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Netflix agosto 2021: titoli e nuove uscite

C'era una volta a...Hollywood - Netflix agosto 2021
C'era una volta a...Hollywood - Netflix agosto 2021

La nostra selezione di titoli Netflix per agosto 2021. Vi aspettano molte storie di misteri e inseguimenti questo mese, ma anche il nuovo film di animazione originale Netflix, di cui parleremo sicuramente in dettaglio.

1 agosto

C’era una volta a…Hollywood. Il grande omaggio di Tarantino al mito della Hollywood anni Sessanta.

3 agosto

Pray Away. Documentario che racconta il dramma delle terapie di conversione. Un argomento ripreso anche da celebri film come Boy Erased e The Miseducation of Cameron Post.

4 agosto

Cocaine Cowboys: The Kings of Miami. Docu-serie sui due maggiori narcotrafficanti di Miami.

6 agosto

Vivo. Film d’animazione. Un’emozionante avventura musicale, con la colonna sonora a cura di Lin-Manuel Miranda. Vivo è un cercoletto che parte per un tenero viaggio per consegnare una canzone d’amore da parte di un vecchio amico.

Vivo - Netflix agosto 2021
Vivo – Netflix agosto 2021

Hit & Run. Stagione 1. Intrighi e misteri tra New York e Tel Aviv. Un uomo si trova coinvolto in una rete pericolosa mentre è alla ricerca della verità sulla morte della moglie.

First reformed – La creazione a rischio. L’ultimo film di Paul Schrader, in attesa del nuovo presentato a Venezia 78, arriva anche su Netflix.

11 agosto

The Kissing Booth 3. Capitolo finale del fortunatissimo teen movie Netflix, con Joey King e Jacob Elordi.

Misha and the Wolves. Misha è una sopravvissuta all’Olocausto che, fuggendo, ha trovato riparo fra i lupi. Il documentario Netflix approfondisce questa storia incredibile che, vera o no, riesce ad appassionare.

Un alibi (Two Way Strech). Film del 1960 diretto da Robert Day, con Peter Sellers. Un genio del crimine e due compagni di cella decidono di evadere per derubare un maharaja e tornare in prigione. Il modo perfetto per non essere scoperti, giusto?

13 agosto

Beckett. Un turista americano si ritrova coinvolto in un incidente in Grecia che nasconde una cospirazione politica. Una caccia all’uomo che toglie il fiato, è il film di apertura del Festival di Locarno 2021. Con John David Washington, Alicia Vikander e Vicky Krieps.

John David Washington e Alicia Vikander in Beckett - Netflix agosto 2021
John David Washington e Alicia Vikander in Beckett – Netflix agosto 2021

Svaniti nel nulla. Mini serie tratta dal romanzo di Harlan Coben. Dopo dieci anni dalla scomparsa di due persone care, un uomo è coinvolto in un altro inspiegabile mistero.

Valeria. Stagione 2. Serie spagnola sulle donne millennials, alle prese con le pressioni della società, tra lavoro e vita privata.

Al nuovo gusto di ciliegia. Netflix descrive la miniserie come un vortice allucinogeno di sesso, magia, vendetta e…gattini. Può bastare almeno a incuriosirci. Serie thriller ambientata nella Hollywood degli anni ’90, con Catherine Keener e Rosa Salazar.

18 agosto

Diario segreto di un viaggio a New York. Commedia brasiliana incentrata sul sogno dell’America. Due ragazze, arrivano negli USA come au pair e affrontano insieme l’esperienza dello scambio culturale.

Isola nera. Film. I segreti di un’isola oscura affiorano quando una nuova insegnante entra nella vita di Jonas, studente orfano.

The Defeated. Stagione 1. Berlino 1946, un detective statunitense cerca il fratello scomparso e nel frattempo affianca una poliziotta tedesca nella lotta al crimine in città.

20 agosto

La direttrice. Stagione 1. Con Sandra Oh e Jay Duplass. Serie dramedy che segue le vicende della direttrice del Dipartimento di inglese di un’importante università.

Sandra Oh in La direttrice - Netflix agosto 2021
Sandra Oh in La direttrice – Netflix agosto 2021

Sweet Girl. Film con Jason Momoa. Dopo aver perso la moglie a causa di una casa farmaceutica senza scrupoli, il protagonista cerca vendetta per proteggere la figlia.

Mia moglie per finta. Un classico della coppia Jennifer Aniston/Adam Sandler. Perfetto da riguardare d’estate.

23 agosto

The Witcher: Nightmare of the Wolf. Un’espansione del mondo di The Witcher con questo anime in 2D in cui una nuova e potente minaccia incombe.

Separati insieme. Stagione 1. Vivere insieme per il bene dei figli è davvero il modo migliore di essere genitori? Storia di drammi quotidiani in chiave ironica.

24 agosto

Untold – Caitlyn Jenner. La serie Untold prosegue con un episodio a settimana. Segnaliamo, fra tutti, quello dedicato alla storia di Caitlyn Jenner.

Tully. Film del 2018 diretto da Jason Reitman, con Charlize Theron e Mackenzie Davis. È la storia di una neo madre in difficoltà che decide di assumere una tata notturna, Tully. Presto però la loro relazione si evolve e diventa qualcosa di più.

25 agosto

Clickbait. Serie drammatica incentrata su un rapimento complicato da misteriosi intrecci online. Scoprire le ragioni e l’identità del responsabile sarà una corsa contro il tempo.

26 agosto

La famiglia McKellan. Quarta e ultima parte della sit-com Netflix che racconta le vicende dei McKellan, trasferitisi dalla vita agiata di Seattle alla ben diversa Georgia. Le tradizioni del Sud sono difficili da assimilare, soprattutto per i più piccoli che affrontano un sistema semi-sconosciuto.

La lista Netflix è in aggiornamento. Continua a seguire FRAMED anche su Instagram e Telegram per approfondimenti sui titoli selezionati.

HBO svela il cast completo di The last of us

The last of us

Nelle ultime ore HBO ha confermato definitivamente il cast completo di The last of us, mentre ormai sono iniziate da qualche settimane le riprese nella città di Calgary (Canada) dell’adattamento tratto dal videogioco Naughty Dog ideato da Neil Druckmann.

