Una scena di Off Campus. Courtesy of Prime Video
Una scena di Off Campus. Courtesy of Prime Video

L’ossessione collettiva per Off Campus rivela qualcosa di noi che va oltre la serie in sé. Colpisce nel punto in cui anni di rappresentazioni adolescenziali tormentate e relazioni tossiche – da Beverly Hills, 90210 a The O.C. e da Dawson’s Creek a Gossip Girl – avevano costruito modelli narrativi riconoscibili o sfere emotive più o meno replicabili nella vita reale.

La serie Prime Video, invece, arrivata sotto traccia lo scorso 13 maggio – nonostante già milioni di copie dell’originale libro di Elle Kennedy (The Deal) dal 2015 a oggi – ha stravolto le aspettative del pubblico, rivelando anche il bisogno (e il sollievo) di veder finalmente rappresentata sullo schermo una generazione capace di parlare apertamente di sesso, di consenso, di confini personali e quindi di amore. In ogni forma.

Di cosa parla Off Campus

Per chi ha vissuto fuori dal mondo (o fuori dai social) negli ultimi due mesi, la prima stagione di Off Campus è la storia di Hannah (Ella Bright) e Garrett (Belmont Cameli). Studentessa di musica lei, atleta di hockey lui. Si incontrano all’università, la Briar University e, fingendo di stare insieme ognuno per un tornaconto personale, si innamorano sul serio, costruendo una relazione che cresce e matura di episodio in episodio.

Fin qui tutto regolare, tutto abbastanza familiare. Allora perché Off Campus sembra aver ipnotizzato due intere generazioni di pubblico, diventando un fenomeno virale dai 19 ai 45 anni? Proviamo a darci delle risposte. E proviamo soprattutto a spiegarci perché è una serie da riguardare in loop.

1. The Deal, o il “finto fidanzamento”

Tutto è già visto, chiaramente, ma tutto è al tempo stesso nuovo, costruito fuori dagli schemi abituali. Il trope del finto fidanzamento (fake dating) è uno dei più apprezzati e diffusi del genere romantico. La prima stagione di Bridgerton (quella di Daphne e del Duca) non è che l’esempio più recente tra i grandi successi internazionali. Louisa Levy, come autrice televisiva, riesce però a trovare una formula equilibrata, in cui gli eccessi del genere romance trovano quasi sempre una giustificazione nel mondo raccontato, nei suoi personaggi e nei loro caratteri.

A funzionare, cioè, non è il meccanismo narrativo in sé del “finto fidanzamento” che si trasforma in amore, ma il fatto che per Hannah e Garrett quello sia l’unico meccanismo capace di farli avvicinare. I due si piacciono all’istante, nella prima scena del primo episodio è già chiaro. Per la storia che ciascuno dei due ha alle spalle, però, “fingere” di stare insieme è anche l’unico modo, inconsapevole, di abbassare le proprie difese, fidarsi e darsi il permesso di conoscersi davvero.

2. Gli uomini scritti dalle donne

Personaggi complessi ma mai inutilmente contorti: sono gli uomini scritti dalle donne. Il tranello in cui cadiamo ormai, ogni volta, da Mr. Darcy in poi. Uomini prima di tutto capaci di riconoscere i propri sentimenti e agire di conseguenza, senza sotterfugi, senza non detti. Il risultato di quello che, in un Paese ideale, dovrebbe fare una seria educazione sessuo-affettiva, ovvero mettere i giovani nelle condizioni di capire se stessi e gli altri, e di rispettare i confini dell’intimità e delle emozioni, attraverso una sana comunicazione.

Logan (Antonio Cipriano), Garrett (Belmont Cameli), Dean (Stephen Thomas Kalyn) e Tucker (Jalen Thomas Brooks) in OFF CAMPUS Photo: Liane Hentscher/ Prime (C) AMAZON CONTENT SERVICES LLC
Logan (Antonio Cipriano), Garrett (Belmont Cameli), Dean (Stephen Thomas Kalyn) e Tucker (Jalen Thomas Brooks) in OFF CAMPUS Photo: Liane Hentscher/ Prime (C) AMAZON CONTENT SERVICES LLC

Nel mondo ideale messo in scena da Off Campus tutti i protagonisti si impegnano a non creare né a sostenere relazioni tossiche. Questo non significa che non esistano. Si pensi al padre di Garrett con la nuova moglie o al ragazzo di Allie, Scott. Semplicemente nessuno dei personaggi maschili principali viene mai usato come modello negativo. Nessuna esplosione di collera, nessuna scenata di gelosia, nessuno sgambetto morale o vendetta di qualsiasi tipo. Allo stesso modo non esiste mai attrito o rivalità fra le ragazze della serie. Hannah, soprattutto, non mette mai in dubbio il suo carisma, la sua bellezza o la sua forza solo per apparire più desiderabile.

