napoleone nel nome dell'arte
Napoleone. Nel nome dell'arte. Jeremy-Irons, Braidense © Francesco Prandoni

In occasione dei duecento anni dalla morte di Napoleone, è disponibile nelle sale italiane solo dall’8 al 10 novembre, il docu-film: Napoleone. Nel nome dell’arte,  prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia.

Un documentario che ha come guida e voce narrante il Premio Oscar Jeremy Irons che racconta in modo magnetico la grandissima figura dell’Imperatore e le sue gesta compiute in tutto il mondo.

Ritratto di Napoleone: fragilità ed ossessioni

La narrazione del documentario ha inizio con l’incoronazione di Napoleone nel Duomo di Milano, città amata dall’Imperatore, tanto da voler farla diventare il fulcro della cultura e dell’arte in Italia.

Il film offre poi una versione inedita e profondamente umana del personaggio di Napoleone, ricordando come, al di là delle gesta in battaglia, abbia anche cambiato il concetto di arte nella storia e nella società.

Attraverso diverse testimonianze ed interventi, presenti all’interno del film, di storici, direttori e studiosi d’arte come: Luigi Mascilli Migliorini (storico presso l’Università di Napoli e Direttore della rivista italiana di studi napoleonici), James Bradburne (Direttore della Pinacoteca di Brera), Jean-Luc Martinez (Presidente-Direttore del Museo del Louvre), si ripercorre così la vita piena e densa dell’Imperatore, cogliendo il lato più intimo di essa.

Un vissuto carico di fragilità e di ossessioni, tra le quali, quella per il controllo, per la cultura e soprattutto per l’arte.

Il controllo rappresenta uno dei punti deboli di Napoleone, tanto da essere la causa della sua ultima sconfitta, prima dell’esilio sull’isola di Sant’Elena.

L’amore per la cultura viene manifestato attraverso il continuo studio, da parte del Generale, nei confronti dei grandi classici, in particolar modo, attraverso la lettura delle opere di Giulio Cesare. Era sua abitudine, per esempio, leggere il De bello Gallico prima di addormentarsi, mentre fuori si svolgeva la rivoluzione.

La sua più grande ossessione, però, era quella per l’arte. Un’ossessione-amore che portò l’Imperatore a ritenerla come unico mezzo per poter ottenere il potere di un impero. Per l’arte mutò perfino le procedure belliche, tanto da preferire le opere al denaro e all’artiglieria, come risarcimento di guerra. 

Napoleone al Gran San Bernardo, Jacques Louis David - Google Cultural Institute Österreichische Galerie Belvedere - Nexo Digital
Napoleone al Gran San Bernardo, Jacques Louis David – Google Cultural Institute Österreichische Galerie Belvedere – Nexo Digital

L’arte come bene comune e universale

Nel documentario una componente essenziale è costituita anche dalla musica. Spesso è possibile riconoscere infatti il Te Deum di Francesco Pollini, pezzo composto e suonato appositamente per l’incoronazione di Napoleone.

Ed è sulle sue note incalzanti che ci si imbatte in un elemento importantissimo della vita di Bonaparte, ovvero il desiderio mettere l’arte a disposizione dell’intera umanità, e non più solo esclusivamente al servizio delle famiglie aristocratiche.

Napoleone desiderava che ogni opera artistica potesse essere ammirata e contemplata da chiunque ne avesse interesse.

L’arte, non doveva essere più intesa come un privilegio di pochi, ma una risorsa per tutti.

La sequenza di scene girate tra le gallerie d’arte di Roma e Milano, mostrano opere volute da Napoleone, che evocano ed perfettamente questo nuovo concetto di arte.

A Roma, attraverso le immagini del lungometraggio, possiamo ammirare la “Galleria delle Statue”, che rappresenta, grazie al Generale, il primo museo pubblico. Successivamente, a Milano, viene mostrata la Pinacoteca di Brera, che Napoleone equiparava al Louvre di Parigi, cercando di collezionare in essa opere d’arte provenienti da tutte le parti del mondo e finalmente messe al servizio del popolo, in Italia.

È proprio grazie a questi interventi e realizzazioni che l’Imperatore riuscì a diffondere un messaggio di evoluzione. Da quel momento, l’arte, sarebbe stata concepita, per la prima volta in assoluto, come bene comune e universale.

Un leader moderno

Al di là della dimensione artistica, vi è un altro aspetto che viene analizzato nel film e che fa da ulteriore filo conduttore, ed è la potenza comunicativa di Napoleone. Egli rappresentava a tutti gli effetti un leader moderno, fonte di ispirazione per molti altri politici. Tra quelli citati nel documentario, figura per esempio Mussolini, che studiava minuziosamente la personalità del Generale Bonaparte, traendone spunto in molte occasioni. Arrivò anche a citarlo direttamente quando fu nominato primo ministro, riprendendo una celebre frase pronunciata da Napoleone al fratello durante l’incoronazione: “Se papà potesse vederci…”.

Napoleone, self-made man

Grazie alla versione umana che ci viene offerta dal documentario, si comprende quanto Napoleone “adulto” sia stato influenzato dalla sua infanzia. Proveniva da una famiglia umile e modesta ma ancora oggi è uno dei personaggi più conosciuti e studiati della Storia.

Forte della sua posizione da self-made man, egli desiderava plasmare il mondo secondo la sua stessa esperienza. Assimilando in parte il principio egualitario della Rivoluzione, era convinto che chiunque potesse farcela nella vita, prescindendo dal rango sociale di appartenenza. Non era il sangue a contare, ma solo il merito e l’ambizione, dal suo punto di vista.

Con la dovuta distanza storica, rappresentava l’equivalente ottocentesco del “YES, I CAN”. Ed è così che ha costruito un intero Impero, intessendo i suoi valori anche attraverso un’Arte pubblica e universalmente condivisa.

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Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.