono con il compromettere non la riuscita della fuga, ma l’esito positivo del film che si sta girando, questo perché il rapinatore non è che un attore e loro sono approdati a Hollywood, dove il cinema è ancora muto e i sogni possono diventare realtà. Qui, aiutati dal regista Max (che nel doppiaggio italiano ha la voce dell’eccezionale Maccio Capatonda), i Minions diventano delle star. Ma, come il Babylon di Damien Chazelle ha recentemente raccontato (con qualche dramma in più e meno gag, anzi nessuna), adattarsi a Hollywood e alla sua evoluzione non è per tutti, specialmente non per chi parla una lingua assurda e vagamente comprensibile.

Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin. © Universal Studios. All Rights Reserved.

I Minions e Singin’ in the Rain

Tutto cambia proprio quando il cinema muto lascia spazio al cinema parlato. I Minions non riescono ad imparare la parte, improvvisano di continuo, non sono più adatti per lavorare nei film. Quello che raccontava Singin’ in the Rain (Cantando sotto la pioggia), il film del 1952 diretto da Stanley Donen e Gene Kelly, diventa la dura realtà dei protagonisti, i quali tornano tristemente alla ricerca iniziale, quella del loro Grande Capo, tutti tranne i tre sognatori che non riescono più a fare a meno del cinema, ovvero James, Henry ed Ed.

Proprio Ed, quando i suoi amici propongono di tornare alla ribalta con un grande film, magari con dei mostri spaventosi, tira fuori un libro di incantesimi rubato tempo prima con il quale possono evocare una serie di creature spaventose.

Singin’ in the Rain non è che una delle tantissime citazioni che Minions & Monsters raccoglie, il film omaggia Orson Welles, Buster Keaton, Charlie Chaplin e il suo Tempi moderni, cita Casablanca, e soprattutto nella seconda parte si trovano tantissimi classici della fantascienza e dei film di mostri, tra cui Ultimatum alla Terra, Il pianeta proibito, Fluido mortale, L’esperimento del dottor K, Gli invasori spaziali, Destinazione… Terra!, La Terra contro i dischi volanti, Cittadino dello spazio, Quando i mondi si scontrano, Plan 9 from Outer Space e Godzilla.

Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin. © Universal Studios. All Rights Reserved.

Il metacinema si tinge di giallo (banana) – SPOILER ALERT

Il fatto che il film metta in scena la transizione dell’industria cinematografica dal muto al sonoro e che, soprattutto, il film che vuole realizzare James si intitolerà Minions & Monsters, porta il film di Coffin in una dimensione giocosamente metacinematografica, che ha il suo culmine nel finale, una sorta di messaggio per chi ha amato e ama i Minions, che infrange la quarta parete, mostra i meccanismi della magia e rivela un ulteriore set, quello del museo dell’inizio, anch’esso scenario per un racconto, un documentario forse, in cui a fine riprese tutti si salutano, sentendosi indelebilmente parte di una grande famiglia.

La lucida dichiarazione d’amore verso il cinema è confermata anche dal team di doppiaggio, che tra gli altri comprende Christoph Waltz, Jesse Eisenberg, Jeff Bridges e molti altri, è anche grazie alle loro interpretazioni che il lavoro di Coffin si eleva come un progetto al tempo stesso coerente con ciò che abbiamo visto finora, ma molto più stratificato.

L’autore Pierre Coffin, attraverso gli occhi dei Minions, realizza un lungometraggio d’animazione colmo di affetto cinefilo e ricco di riferimenti tutti da scoprire, in cui il set diventa casa e i mostri non sono che attori un po’ più esigenti degli altri.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
minions-monsters-film-recensioneL'autore Pierre Coffin, attraverso gli occhi dei Minions, realizza un lungometraggio d'animazione colmo di affetto cinefilo e ricco di riferimenti tutti da scoprire, in cui il set diventa casa e i mostri non sono che enormi pupazzoni manovrabili.