Come già rivelato qualche giorno fa, la serie sarà composta da 10 episodi da circa un’ora ciascuno e avrà a disposizione un budget superiore a quello di Game of Thrones (più di 100 milioni di dollari).

La serie, ambientata in un mondo post apocalittico invaso da zombie (ne parlavamo più approfonditamente qui), è scritta dallo stesso Neil Druckmann e dal creatore di Chernobyl, Craig Mazin ed è prevista in uscita nel 2022.

Cast completo di The last of us: Ellie e Joel

Come già sapevamo, Joel Miller, il protagonista del primo capitolo con il compito di proteggere la giovane Ellie nella speranza di trovare una cura, avrà il volto di Pedro Pascal. Protagonista nei panni di Din Dajarin nella serie tv The Mandalorian ma noto anche per i ruoli in Narcos e Game of Thrones.

Mentre il ruolo di Ellie sarà ricoperto da Bella Ramsey, famosa per aver interpretato Lyanna Mormont anche lei nella nota serie HBO.

Tommy e Tess

Ad interpretare invece il ruolo di Tommy Miller, fratello di Joel, sarà Diego Luna. Vincitore nel 2001 del Premio Marcello Mastroianni alla 58ª a Venezia per Anche tua madre, ma noto al grande pubblico per le sue interpretazioni in Rogue One e la serie tv Narcos: Messico.

Nel ruolo della di Tess, amica di Joel e venditrice di armi nel mercato nero, che nel videogioco ricopriva un ruolo centrale soprattutto nelle prima parte, ritroveremo invece Anna Torv, già nel ruolo di Olivia Dunham in Fringe ma soprattutto di Wendy Carr in Mindhunter.

Bill e Marlene

Con O’Neill invece sarà invece Bill, amico di Joel e Tess che vive in una piccola cittadina a nord di Boston. L’attore è noto principalmente per aver interpretato Viktor Petrovič Brjuchanov, direttore della centrale elettrica nucleare nella serie Cernobyl.

Marlene, il capo del gruppo delle Luci che affida Ellie a Joel sarà invece affidato a Merle Dandridge, attrice che ha ricoperto ruoli in The Flight Attendant e Sons of Anarchy, e che nel videogioco aveva dato la voce allo stesso personaggio.

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Disney+ agosto 2021: titoli e nuove uscite

The Walking Dead - Disney+ Agosto 2021
Jeffrey Dean Morgan as Negan - The Walking Dead _ Season 11 - Photo Credit: Josh Stringer/AMC

4 agosto

Body of Proof. Tutte le stagioni. La Dottoressa Megan Hunt è il nuovo medico legale del Dipartimento di Polizia di Philadelphia. Dovrà trovare l’equilibrio necessario tra grandi problemi personali e la professione, di cui rappresenta un’eccellenza.

Corto circuito. Programma sperimentale, in cui gli Studios Disney ascoltano i pitch di giovani animatori o sceneggiatori per realizzare i cortometraggi migliori.

Marvel Studios: Legends. Episodi 10,11,12. Ad ogni nuova serie del MCU corrisponde un nuovo Marvel Legend, episodio riassuntivo sul personaggio di interesse. Questa volta si tratta di Peggy Carter, The Avenger Initiative e i Ravagers.

6 agosto

Romy & Michelle. Romy (Mira Sorvino) e Michelle (Lisa Kudrow), per divertimento, si reinventano in occasione della rimpatriata liceale. Esagerano forse prima di essere scoperte da una compagna di classe, ma è proprio in quel momento che riescono ugualmente a lasciare il segno.

11 agosto

What if…? – Credits: Marvel Studios/Disney

…What if? Prima serie animata del MCU, rimescola gli eventi dei film immaginando situazioni alternative. Prestano la loro voce gli attori stessi che interpretano i personaggi nell’Universo Marvel.

9-1-1: Lone Star. Stagioni 1 e 2. Owen Strand è l’unico sopravvissuto della sua caserma di pompieri dopo il tragico attentato dell’11 settembre. Il suo difficile compito è quello di ricostruire la caserma e un nuovo gruppo dopo il terribile evento. Un incidente lo porterà in Texas, dove poi si sviluppa propriamente la serie.

American Dad. Stagioni 11-15. Non ha bisogno di presentazioni la serie di Seth MacFarlane, già autore dei Griffin.

13 agosto

Tolkien. Film che racconta la formazione del grande autore: amicizie, amori, ispirazioni artistiche. Siamo alle porte della Prima Guerra Mondiale e quello spirito, in parte, spingerà poi Tolkien a scrivere Il Signore degli Anelli.

Nicholas Hoult e Lily Collins nel film TOLKIEN. Photo Courtesy di Fox Searchlight Pictures. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Nicholas Hoult e Lily Collins nel film TOLKIEN. Photo Courtesy di Fox Searchlight Pictures. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Beaches. Storia di un’amicizia lunga una vita quella raccontata da Garry Marshall nel suo film del 1988. L’artista newyorchese CC e la ricca Hillary (di San Francisco) si incontrano in vacanza rimanendo poi in contatto per anni. Quando Hillary si trasferisce a New York, il legame tra le due muta, si trasforma e matura.

18 agosto

Godfather of Harlem. Seconda stagione della serie che racconta lo scontro tra la malavita e il movimento per i diritti civili, in un anno importante come il 1964.

Criminal Minds: Suspect Behaviours. Rimanendo su Forest Whitaker (protagonista anche di Godfather of Harlem), questo speciale di Criminal Minds vede i profiler dell’FBI collaborare con una nuova unità investigativa, diretta appunto dall’agente Cooper (Whitaker).

Elena, diventerò Presidente. Seconda stagione. Il format è molto più chiaro con il titlo originale, Diary of a future President. Elena è infatti un’adolescente statunitense di origine cubana che nei flashforward organizza la sua campagna presidenziale. Nel presente è però una dodicenne alle prese con le questioni delle scuole medie. A unire i due momenti sono proprio i diari di Elena. Una commedia familiare (con Gina Rodriguez) piacevole, da non sottovalutare.

23 agosto

The Walking Dead – Ultima stagione. In anteprima esclusiva nella sezione Star di Disney Plus. Tutte le precedenti stagioni sono presenti sul catalogo della piattaforma.

25 agosto

McCartney 3,2,1. Docu-serie, in 6 episodi. Paul McCartney incontra il leggendario produttore Rick Rubin per discutere del suo rivoluzionario lavoro con in Beatles e dei suoi oltre 50 anni come solista. Una conversazione intima sulla musica, da non perdere.

McCartney 3,2,1 -- Paul McCartney e Rick Rubin - Photo Courtesy: Hulu
McCartney 3,2,1 — Paul McCartney e Rick Rubin – Photo Courtesy: Hulu

Disney Gallery/Star Wars: The Mandalorian 2. È la serie del dietro le quinte, già vista anche con Loki. In questo nuovo episodio si analizza un aspetto importante del processo di produzione di questa fortunata serie.

27 agosto

Gli amici della vacanze. Commedia originale Star, con Lil Rel Howery e John Cena. Marcus ed Emily e Ron e Kayla sono due coppie, molto diverse tra loro. Si incontrano in vacanza in Messico e, lasciandosi trascinare dagli eventi, vivono una settimana di divertimento e sregolatezza. Mesi dopo la loro vacanza fuori dagli schemi, Marcus ed Emily rimangono sconvolti quando Ron e Kyla si presentano senza invito al loro matrimonio, creando il caos e dimostrando che ciò che accade in vacanza, non necessariamente rimane in vacanza.

Joy. Nel sodalizio tra Jennifer Lawrence e il regista David O. Russel c’è anche questa storia di una famiglia attraverso quattro generazioni.

Cruella. Dopo il debutto in sala e con Accesso VIP in streaming, Crudelia arriva per tutti gli abbonati.

31 agosto

Only Murders in the Building. Film Star originale. Tre estranei (Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez) condividono la stessa ossessione per il genere true crime e si trovano improvvisamente coinvolti in un delitto. Nel loro esclusivo palazzo dell’Upper West Side avviene infatti un terribile omicidio e insieme decidono di indagare, scoprendo contemporaneamente segreti sotterrati da anni.

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BlacKkKlansman – Spike Lee, 2018

John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) - Credits: Universal Pictures
John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) - Credits: Universal Pictures

Attraverso il filtro estremamente soggettivo della visione di Spike Lee, BlacKkKlansman racconta l’America di Trump, di Charlottesville e del nuovo suprematismo bianco. Sferra una critica senza via di scampo all’ipocrisia del presente. E lo fa attraverso una costruzione precisa e metodica, apparentemente leggera, invece intrisa di ideologia e politica.

L’ironia dell’uomo nero nel Ku Klux Klan

Lee sceglie di raccontare l’incredibile storia vera di Ron Stallworth, poliziotto afroamericano infiltrato sotto copertura nel Ku Klux Klan. Il regista e co-sceneggiatore si aggancia all’assurdità intrinseca di questa vicenda per ritrarre situazioni estreme, la cui unica chiave di lettura plausibile è l’ironia, inseparabile a tratti dalla satira sociale. La realtà oltrepassa l’immaginazione già nelle premesse della storia raccontata, non stupisce allora che per raccontarla sia necessario arrivare al parossismo.

Accettando tale presupposto di ribaltamento delle coordinate convenzionali di lettura e comprensione della realtà, è più semplice rapportarsi all’esagerazione del linguaggio e alla caratterizzazione dei personaggi. Di fronte allo spettatore, infatti, si sviluppano dei protagonisti volutamente incompleti, approfonditi più nella loro valenza sociale e collettiva che nelle loro psicologie. Stallworth, per esempio, interpretato da John David Washington, è definito principalmente dalla sua identità culturale e nella sua immagine di hippie-soul.

John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) - Credits: Universal Pictures
John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) – Credits: Universal Pictures

Allo stesso modo anche la controparte femminile, Patrice (Laura Harrier), è un archetipo, la studentessa radicale e idealista, strumento attraverso cui esprimere le istanze ideologiche più urgenti e schierate del film. Il personaggio di Flip (Adam Driver) e la sua personale scoperta della violenza razzista, invece, è l’appiglio del pubblico generalista, estraneo alle esperienze narrate. Al tempo stesso incarna la reazione idealmente necessaria dello spettatore, ossia l’impossibilità di rimanere indifferenti all’odio ingiustificato di cui si è testimoni, diretti o indiretti.

BlacKkKlansman e l’aggancio all’attualità

Il pubblico, attraverso BlacKkKlansman diventa appunto il testimone mediato di una realtà che non potrà e non dovrà, secondo Lee, più guardare con gli stessi occhi e con la stessa superficialità. Per questo motivo il film sembra diventare a tratti un vero e proprio comizio politico o una lezione di politiche della rappresentazione e African American studies in chiave pop.

I riferimenti alla contemporaneità sono poi inequivocabili e sfruttati intelligentemente da Lee che si adatta a un pubblico forse più ampio e mainstream del solito. Una necessità dettata dall’urgenza del suo messaggio (contro Trump) su un piano internazionale. Il film è stato infatti presentato a Cannes, dove ha vinto il Grand Prix 2018. Ciò non significa, tuttavia, che non vi siano dei riferimenti culturali espliciti e diretti al solo pubblico afroamericano. Oltre alla celebrazione della blackness e della black beauty e all’uso dell’immaginario musicale e modaiolo black, BlacKkKlansman è costellato di simboli culturali estremamente specifici. Dall’afro comb alla peacock chair, passando attraverso tutte le citazioni di personaggi, celebrità, film e registi che hanno contribuito alla creazione della Black culture.

John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) - Credits: Universal Pictures
John David Washington in BlacKkKlansman (Spike Lee, 2018) – Credits: Universal Pictures

BlacKkKlansman può dunque dare l’impressione di essere un film di compromesso, in cui l’autoreferenzialità di Lee si piega alla necessità di ampliare la diffusione del messaggio. In realtà rimane radicalmente black oriented, celando attraverso l’ironia e il sarcasmo tutta la rabbia sociale e personale che lo ha generato.

Il pubblico black è posto da Lee in una condizione di conoscenza e comprensione sempre superiore rispetto al pubblico generalista. Quella che distrattamente può sembrare una virata troppo netta del suo stile, in realtà è un grande esempio di empowerment dello spettatore afroamericano. Da un lato è un modo per vedere se stesso sullo schermo, e le maggiori questioni sociali che lo riguardano, in un film destinato alla massima distribuzione internazionale. Dall’altro è un risarcimento morale. È il piacere di vedere le logiche del suprematismo bianco ridicolizzate e pubblicamente annientate dalla storia di un black man qualunque, un uomo ordinario che casualmente diventa l’eroe di una storia in cui, però, è finalmente più facile identificarsi.

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Tomorrow’s Leaves – Il cortometraggio in onore delle Olimpiadi di Tokyo

Tomorrow's Leaves - Credits: Olympics.com
Tomorrow's Leaves - Yoshiyuki Momose, Studio Ponoc. Credits: Olympics.com

Chi ha seguito la cerimonia di aperutra dei Giochi Olimpici riconosce già nel titolo, Tomorrow’s Leaves, una certa continuità. Il cortometraggio diretto da Yoshiyuki Momose per lo Studio Ponoc (nato da animatori ex Ghibli), riprende infatti il tema di rinascita di queste Olimpiadi. Un seme che germoglia o delle semplici foglie che uniscono tutti i continenti: un messaggio di unità e di cooperazione, anche in un contesto di intrinseca competizione.

Lo spirito olimpico, oggi

La grandezza delle Olimpiadi, in senso stretto, è qualcosa che solo gli atleti posso comprendere fino in fondo. L’emozione di essere presenti a un appuntamento con la Storia, al di là del metallo di eventuali medaglie. C’è però una grandezza diversa, in senso lato, che coinvolge ogni spettatore, anche il più disinteressato. È un evento che infatti vuole racchiudere il mondo, fermarlo di fronte a sé. Si dice che persino le guerre anticamente si interrompessero per dar spazio ai Giochi. E in quest’accezione diventa appunto un momento inviolabile dell’umanità, anche solo idealmente.

Per questo motivo il salto del 2020 è stato sì necessario, ma sconvolgente. Un ulteriore segno della lontananza e della sospensione che ha caratterizzato gli ultimi 18 mesi. Allora è proprio dal moto contrario che inizia e si sviluppa questo cortometraggio: dal viaggio dei cinque continenti verso un unico punto, con un obiettivo condiviso.

Brevemente, in Tomorrow’s Leaves vediamo 5 foglie, accompagnate da 5 diversi spiriti, simili a dei fuochi fatui (che curiosamente sembrano avere la voce di neonati). Si tratta di foglie magiche, con un messaggio importante da consegnare a dei prescelti. Da ogni angolo del Pianeta, allora tre ragazze e due ragazzi partono seguendo il potente richiamo. La loro missione è quella di salvare il potente Spirito che li ha chiamati, una personificazione della Natura.

Il tema ambientale è infatti evidente, ma è piacevolmente intrecciato con quello sportivo. I 5 prescelti, all’inizio si scontrano tra loro ed è poi la magia delle foglie stesse a farli collaborare, attraverso il gioco. In questa spedizione, anche singolarmente, mostrano alcune delle discipline olimpiche, ma il senso diventa evidente quando si uniscono tra loro. Le foglie creano infatti una palla, uno strumento apparentemente senza scopo o utilità, ma che li rende una squadra. Li vediamo così eseguire passaggi e movimenti riconoscibilissimi (dalla pallavolo alla pallacanestro) per portare a termine la missione.

Un messaggio semplice, che però arriva a chiunque e senza bisogno di alcun dialogo: il classico e sempreverde l’unione fa la forza.

Tomorrow’s Leaves è stato presentato lo scorso giugno al prestigioso Festival di Annecy, come anello di congiunzione tra l’edizione cancellata dalla pandemia e i nuovi Giochi che attualmente sono in corso a Tokyo. Il 23 luglio, in concomitanza con la Cerimonia di Apertura, è stato caricato integralmente sul canale Youtube ufficiale delle Olimpiadi. Lo trovate qui di seguito.

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Intervista ad Alessandro Baronciani, il ricordo di un concerto

Alessandro Baronciani
Intervista ad Alessandro Baronciani - FRAMED Magazine

Il progetto grafico WISH YOU WERE HERE e il poster di un live solo immaginato: intervista ad Alessandro Baronciani, dagli Smiths alla trasformazione della musica in immagini.

Alessandro Baronciani lo conosciamo per il tratto morbido da cui nascono personaggi illustrati densi come i protagonisti di un film. Autore di Come svanire completamente (2016), progetto sperimentale di narrazione ed illustrazione, e di Le ragazze nello studio di Munari e Negativa (2018). Musicista, illustratore, grafico e fumettista, è molto legato alla musica (nel 2015 realizza La distanza, romanzo grafico scritto con Colapesce) e al cinema (nel 2012 illustra per una mostra Le ragazze di Antonioni, celebrando l’anniversario della nascita del regista). L’anno scorso viene ristampato Quando tutto diventò blu (2008), che il 7 maggio 2021 diventa un concerto/spettacolo ed infine un disco.

Da anni collabora con TINALS – This Is Not A Love Song, un’autoproduzione editoriale nata nel 2013, che “fa flirtare il fumetto e l’illustrazione con la cultura e l’immaginario pop, ovvero con la musica, il cinema, le serie TV, etc, dando vita a prodotti editoriali atipici o restituendo una nuova funzione a formati in disuso”.(Trovate queste info e molto di più sul sito ufficiale). Il 24 maggio scorso TINALS presenta WISH YOU WERE HERE, un progetto artistico dedicato ai live storici: quelli epocali che hanno fatto la Storia della musica, ai quali tutti noi avremmo voluto assistere.

Alessandro Baronciani sceglie il live degli Smiths del 14 maggio 1985 al Tendastrisce di Roma, e non posso fare a meno di chiedergli perché loro, perché quei colori, perché quel ricordo trasformato in tratti grafici morbidi, ad incastro, perfetti.

Perché hai illustrato proprio il concerto degli Smiths? Eri al Tendastrisce quel 14 maggio del 1985 o avresti voluto esserci?

Con Andrea Provinciali ci si conosce da molto. La prima volta che abbiamo parlato insieme è stata una telefonata fiume come non mi capitava dai tempi delle superiori. Quando i telefoni erano fissi in una stanza e dovevi aspettare che non ci fosse nessuno in quella stanza per parlare comodamente per ore e ore.

E poi sono circa due anni che non ci vediamo più, quindi mentre mi parlava di Wish you were here abbiamo cominciato a parlare di concerti che abbiamo visto e che ancora, praticamente, non ci conoscevamo. E di come fosse bello girare per la città dopo il concerto a cercare il manifesto migliore da staccare dal muro e da portare a casa. Ecco questa è l’idea dietro al progetto. Andrea diceva che sarebbe stato bellissimo fare il poster di uno di quei concerti “mitici” – scusami la parola anni ottanta – dove non siamo mai potuti andare. Ecco perché il Teatrotenda e gli Smiths, l’unica data italiana di una delle band più iconiche – scusami di nuovo la parola anni ottanta – di quel periodo. Mi sarebbe veramente piaciuto essere lì.

Dimmi solo una parola che ti viene in mente al pensiero di quel concerto.

Chissà se veramente lanciava i fiori dal palco.

Verde, bianco e nero: i colori che hai scelto e la composizione rimandano per caso ad un pezzo in particolare del gruppo?

In un certo senso volevo ricordare la copertina di The Queen is dead. Avevo un poster in camera, penso fosse la copertina di This Charming Man, era una foto di un ragazzo che si specchiava in una pozzanghera. Quella immagine è stata la prima foto che vedevo appena mi svegliavo per andare a a scuola, insieme al poster dell’onda di Hokusai e della mostra a Firenze di Klimt – vista alle superiori in gita con la classe. Colazione con caffelatte e biscotti davanti a Zombie dei Cranberries e poi ad aspettare la corriera con una cassetta nel walkman dei Jesus And Mary Chain.

Hai visto che time-machine sono i disegni?

Seppur “immaginato”, questo non è il primo poster che realizzi per un evento musicale: qual è il processo che precede la realizzazione di un’illustrazione (manifesto, artwork, copertina)? Ti circondi di musica finché le immagini non si compongono quasi autonomamente o parti dal tratto?

La musica è il miglior modo per isolarsi da tutto il resto e da tutto il mondo che ti circonda. Più che trovare ispirazione, la musica mi manda “da un’altra parte”, e quando sono lì mi metto a disegnare. Ci sono dei dischi che poi mi ricordano momenti particolari. Basta soltanto mettere su il cd che rivedo gli amici, il posto in cui ci trovavamo, oppure baci, nudi sul letto, in spiaggia. Certi dischi per questa ragione non li ascolto quasi mai. Altri invece si sono adattati bene anche ad altri ricordi. Gli Smiths sono uno di quei gruppi. Ad una canzone di Morrissey sono riuscito ad agganciare più ricordi. E questo è meglio di una time-machine.

Quando disegno un poster per un festival invece voglio che sia il festival a darmi indicazioni su come creare il poster. Mi piace fare un lavoro partendo dai consigli. Dall’idea che hanno in testa. Mi piace visualizzare, disegnare con carta e penna qualcosa che prima era soltanto un pensiero.

Nelle tue opere la musica è fondamentale: dimmi un brano che vorresti trasformare in immagini.

Uh, diciamo che una cosa così bella mi è successa quest’anno con l’uscita del disco Quando Tutto Diventò blu. Letteralmente un fumetto che è diventato un disco pieno di canzoni e che raccontano la storia di Chiara, la protagonista, e dei suoi attacchi di panico. Come dico sempre io: un’avventura più paurosa di attraversare una foresta in fiamme.

Il tutto è nato da uno spettacolo che stiamo portando in giro per l’Italia anche in questo periodo. Al disco ha partecipato Corrado Nuccini che ha scritto insieme a me le canzoni e poi Ilaria dei Gomma, Her skin e Verano che hanno cantato le canzoni. Dal vivo invece abbiamo avuto tantissime ospiti: Rachele Bastreghi, Maria Antonietta, Any Other, Giungla, Han, Cristallo, Vipera, Arianna Poli, Marta Tenaglia e tante altre che suoneranno dentro al concerto a fumetti.

Quando tutto diventò blu, Alessandro Baronciani, Bao publishing

Ringrazio dal profondo del cuore Alessandro per avermi parlato di ricordi e musica, trovate qui il link per partecipare al crowdfunding e saperne di più (finisce il 30 luglio).

Venezia 78. Presentazione della Mostra e dei film che debutteranno al Lido

Locandina ufficiale Venezia78 - Credit: Lorenzo Mattotti/La Biennale
Locandina ufficiale Venezia78 - Credit: Lorenzo Mattotti/La Biennale

Un’edizione rche si preannuncia ricca e straordinaria, quella di Venezia 78. Dopo il recente annuncio della giuria, arriva infatti oggi l’attesa selezione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica, e incanta già solo dai titoli, che anche lo stesso Alberto Barbera non può fare a meno di descrivere con entusiasmo.

I film che vedremo al Lido provengono da 59 Paesi, tra cui manca sorprendentemente la Cina (escludendo Taiwan) e tornano con forza le major statunitensi. Ci saranno infatti ben 3 titoli della Universal, oltre che Warner Bros e Disney. Un’edizione particolarmente positiva anche per il cinema italiano, la cui massiccia presenza è un segno del momento di grazia dei nostri autori e non una scelta premeditata, afferma Barbera. Vediamo di seguito le numerose sezioni di Venezia 78 e qualche dettaglio sui film.

