Nuvole passeggere
Nuvole passeggere, Stefano Cipani, Orvieto Cinema Fest 2021

Dopo il debutto nel lungometraggio con Mio fratello rincorre i dinosauri (2019), Stefano Cipani torna al racconto breve con Nuvole Passeggere all’Orvieto Cinema Fest 2021. Un lavoro che è una doppia celebrazione del cinema.

Da un lato, infatti, è un omaggio al rotoscopio (o rotoscope), la tecnica di animazione antenata della CGI, che consiste nel ricalcare a mano le scene già filmate in precedenza, per renderle più realistiche. Dall’altro, è un racconto in abisso, una doppia cornice che narra come il cinema riesca letteralmente salvare la vita al suo protagonista.

È il 1917. Fortunato (Pio Luigi Piscicelli) è un giovanissimo disertore che si è unito alla Grande Guerra per non restare solo. Con la stessa facilità con cui è entrato, tenta di uscirne, senza mai piegarsi realmente alle sue regole. Sembra volare, con incredibile leggerezza, sulla gravità della guerra. E al tempo stesso ne comunica a noi, interamente, l’insopportabile peso.

A dargli questa capacità è la straordinaria espressività vocale di Piscicelli, che catalizza l’attenzione e costruisce l’intero corto attorno a sé. Doppiamente protagonista, Piscicelli/Fortunato è Il disertore del film nel film: la propaganda che l’esercito filma scegliendo proprio lui come esempio negativo.

Attraverso i momenti di respiro, di pausa dalla condanna, offerti dall’anomalo set, Fortunato intravede una possibilità di salvezza e la coglie con la lucidità calcolatrice e, al tempo stesso, l’ingenuità che convivono nel suo personaggio.

E grazie alle nuvole passeggere dalla sua parte, realizza il destino inciso nel suo stesso nome.

L’arco narrativo dei 15 minuti nei cortometraggi è sempre un’incognita: un’idea si esprime anche nella metà del tempo, ma tutto sta nello sviluppo e nella scelta delle linee narrative da seguire. Ci sarebbe piaciuto per esempio, sapere un po’ di più di Giulia (Teresa Marini). Ciononostante, Nuvole passeggere si compie pienamente nel suo messaggio. È un inno alla vita e alla vitalità della giovinezza e alla creatività, che trova spazio solo nella libertà dello spirito.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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