Passenger. Eagle Pictures
Passenger. Eagle Pictures

È difficile osservare un’artista promettente finire in una parabola discendente tanto graduale da diventare una vera e propria caduta libera. Il regista norvegese André Øverdal è uno di questi artisti: dopo un inizio carriera promettente con il “found footage” mockumentary Troll Hunter (film del 2010, girato nella sua nativa Norvegia), seguito dall’originale Autopsy (The Autopsy of Jane Doe, 2016), Øverdal si è impantanato in una crisi creativa che ha toccato il suo “apice” con Passenger, formulaica e spenta storia di infestazione demoniaca amalgamata a “road movie”.

La trama di Passenger

Maddie (Lou Llobel) e Tyler (Jacob Scipio) sono una giovane coppia che decide di abbandonare la frenesia di Brooklyn e abbracciare una vita on the road su un camper attrezzato con tutti i comfort: lui vive il sogno di una vita da “camperista”, lontana dalle fantasie ipocrite di una vita “stabile” fatta di casa/lavoro; lei ama lui, ma un’infanzia passata a rimbalzare da una casa-famiglia all’altra l’ha portata a desiderare segretamente quella stabilità che non ha mai conosciuto.

A complicare le cose, dopo poche settimane dall’inizio della loro avventura a bordo del furgone, Maddie e Tyler assistono a un terribile e misterioso incidente in cui il conducente perde la vita. Come se avessero pestato accidentalmente una gomma da masticare, ben presto i due si ritrovano perseguitati da uno stalker demoniaco, controparte infernale di San Cristoforo (patrono dei viaggiatori) apparentemente impossibile da seminare, che li segue ovunque vadano e che sembra nutrirsi di incidenti stradali. Perché la strada non è fatta solo di libertà e avventura, ma anche di codici segreti, leggende metropolitane e regole che vanno rispettate per sopravvivere.

Dove fallisce il concept del film

C’è pochissimo da salvare, se non nulla di Passenger. Il concept del film è debole, la regia poco ispirata (la più grande delusione del film), i personaggi bidimensionali e i valori di produzione inesistenti.

L’opera è un viaggio lineare che fa pit stop su tutte le possibili banalità del genere, riuscendo al tempo stesso a fallire nell’esercizio e sporcandolo con operazioni di product placement e spazi ritagliati alle nuove tecnologie social e digitali. La scelta di creare un villain ex-novo è stata una scommessa lodevole, ma fallita miseramente: in un’industria (quella dell’horror), sempre più alla ricerca disperata del nuovo grande “movie villain” che possa generare un nuovo corrispettivo franchise, il “passeggero” è forse l’antagonista più dimenticabile e banale degli ultimi 10 anni. 

P.S. Che c!”£o è successo alla carriera di Melissa Leo?!

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
4
passenger-viaggio-al-termine-della-banalita-recensioneC’è pochissimo da salvare, se non nulla di Passenger. Il concept del film è debole, la regia poco ispirata (la più grande delusione del film), i personaggi bidimensionali e i valori di produzione inesistenti.