Selezione ufficiale

Madres Paralelas. È il già annunciato film di apertura della Mostra, di Pedro Almodóvar che torna in concorso a Venezia per la prima volta dal 1988.

Mona Lisa and the Bloody Moon di Ana Lily Amirpour. Definito un ritratto funky che spazia tra in generi.

Un autre monde di Stéphane Brizé. Brizé torna a Venezia con la parte conclusiva di una trilogia sui lavoratori, questa volta focalizzandosi sul padrone della fabbrica. Con un Vincent Lindon nel suo momento d’oro, dopo Titane.

The Power of the Dog di Jane Campion. Tratto dall’omonimo romanzo. Nell’eccellente cast anche Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst.

America Latina di Damiano e Fabio D’Innocenzo. Definito come un assolo di Elio Germano, dopo un film corale come Favolacce. Attendiamo in trepidazione.

Elio Germano, America Latina - Venezia 78 - Credit: Vision Distribution
Elio Germano, America Latina – Venezia 78 – Credit: Vision Distribution

L’événement di Audrey Diwan. Come il romanzo da cui è tratto, è un film che parla di aborto nella Francia degli anni ’60 ma si rivolge anche al presente. Descritto come tanto duro da essere a tratti sgradevole, sembra un film di cui sentiremo molto parlare.

Competencia Oficial di Gastón Duprat e Mariano Cohn. Atteso film con Penelope Cruz e Antonio Banderas, è una parodia del narcisismo intrinseco di attori e registi contemporanei.

Il buco di Michelangelo Frammartino. Narra di una spedizione speleologica, con una cura maniacale del suono, pur senza dialoghi o musica. Grande ritorno di Frammartino.

Sundown di Michael Franco. Un film impossibile da descrivere senza fare spoiler. Barbera si limita a dire che riflette perfettamente l’inquieta visione del mondo dell’apprezzato regista. Già a Venezia l’anno scorso con Nuevo Orden.

Illusions Perdues di Xavier Giannoli. È l’adattamento del romanzo di Balzac, con la ricerca ambiziosa di un’eco contemporanea. Nel cast anche Xavier Dolan.

The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal. È l’opera prima della celebre attrice, reduce dalla giuria di Cannes di quest’anno. Eppure è già in concorso ufficiale anche per la rilevanza del progetto. Il film è infatti una grande produzione, tratta dal romanzo di Elena Ferrante e con Olivia Colman protagonista.

Spencer di Pablo Larraín. Già annunciato e comunque attesissimo, il film dedicato al 60° anniversario della nascita di Lady Diana. Kristen Stewart nel ruolo della Principessa racconterà il weekend del divorzio da Carlo e dalla Famiglia Reale.

Spencer - Pablo Larrain
Kristen Stewart in Spencer – Venezia 78

Freaks Out di Gabriele Mainetti. Finalmente arriva il secondo film di un autore davvero particolare nel panorama italiano. Opera ambiziosa, che per Barbera non deluderà le altissime aspettative.

Qui rido io di Mario Martone. Martone è una garanzia al Festival di Venezia. Quest’anno racconterà la scena teatrale napoletana legata a Eduardo Scarpetta. Con Toni Servillo in uno dei tre film che lo vedranno protagonista al Lido.

On the Job: the missing 8 di Erik Matti. Film filippino di un regista conosciuto più per i suoi b-movies, ma che quest’anno compie un grande salto.

Leave non traces di Jan P. Matuszynski. Polacco, puro cinema politico, secondo Barbera.

Captain Volkonogov Escaped di Natasha Merkulova e Aleksey Chupov, anch’esso politico ma sul fronte storico delle purghe staliniane.

The Card Counter di Paul Schrader. Si vociferava da tempo e arriva la conferma veneziana del grande ritorno di Schrader con questo cupo dramma.

È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino in una produzione Netflix. Niente da aggiungere, aspettiamo solo di scoprirlo.

Vidblysk (Reflection) di Valentyn Vasyanovych. Uno sguardo potente sull’orrore disumano della guerra.

La Caja di Lorenzo Vigas.

Fuori concorso e le grandi anteprime mondiali di Venezia 78

Il bambino nascosto di Roberto Andò. Film di chiusura.

Les choses humaines di Yvan Attal 

Ariaferma di Leonardo Di Costanzo. Un’attualissima riflessione e mai banale sul sistema carcerario italiano.

Halloween Kills di David Gordon Green. Nuovo capitolo della saga horror con Jamie Lee Curtis, che riceverà in questa occasione il Leone d’oro alla carriera.

La scuola cattolica di Stefano Mordini. Tratto dall’omonimo romanzo di Albinati che racconta la borghesia del Delitto del Circeo. Grande e corposo cast, tra cui Jasmine Trinca, Benedetta Porcaroli, Fabrizio Gifuni e Riccardo Scamarcio.

Old Henry di Potsy Ponciroli. Un vero western, che non si limita a fare archeologia del cinema, afferma Barbera.

The Last Duel di Ridley Scott. Attesissimo film con Adam Driver, Matt Damon, Jodie Comer e Affleck, concesso in anteprima mondiale a Venezia dal colosso Disney.

Dune di Denis Villeneuve. Ne abbiamo parlato spesso (qui) è forse il titolo che attendiamo di più. Anche questo è un titolo in anteprima mondiale, della Warner Bros.

Dune, Denis Villeneuve - Warner Bros Inc. All Right Reserved
Dune, Denis Villeneuve – Warner Bros All Rights Reserved

Last Night in Soho di Edgar Wright è un interessante musical (Universal) con Anya Taylor-Joy, Thomasin Harcourt McKenzie e Matt Smith. Descritto come il lato oscuro della swinging London. Già ci conquista dalle premesse.

Fuori concorso – Series

Da qualche anno esiste una sezione del Fuori Concorso dedicata alle grandi serie TV, quelle che mescolano i confini tra cinema e televisione. A Venezia 78 i particolare vedremo i primi episodi di Scenes from a Marriage. La serie è stata sviluppata e diretta da Hagai Levi, contattato direttamente dalla famiglia Bergman. Il capolavoro del regista svedese, infatti, acquista nuova forma in questa magistrale interpretazione di Jessica Chastain e Oscar Isaac.

