Appuntamento mancato per il centenario della nascita di Federico Fellini, rimandato a causa del Covid, ecco che finalmente vede la luce la messa in scena tutta italiana del musical Nine, primo titolo dell’XI edizione di A Summer Musical Festival, rassegna annuale della Bernstein School of Musical Theatre di Bologna.

Diretto da Saverio Marconi, il musical ha debuttato al Comunale di Ferrara in grande stile per poi tornare nell’intimità di BOAT-Bologna Open Air Theatre, casa della BSMT.

È qui che ho avuto il piacere di vederlo, in una calda sera di quasi estate, sorseggiando del prosecco e ammirando la profonda naturalezza di questa messa in scena, che gioca con i tratti (fin troppo) italiani che contraddistinguono trama e libretto di Nine, basato sul film di Federico Fellini, libretto di Arthur Kopit su musiche e liriche di Maury Yeston.

“Guido, Guido, Guido!”

Reso celebre dall’adattamento holliwoodiano diretto da Rob Marshall nel 2009, Nine è la storia del regista italiano Guido Contini (Massimiliano Carulli). Genio indiscusso, sempre circondato (e quasi ossessionato) dalle donne, in crisi per mancanza di creatività, legato a ricordi che non lo fanno dormire e ad un passato/presente in cui fulcro e motore in corsa sono le figure femminili più importanti della sua vita.

La prodiga e sempre presente moglie Luisa (Sara Jane Cecchi), la focosa e sensuale amante Carla (Francesca Ciavaglia), la dolce e affettuosa madre (Barbara Corradini) e l’attrice protagonista dei suoi film di maggiore successo, l’affascinante Claudia (Simona Distefano).

Padrone indiscusse della “mente” di Guido, queste donne sono accompagnate da altre, presenze più fugaci, legate solo a determinati momenti, ma non per questo meno importanti.

Le Fleur (Francesca Taverni), produttrice ed ex ballerina che insegue (senza grandi risultati) Guido nei suoi voli pindarici tentando di riportarlo alla realtà, missione in cui riuscirà (a tratti crudelmente) la critica cinematografica Necrophorus (Elisa Bella). Direttamente da un passato fatto di lunghi litorali, fango e sabbia arriva poi Saraghina (Marta PIllastrini) con la canzone forse più iconica del musical, Be italian.

Italianità is the way

Ed è proprio un’italianità persistente ad essere particolarmente presente in questa messa in scena, ben sottolineando il carattere e l’essere di Guido, forse più simile a Marcello Mastroianni che ai grandi interpreti di Broadway.

L’orchestra sinfonica prevista dalla partitura lascia il posto, nelle repliche bolognesi, al solo pianoforte del Maestro Maria Galantino, che riesce a restituire alla pièce e alle interpretazioni dei performer una dimensione intima, riflessiva, specchio dei sentimenti più profondi dei personaggi.

Ottimo in tal senso anche l’adattamento italiano a cura di Mario Fratti e le traduzioni delle liriche e del libretto di Franco Travaglio.

Nine Locandina

Tutte donne tranne Guido

I dubbi, i ricordi, i rimorsi e le paure sulla genialità che pare svanire avvolgono Guido sotto forma di un ensemble di donne in lingerie che sfidano perennemente la sua lucidità. Rendendo vaghi i contorni fra realtà e fantasia, e questo è forse il tratto più felliniano di tutta la messa in scena.

L’XI edizione di A Summer Musical Festival inizia molto bene e prosegue con i prossimi appuntamenti di luglio. Maggiori info sul sito.

Continua a seguire il teatro con FRAMED. Siamo anche su Facebook Instagram.

Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui