Matt Damon e Zendaya in THE ODYSSEY di Christopher Nolan.
Matt Damon e Zendaya in THE ODYSSEY di Christopher Nolan.

Nell’epoca dei porti blindati e delle frontiere militarizzate, dove il cinismo burocratico ha ormai oltrepassato la pietà, Christopher Nolan, con The Odyssey, interamente girato in IMAX e distribuito da Universal Pictures, compie un atto politico radicale, rievocare la “Xenia” di Omero, la sacra legge non scritta dell’accoglienza, dell’ospitalità e del mare, per riproporla con forza al pubblico e (forse) ai governi moderni.

Nel cinema del regista britannico, tuttavia, il viaggio non si risolve in un ritorno pacificatore, ma si configura come un’Odissea crepuscolare, una parabola discendente in cui la guerra non offre uno scenario di eroismo, bensì è catalizzatore di un’autodistruzione ontologica.

Laddove Omero metteva Ulisse e i suoi compagni a scontrarsi con l’ira degli dèi, Nolan schiera i suoi personaggi contro i veri “mostri” del nostro tempo, offrendo una riscrittura del mito, in lampante contrasto con l’archetipo letterario. 

L’attesa è finita! Il film dell’estate è in sala dal 16 luglio.

L’autocondanna di Ulisse, e le guerre come decadenza ontologia ed estetica

Il viaggio di Nolan sovverte la struttura stessa del nostos omerico. Se l’Odisseo classico attraversa la tempesta per ristabilire l’ordine perduto, per riconquistare il proprio regno e riconnettersi alla bellezza primigenia della sua terra, Ulisse, interpretato da Matt Damon, distrugge l’idea stessa di ritorno a casa.

La guerra, elevata a strumento di apocalisse militare, decreta non solo la fine di un’era, ma della bellezza stessa. Ne è un esempio la figura di Elena (Lupita Nyong’o), che si fa vessillo di questa decadenza mostrando il suo volto bellissimo, ma sfregiato, una dimostrazione tangibile che il conflitto non è un’impresa epica, ma solo rovina, corruzione e autoannientamento delle genti.

Il fulcro drammaturgico di The Odyssey risiede nella violazione sistematica della Xenia, e nella professione dell’autocondanna di Ulisse. 

Nolan smuove la prospettiva tradizionale, mostrando, come la deriva del “viaggiatore” sia l’inevitabile effetto domino delle sue colpe. Se il conflitto troiano nasce da un oltraggio, il re di Itaca risponde con ferocia simmetrica. La distruzione di Troia tramite l’inganno del cavallo non è più trionfo d’ingegno, ma massacro spietato.

Quando la violenza si rende totale, la terra cessa di essere “ospitale” per trasmutarsi in trappola d’acciaio. E il mare, purgatorio di espiazione omerico, diviene per il regista, un limite invalicabile che certifica il naufragio morale dell’humanitas. Ed è così che Odisseo decade da eroe e muta in monito di decadenza. Una punizione che lo confina a una perenne tristezza e mai a un reale “ritorno”.

Qui la nemesi si fa interiore, imprigionando il protagonista in un solipsismo etico in cui la consapevolezza delle atrocità commesse diventa tarlo inestinguibile e imperdonabile.

La scena del cavallo in THE ODYSSEY di Christopher Nolan.
THE ODYSSEY di Christopher Nolan.

L’immersione tattile, epidermica, nell’Odissea di Nolan

A conferire un rigore viscerale all’impresa epica, interviene l’intransigente approccio teorico del regista. Nel solco di un cinema d’impronta fortemente fenomenologica, Nolan bandisce quasi del tutto la CGI, privilegiando riprese in esterni reali che restituiscono l’indifferenza monumentale della natura nei confronti della presenza umana, in cui ogni fotogramma trasuda verità materica, e fa si che la pellicola venga resa tattile, epidermica.

Lo sforzo muscolare della sopravvivenza e la furia inarrestabile delle tempeste e del mare, aggrediscono gli attori, così come lo spettatore. Attraverso le cineprese IMAX, il cui formato ridefinisce il concetto di avvolgimento ottico, la distanza con l’evento viene praticamente azzerata.

Il tempo sospeso, Nolan reinventa Calipso

In The Odyssey, se c’è qualcosa che può dettare gli estremi cinematografici del “ritorno verso casa”, è senz’altro l’introduzione della dea di Calipso (Charlize Theron), che Nolan rielabora abilmente mantenendo intatta la sua coerenza estetica, e rimanendo perciò fedele a sé stesso.

Se in Omero la ninfa incarna la tentazione dell’oblio, Nolan ne fa una personificazione della memoria. Trasforma la figura mitologica in colei che costringe Ulisse a guardarsi dentro invece di fuggire. E dove il fiore di loto non è essenza per perdersi, ma per ritrovarsi e ricordare. La dea costudisce il protagonista all’interno di un limbo cronologico sospeso, una eterotopia atemporale in cui la catarsi e il conseguente rilascio avvengono solo nel momento in cui egli giunge a una piena consapevolezza.

Questa riscrittura della divinità instaura così un dialogo serrato e metatestuale con l’intera filmografia del regista, se infatti in Memento l’anamnesi frammentata si configurava quasi come una struttura portante del racconto, in questa Odissea il ricordo subisce una trasmutazione salvifica che richiama da vicino l’architettura emotiva di Interstellar, dove il legame affettivo si rivelava una forza immateriale capace di piegare le dimensioni spazio-temporali per sottrarre il protagonista al vuoto siderale. Allo stesso modo, per l’Ulisse di Nolan, la memoria dell’amore per Penelope si costituisce come l’unico, autentico vettore di redenzione e di fuga dal labirinto fisico e mentale.

La musica che muove l’immagine

Se da una parte Nolan ha optato per luoghi geograficamente esistenti, per ottenere un realismo evocativo e spietato, dall’altra la cura della musica consente di realizzare un’esperienza sonora altra, potentissima. Ancora una volta la scelta ricade sul premio Oscar Ludwig Göransson, il quale compie un’accurata ricerca filologica e acustica.

Rifiutando la pomposità orchestrale, il compositore ricostruisce lo spazio acustico antico campionando suoni primordiali come gong di bronzo, antiche lire e aulos riuscendo a ottenere una partitura vitrea, ossessiva e che dà voce fisica alla minaccia del mare, delle battaglie e al tormento di Ulisse.

In breve

L’Odissea attualissima di Nolan si concentra così su un uomo che, pur avendo vinto la sua guerra terrena, siede infine sconfitto davanti alle macerie della propria coscienza, consapevole di aver consegnato Itaca a un futuro privo di dei, privo di bellezza e soprattutto privo di un reale ritorno a casa.

Continua a seguire FRAMED anche sui social: ci trovi su FacebookInstagram Telegram.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
9
Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.
odissea-the-odyssey-nolan-holland-zendaya-recensione Nell’epoca dei porti blindati e delle frontiere militarizzate, dove il cinismo burocratico ha ormai oltrepassato la pietà, Christopher Nolan, con The Odyssey, interamente girato in IMAX e distribuito da Universal Pictures, compie un atto politico radicale, rievocare la “Xenia” di Omero, la sacra legge non scritta...