Fuori concorso – Non fiction

Un modo diverso per indicare il cinema documentario. Barbera l’ha definito meno desueto, noi aggiungiamo anche che è un modo per non privare questo tipo di cinema della rilevanza (anche estetica) che merita. I titoli previsti sono 8.

Life of Crime 1984-2020 di Jon Alpert. Una summa del lavoro di osservazione di Alpert sulla piccola criminalità statuitense.

Tranchées di Loup Bureau. Racconto delle trincee ancora presenti tra Ucraina e Russia.

Viaggio nel crepuscolo di Augusto Contento. Un film che parte dal politico italiano, in particolare quello di Bellocchio, per raccontare il contesto italiano degli anni ’60.

Republic of Silence di Diana el Jeiroudi. Il racconto di dodici anni di Siria, dalla Primavera alla Guerra Civile.

Hallelujah: Leonard Cohen a journey, a song di Daniel Geller e Dayna Goldfine. Il titolo già spiega tutto: vita e carriera del grande cantautore.

DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato di Roberta Lena. Il racconto di Faber attraverso le parole e la voce del figlio Cristiano che interpreta l’intero omonimo album. Si esibirà anche dal vivo al termine dell’anteprima veneziana.

Django & Django di Luca Rea. Una magistrale lezione di cinema nel dialogo su Sergio Corbucci tra Steve della Casa a Quentin Tarantino.

Ezio Bosso. Le cose che restano di Giorgio Verdelli. Dedicato al Maestro da poco scomparso.

A questi titoli si aggiungono le Proiezioni speciali di Le 7 giornate di Bergamo (Simona Ventura) e La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid (Andrea Segre). Entrambi chiaramente dedicati all’anno di pandemia.

Orizzonti – La sezione delle promesse del cinema

Les promesses di Thomas Kruithof, con Isabelle Huppert.

Atlantide di Yuri Ancarani. Film italiano dedicato ai giovani lagunari di Venezia.

Miracol di Bogdan Geroge Aperti. Film rumeno sorprendente, a detta di Barbera.

Piligrimai (Pilgrims) di Laurynas Bareisa.

Il paradiso del pavone di Laura Bispuri. Altro film italiano da tenere d’occhio.

Pu Bu (The Falls) di Chung Mong-Hong, regista di Taiwan che aveva già incantato opere come Soul (2013) e A Sun (2019),

El hoyo en la cerca di Joaquin del Paso. Film messicano dai tratti surrealistici.

Amira di Mohamed Diab. Primo film incentrato sulla questione palestinese per il regista Diab che sceglie un aspetto molto particolare e poco noto.

À plein temps di Eric Gravel, con Laure Calamy. Barbera lo definisce semplicemente impressionante. Tanto basta per incuriosirci.

Centorka (107 mothers) di Peter Kerekes. Racconto di madri recluse, a metà tra finzione e documentario.

Vera dreams of the sea di Kaltrina Krasniqui. Importante presenza del Kosovo a Venezia 78. È una delle tante storie di donne “non riconciliate” nel cinema di quest’anno. Un esempio citato da Barbera è anche La civil che abbiamo visto a Cannes.

Bodeng sar (White Building) di Kavich Neang. Un cambiamento improvviso, come la demolizione del proprio palazzo, è al centro di questo dramma personale e sociale.

Wela (Anatomy of Time) di Jakrawal Nilthamrong. Una potente riflessione sul tempo e sulla sua gestione all’interno del cinema.

El oltro tom di Rodrigo Plá e Laura Santullo.

El gran movimento di Kiro Russo. Per Barbera è un buon esempio di cinema sperimentale e di ricerca, con tracce di lotta di classe.

Once Upon a Time in Calcutta di Aditya Vikram Sengupta (India).

Nosorih (Rhino) di Oleg Sentsov. Regista dalla biografia interessante, incarcerato realmente in Russia per le sue posizioni politiche. Di solito si occupa di documentari, ma questo è un film di finzione, anche se esibisce realisticamente molta violenza.

True things di Harry Wootliff. Una regista che rielabora le strutturate ossessioni femminili del cinema contemporaneo creando nuovi punti di vista.

Inu-Oh di Yuasa Masaaki. Unico film d‘animazione presente in concorso a Venezia 78. È giapponese e, partendo da un reale evento storico, diventa un dramma universale sulle ragioni del potere.

Orizzonti Extra

La nuova sezione di Venezia 78 prevede inoltre l’assegnazione di un premio degli spettatori (Premio Armani Beauty) a 8 ulteriori film, tra cui segnaliamo in particolare The Blind Man Who Did Not Want to See Titanic. Il regista Teemu Nikki è infatti ipovedente come il protagonista. La particolarità è che l’intero film è girato fuori fuoco, proprio per permettere il massimo allineamento del pubblico con la percezione del protagonista.

Shining – Stanley Kubrick (1980)

Shining
Shining, Stanley Kubrick (1980)

Shining (The Shining) nasce da un libro, per diventare incubo immortale. Dalle pagine di Stephen King alle visioni di Stanley Kubrick: la mostruosità della psiche umana e illogici, magistrali, corridoi inondati di sangue.

Chi non ha mai visto Shining non conosce il vero terrore, sibilato lento all’orecchio dell’uomo che decide di trucidare la sua famiglia, consigliato da voci di fantasmi provenienti da antri bui di un hotel totalmente isolato. E dalla sua mente disturbata, non dimentichiamolo, che vacilla ad ogni passo, lungo il corridoio pieno di stanze e di orrori dimenticati.

Ormai collage indelebile di tasselli orrorifici, Shining è il terzultimo lungometraggio del genio Stanley Kubrick (perché solo un genio può realizzare all’interno della stessa esistenza film come 2001: Odissea nello spazio e Full Metal Jacket).

Viene considerato iconico per le tracce di paura che inserisce nel racconto. Aggrappate a timori ancestrali, come la solitudine, il fallimento, si traducono in immagini difficili da raschiare dalla mente.

Vuoi giocare con noi?

