Luca Marinelli e Alessandro Borghi in Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015)
Luca Marinelli e Alessandro Borghi in Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015). Courtesy of Adler Entertainment

Dieci anni fa usciva postumo l’ultimo film e testamento spirituale di Claudio Caligari: Non essere cattivo. È tornato in questi giorni al cinema per i suoi dieci anni.

Atto finale di una trilogia che parla del degradato mondo delle borgate romane e ostiensi, questo film chiude spiritualmente il cerchio di violenza e disperazione iniziato con Amore Tossico (1983) e proseguito con L’odore della notte (1998). Non essere cattivo dimostra pienamente sia le valenti doti artigianali e cinematografiche di Caligari, sia l’umanesimo che lo ha portato a ritrarre con estrema crudezza e realismo quel mondo marginalizzato e abbrutito.

Un Mondo fermo

Ostia, 1995. Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi) sono due giovani amici fraterni, dediti a piccole attività criminali oltre che allo spaccio e al consumo di droghe. La loro disastrata vita prosegue fino al momento in cui Vittorio, dopo un pesante trip allucinogeno, si decide a cambiare vita, mollando Cesare e la loro compagnia. Tuttavia, pur conducendo due esistenze molto diverse, il loro rapporto amicale li vedrà incontrarsi e ritrovarsi più volte.

Uno snodo di trama ben noto, ovvero il voler cambiare vita uscendo dal proprio ambiente, diventa il pretesto per indagare l’universo della periferia sottoproletaria romana postpasoliniana, come la chiamò Caligari stesso in un’intervista.

Cesare e Vittorio vivono dentro una bolla impenetrabile, fatta di soldi, violenza e illusioni indotte dalla droga e dal loro stesso microcosmo. È un universo immobile, fermo, che si autoalimenta fino a strozzarsi nel suo nichilismo. Cesare e Vittorio non sognano una carriera criminale, un salto di qualità, ma sopravvivere giorno per giorno tra mille difficoltà personali.

Il mare dei marziani

Pasolini aveva constatato la scomparsa dopo pochi anni della sua società sottoproletaria raccontata in Accattone (1961); un film seminale, insieme ai primi film di Scorsese, nella storia e nella carriera di Caligari.

Quest’ultimo invece, quasi un ventennio dopo, aveva studiato e colto la forza corruttrice e insieme rigeneratrice di un nuovo sottoproletariato, meno serafico e primordiale, eternamente in bilico tra la morte per droga o per violenza.

Luca Marinelli, Alessandro Borghi in Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015). Courtesy of Adler Entertainment
Luca Marinelli, Alessandro Borghi in Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015). Courtesy of Adler Entertainment

Con occhio sociologico e sociolinguistico (lo stesso impiegato per Amore Tossico), Caligari ha ricostruito la vita e la lingua degli abitanti di questo mondo nella sua ultima opera. Ha inoltre visto e dipinto con vera maestria questa società ferma, senza tempo, sbattuta tra bar, droga ed espedienti violenti, che naufraga con disperazione nella vita.

Alcuni come Vittorio ne escono, altri come Cesare vi affondano.

È attraverso di loro che Caligari, oltre 30 anni dopo, tornato in quei luoghi ormai suoi, scrive una storia ancora più in bilico, più spietata e insieme speranzosa.

Storia di due fratelli

Se Amore Tossico era figlio del realismo pasoliniano, Non essere cattivo deve molto a Mean Streets (1973) di Martino (come lo chiamava Caligari) Scorsese, e alle due esistenze in parallelo che vengono raccontate nel film.

Cesare è una figura tragica, ebbro di violenza e dolore, drogato che odia i drogati e il loro universo, che lui stesso costruisce. È un uomo incapace di fuggire perché è incapace di sperare, visto anche il peso dei lutti che lo straziano.

Vittorio invece coglie il potere illusorio della droga e della violenza quando tocca il fondo allucinogeno di questo stile di vita, scollegandosi dalla realtà e avendo confuse visioni. È in quel momento che trova la forza di smettere e acquisisce la volontà di lavorare onestamente anche se con fatica, guadagnando molti meno soldi.

Pur restando amici i due piano piano si allontanano, ritrovandosi sempre nelle stesso contesto di miseria umana e sociale, ma con due stili di vita diametralmente opposti.

Non essere cattivo riguarda un mondo che nel 2015, quando uscì, era immutato da ben prima del 1995, e per molte persone, addirittura per intere famiglie, continua a risultare immutato.

Il trittico di Caligari

Regista piemontese, romano ad honorem, autore di molti documentari negli anni ‘70 sulla droga e la lotta armata dell’estrema sinistra di allora, esordisce nel cinema di finzione con un’opera dirompente, Amore Tossico, nel 1983.

Il lavoro è frutto di un accurato studio sociologico e linguistico, che traccia un metodo che Caligari applicherà sempre, cioè un lucido sguardo d’inchiesta scevro di pregiudizi. Gira con attori non professionisti, ex tossicodipendenti, e crea dei veri e propri modi di esprimersi, culturali e lessicali, che permangono ancora oggi nella società romana.

Maurizio Calvesi (in alto) e Claudio Caligari (in basso) sul set di Non essere cattivo (2015). Courtesy of Adler Entertainment
Maurizio Calvesi (in alto) e Claudio Caligari (in basso) sul set di Non essere cattivo (2015). Courtesy of Adler Entertainment

Dopo una pausa di 15 anni esce il noir L’odore della notte (1998), con un cast di attori romani che Caligari contribuirà a lanciare definitivamente, come Valerio Mastandrea, divenuto da lì suo amico fraterno, Giorgio Tirabassi e Marco Giallini.

Politico, cinico e violento, il film, ambientato tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 e adattato da un romanzo sulla banda dell’Arancia meccanica, diventa un cult leggendario.

È il 2015 quando muore, poco dopo aver finito il montaggio della sua ultima opera cinematografica, Non essere cattivo, che raccoglie i dioscuri di una nuova generazione di attori romani, Alessandro Borghi e Luca Marinelli.

Caligari ha lavorato sempre con perizia e doti osservative che gli derivavano dalla sua carriera da documentarista, ricostruendo con interviste e incontri il mondo dei suoi film, un pezzo alla volta, come nella creazione di un enorme e bellissimo mosaico.

Caligari facendo cinema ha insegnato molto sulla vita e sulla settima arte ai suoi attori, ai suoi collaboratori, e a noi spettatori. I suoi film, pur racchiusi temporalmente nella seconda metà del Novecento, parlano di una marginalità politica e sociale che non cessa di esistere, di rigenerarsi, ancora oggi, risultano attuali a distanza di decenni. 

“Ti rimane addosso questo senso di far parte di questa famiglia. […] Di aver fatto qualcosa di più di un film. Che è inspiegabile.” – Luca Marinelli

In breve

Approfittate di questo momento storico per riflettere sulle realtà marginali e marginalizzate, che vivono all’ombra della nostra opulenza, e fatelo attraverso la breve ma fulgida carriera di questo maestro del cinema.

Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari è disponibile anche su Raiplay.

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Francesco Gianfelici
Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.