Nessun dolore, diretto da Gianni Amelio, foto di Claudio Iannone
Nessun dolore, diretto da Gianni Amelio, foto di Claudio Iannone

Davide è un uomo che si fa attraversare dagli eventi, senza fissarli dentro di sé; vede nitidamente i sentimenti degli altri, senza però capirli fino in fondo, o senza la capacità (o la voglia) di saperli assecondare. Protagonista di Nessun dolore, diretto da Gianni Amelio e presentato Fuori Concorso 83ª Mostra del Cinema di Venezia, e interpretato da un convincente (e commovente) Alessandro Borghi, è un personaggio che vive, senza vivere davvero, finché qualcosa di strano e drammatico gli cade praticamente dal cielo, provocando in lui un viscerale senso di colpa, una ferita che cerca di far rimarginare.

Proprio in occasione della presentazione del film a Venezia 83, il regista precisa che con Nessun dolore voleva realizzare un film che fosse di tutti, non solo il suo, e che non appiattisse la realtà. Ciò che succede nel film è una storia che deve ancora accadere, non la realtà ma una proiezione convincente (e possibile) di essa, che convince all’inizio, ma che si perde da un certo punto in poi, andando a banalizzare l’assurdo, la colpa, svuotandosi.

I personaggi di Nessun dolore

Davide per vivere vende libri in una piazza del centro di Roma, o più che altro ne legge molti vendendone pochi. Il suo appartamento, dove è solo, è pieno di altrettanti volumi, che tappezzano i muri, che riempiono i mobili, che lo accolgono la sera quando rientra a casa isolandolo al tempo stesso dal resto del mondo. Gli va spesso a fare visita Elsa (Valeria Golino), una professoressa che gli fornisce volumi di seconda mano, proprio lei un giorno si offre di controllare il banchetto per lasciare che Davide vada a pranzo. A Davide, però, viene “consegnato” d’improvviso, per strada, come un pacco, un bambino che viene dal Nordafrica, che inizia a seguirlo in silenzio.

Poi un incidente, una corsa in ospedale, un’attesa interminabile, rompono qualcosa dentro di lui, che vorrebbe solo rimediare, sentendosi responsabile di ciò che è accaduto. Per questo offre il suo divano per una notte ad Aminah, adolescente algerina impaurita e incinta. Tale “gentilezza” innesca un meccanismo di annullamento progressivo per Davide, che vede arrivare ogni sera a casa sua gente nuova, immigrati senza un tetto, senza un letto, e allora la bontà si sovrappone alla debolezza, all’inettitudine dell’uomo.

La vita di Davide si metterà in stand-by, per ricominciare dopo una serie di avvenimenti imprevisti che porteranno l’uomo a prendere una decisione: ricominciare, sicuramente con più aderenza nei confronti del suo presente.

La retorica che stanca

Nessun dolore è purtroppo un film che si perde nella sua retorica, soffocandoci dentro. Nonostante il dramma, la città colma di donne, uomini e bambini senza casa, e la difficoltà tangibile del protagonista nell’uscire dalla sua comfort zone di libri e parole scritte, tutto rimane in superficie. Chiaramente quello che ci sta dicendo il regista è che quella è una storia mai accaduta, ma che potrebbe, un giorno, succedere, ma è anche un racconto in cui il ruolo dell’estraneo non è ben approfondito e non è chiaro perché il protagonista faccia quello che fa.

Anche la morte rimane staccata dalla percezione, come se fosse fissata a quelle pagine che Davide continua a divorare, senza possibilità di uscirne, o senza quella di entrarci dentro per quanto riguarda lo spettatore. L’unico momento in cui il velo che avvolge l’intera narrazione, tenendo dolorosamente a distanza chi guarda, si strappa è quando entra in scena il personaggio più disilluso e presente, centrato nella sua sincera schiettezza, interpretato da Valerio Mastandrea, e che parla come se vedesse qualcosa, una verità, che agli altri rimane celata.

In breve

Nonostante le interpretazioni, affidate a un grande cast, Nessun dolore è un film che vuole leggere il presente, senza riuscirci. Si capisce l’intento del regista, volto a spiegare come da un dolore la vita può ricominciare, ma non come questo possa realizzarsi attraverso un protagonista dai contorni confusi e un finale fin troppo artificioso.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
5.5
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
nessun-dolore-gianni-amelio-alessandro-borghi-venezia-83-recensioneNonostante le interpretazioni, affidate ad un grande cast, Nessun dolore è un film che vuole leggere il presente, senza riuscirci.