Shining, illustrazione di Cristiano Baricelli.

Il romanzo di Stephen King, pubblicato nel 1977, è molto diverso dalla trasposizione cinematografica del 1980. A dirla tutta l’autore non aveva proprio apprezzato il film, che produce differenze sostanziali sia per quanto riguarda i personaggi che per il fulcro stesso della narrazione.

Kubrick trasla il mostruoso dal sovrannaturale all’umano: se nel libro la scintilla scatenante sono i poteri del piccolo Danny alla presenza dei fantasmi di un luogo stregato, nella pellicola lo stato mentale di Jack è fortemente in bilico dalla sua prima apparizione. Ovviamente l’abuso di alcol e gli attacchi di rabbia lo rendono il soggetto ideale da raggirare grazie ad oscuri poltergeist. A renderlo quindi un racconto “moderno” nel vero senso della parola, è il rilievo che acquista l’uomo, artefice in primis dei terrori della sua esistenza.

Kubrick dissemina lungo la permanenza all’Overlook Hotel flash demoniaci frutto di complessi inferni mentali. Vuoi giocare con noi? Chiedono le gemelline fantasma a Danny, e a noi spettatori. Senza saperlo accettiamo, e suggelliamo il patto di non dimenticarle mai. Tale immagine nasce direttamente dalla sceneggiatura del regista, nel libro le bambine esistono ma non sono gemelle, e non appaiono nei loro vestitini inamidati con i calzettoni candidi fino al ginocchio.

Come se ci fossimo stati

Come le bambine alla ricerca di un compagno di giochi (eterno), altri dettagli e oggetti costellano Shining permanendo a lungo nella percezione dello spettatore. Basta pensare al pavimento dell’hotel, dal ridondante motivo geometrico, ipnotico sotto le ruote di un piccolo triciclo guidato nei lunghi corridoi. La macchina da scrivere di Jack, la sua ascia conficcata in porte pesanti e corpi sanguinanti, il labirinto, gigantesco e piccolo, per guardare e guardarsi.

Chi non ha mai visto Shining non conosce il vero terrore, che scaturisce dalla profonda insoddisfazione di una vita mediocre per diffondersi come un virus inarrestabile. Kubrick ne dirige i deliri, le spaventose conseguenze, nel film horror più bello e perturbante di sempre. La follia di Jack Torrance è una deriva liberatoria dai mostri della propria coscienza, il dono di suo figlio un’arma a doppio taglio. E nulla è come sembra perché la mente continua ad essere il miglior labirinto mai esistito.

E a noi spettatori non resta che continuare a giocare con lui.

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L’illustrazione originale è di Cristiano Baricelli, che ringraziamo. Qui il suo sito ufficiale.

Stanley Kubrick: tre film da rivedere

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Stanley Kubrick: 3 film da rivedere

Il 26 luglio 1928 nasceva a New York Stanley Kubrick. In redazione lo ricordiamo con tre film scelti tra i nostri preferiti, indimenticabili, testimonianze cinematografiche di una modernità in ascesa.

Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957) – Emanuele Bucci

Prima di Full Metal Jacket, la guerra e le gerarchie militari secondo Kubrick. Ordine e caos, i due poli opposti della poetica del regista, nella follia organizzata del conflitto armato vanno fatalmente d’accordo. E si traducono in carrellate angoscianti attraverso trincee reali e metaforiche, in schiere precarie di corpi che si piegano al suono degli spari. (A)simmetrie di un massacro che si consuma mentre il potere (bellico, politico e sociale) conversa, pianifica e festeggia nei suoi sontuosi palazzi.

Un racconto classico, dove il bene (sconfitto) ha il volto di Kirk Douglas, che ha difeso il film ostracizzato dalla Francia sciovinista e dall’America maccartista. Un racconto modernissimo, per come decostruisce ogni retorica dell’eroismo e del nazionalismo al cinema. Lasciando che le pedine sacrificali rubino la scena. E regalandoci nel finale uno dei brani più commoventi sull’arte che rompe steccati e distinzioni che alimentano i soprusi. Almeno per il tempo di una canzone.

Stanley Kubrick, Orizzonti di gloria
Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957)

Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971) – Valeria Verbaro

Esistono due tipi di reazione alla dolce melodia di I’m Singing in the Rain. C’è chi l’associa alla gioia pura e spensierata di Gene Kelly e chi prova un brivido straniante pensando ai Drughi. In quella scena e in molte altre, Malcolm McDowell nei panni di Alex DeLarge è forse l’esperimento psicologico più radicale di Kubrick sul suo pubblico. Lo sa benissimo, il grande regista, che proprio in questo film ci propone la Cura Ludovico. Come se noi stessi dovessimo disintossicarci, dopo ogni visione, dal complesso piacere che provoca Arancia Meccanica.

Eppure, sin dall’inizio, non c’è il minimo pericolo di sprofondare nell’orrore di quella violenza. Kubrick lo afferma senza dirlo, perché costruisce un mondo così alienante e alienato da tenere sempre gli spettatori al sicuro, al di là dello specchio. L’estetica dichiaratamente ispirata alla Pop Art non è che una straordinaria parte di questo schermo protettivo. Un mondo in cui possiamo affacciarci ed entrare in contatto con impulsi terrificanti, senza mai farci risucchiare del tutto: What a glorious feeling/And I’m happy again (just singing in the rain).

Stanley Kubrick, Arancia Meccanica
Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971)

Eyes Wide Shut (1999) – Giulia Losi

Eyes Wide Shut posso solo definirla un’esperienza visiva e sonora, un vero e proprio viaggio attraverso la psiche umana e i sensi. La cosa migliore per gustarlo al meglio è staccare il telefono e qualsiasi altra cosa e immergersi nelle sue atmosfere cupe e incredibilmente affascinanti. Il film ti trascina nei luoghi più reconditi della tua mente, anche quelli che non vorresti esplorare. Ma è giusto così, perché Eyes Wide Shut ti insegna che puoi anche programmare ogni cosa, ma la vita può sorprenderti in qualunque momento. 

Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut
Eyes Wide Shut (1999)

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