È la prova che si può costruire un prodotto di successo senza dover per forza piegarsi a quelle narrazioni consolidate che (finalmente) non incontrano più la sensibilità del pubblico.

3. Fidarsi e affidarsi

La prima stagione di Off Campus non racconta solo il vortice dell’innamoramento tra Hannah e Garrett. Dietro il flirt, la complicità, la sensualità e l’intimità ci sono due storie personali molto forti e traumatiche che la serie riesce a mettere in scena con delicatezza e senza fretta. La stessa relazione si trasforma quando entrambi capiscono di poter condividere in sicurezza i rispettivi traumi, senza vergogna ma con la consapevolezza di poter essere ascoltati, compresi e accolti. Hannah racconta la violenza sessuale subita, Garrett gli abusi del padre. E la serie cambia tono.

La componente giocosa e sensuale si sposta verso Allie e Dean, la seconda coppia della saga, quella che sarà protagonista della seconda stagione. La relazione tra Hannah e Garrett, invece, si fa più profonda e più matura. Si incrina, si rompe e si ricompone poi con maggiore consapevolezza.

Dal punto di vista della scrittura e della struttura della serie, Off Campus evolve senza fare passi indietro. È un percorso emotivo lineare che trova anche momenti di inaspettata profondità.

4. Il tema del consenso

C’è stato un periodo, più o meno dichiarato, in cui i film e le serie tv hanno perso sensualità e hanno evitato di raccontare il sesso. Attraversata dalle conseguenze dei crimini di Weinstein e dal successivo movimento MeToo, l’industria cinematografica, hollywoodiana ma non solo, ha preso le distanze dai corpi e ha iniziato a trattare l’intimità sullo schermo prima di tutto come una questione produttiva, creando dibattiti sulla necessità o meno degli intimacy coordinators. Una tendenza che forse, di recente, è stata solo Anora a invertire e ribaltare.

Con Off Campus siamo già oltre. C’è qualcosa di elettrico nel modo in cui Hannah e Garrett si guardano e si toccano. Qualcosa di incontenibile nel modo in cui Allie e Dean si innamorano una dell’altro, a partire dal loro ballo sulle note di JLo. Off Campus dichiara fin da subito, cioè, la centralità del corpo, del nudo, del contatto e dell’intimità. Lo fa però spostando il discorso sul consenso di fronte alla telecamera, non solo dietro. Cerca cioè di trasmettere un messaggio al pubblico, educandolo. Nella serie si parla di consenso esplicito quanto di violenza sessuale, di peer pression ma anche di desiderio e di piacere. Senza giudizi ma con il chiaro intento di stabilire i confini emotivi e intimi dei personaggi ed esortare il pubblico a comprendere i propri.

5. Da non sottovalutare: la musica

Ultimo, ma non per importanza, motivo per cui sembra impossibile smettere di guardare Off Campus a ripetizione è la musica che viene utilizzata. Ogni scena di particolare rilevanza ha una canzone di riferimento: alcune famosissime, come On the Floor di Jennifer Lopez, altre pescate tra i tesori nascosti dell’indie nordamericano, a partire da Edge of the Earth delle The Beaches.

Allie Hayes (Mika Abdalla) e Dean Di Laurentis (Stephen Thomas Kalyn) in OFF CAMPUS Photo Credit: Liane Hentscher / Prime (C) Amazon Content Services LLC
Allie Hayes (Mika Abdalla) e Dean Di Laurentis (Stephen Thomas Kalyn) in OFF CAMPUS Photo Credit: Liane Hentscher / Prime (C) Amazon Content Services LLC

Ella Bright, meravigliosa interprete di Hannah, più di una volta usa la sua voce in diverse cover di brani celebri: da The Bitch is Back a Cherry Pie. E, complice anche la viralità di queste stesse scene sui social, Amazon alla fine si è convinto a pubblicare le versioni dell’attrice come effettivi singoli.

Non si tratta però solo di una questione di riconoscibilità o di orecchiabilità. Ascoltando la cascata di note di The Bitch is Back al pianoforte, non si può fare a meno di pensare al sorriso liberatorio di Garrett che osserva Hannah cantare. Così come il ritmo di On the Floor combacia a tal punto con il ralenti del ballo fra Allie e Dean – e con le loro espressioni di sorpresa e desiderio – da non voler più associare nient’altro a quel brano. È una costruzione attenta di immagini e suoni che resta in testa anche dopo la visione, riportando persino in classifica alcuni brani, quelli un po’ datati e quelli del tutto sconosciuti al grande pubblico.

Che dite, ci sono altri motivi per cui non riuscite a smettere di riguardare Off Campus?

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