passing-netflix
Ruth Negga e Tessa Thompson in "Passing" di Rebecca Hall. Courtesy of Sundance Institute | photo by Edu Grau.

Passing – tradotto in italiano con Due donne – in Italia arriva direttamente su Netflix, come molti altri titoli acquistati dai grandi festival statunitensi ma poco internazionali per passare in sala. Mudbound di Dee Rees ne è il maggiore esempio, ma vale in parte anche per Malcolm & Marie. Il fatto di averlo potuto vedere in sala rappresenta per noi un’eccezione, concessa dalla Festa del cinema di Roma, lo scorso ottobre e fa nascere una dovuta riflessione. Abbiamo avuto infatti la possibilità di condividere una visione simultanea, fuori dai nostri schermi casalinghi e dalle nostre individuali ed eventuali perplessità. E molta (troppa) gente presente all’anteprima ha chiaramente faticato a comprendere il nucleo del film, tradendo una palese confusione durante e dopo la visione.

Questo perché il concetto del passing for white non ci è familiare quanto ormai dovrebbe o quanto lo è invece negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, paese di origine di Rebecca Hall, qui al suo esordio alla regia.

Non è nostro compito spiegarlo in termini sociologici, ma ai fini di questo film è sufficiente sapere che si tratta di un costrutto sociale per cui, per esempio ma non solo, una persona non bianca in base al suo aspetto viene (fuori da ogni dubbio) considerata bianca. E di conseguenza gode di ogni privilegio bianco.

Le due donne protagoniste di Passing sono appunto due donne afroamericane sulla soglia di questa particolare e specifica condizione. Una, Clare (Ruth Negga), convinta di aver compiuto la scelta migliore per il suo futuro, fin quando non incontra l’altra, l’amica di infanzia Irene (Tessa Thompson).

Rimpianto, desiderio e identità in Passing

L’incontro casuale tra Clare e Irene, dentro il rooftop bar di un grattacielo in un’afosa giornata d’estate, nella New York anni ’20, già si presenta come una tragedia annunciata. Non sappiamo bene come e non sappiamo bene quando o perché, ma è proprio qui, all’inizio, che si innesca una bomba, e sappiamo che esploderà. E il motivo risiede proprio nel contesto sociale e culturale che inizia a far capolino intorno alle protagoniste.

In tutta onestà, anzi, i contorni di questo dramma rimangono sempre e purtroppo sfumati. Poco o nulla viene mostrato della Harlem Renaissance in cui il resto del film procede, se non gli interni domestici in cui si consuma la contrapposizione tra Clare e Irene.

Clare, dunque, è scesa a patti con la propria infelicità. Ha scelto una vita a metà, in cui non può rischiare di essere sincera né con il marito – dichiarato razzista, da lei così ironicamente raggirato – né con nessun altro. Ne va della sua stessa incolumità. L’incontro con Irene la espone tuttavia al rimpianto e al dolore per la rinuncia così radicale a una parte di sé.

Irene infatti conduce una vita ugualmente agiata ma si identifica appieno nella sua blackness. L’unica volta in cui cerca di sembrare una donna bianca è proprio nell’equivoco che dà inizio alla storia.

Ciò che possiede Irene, allora, è tutto ciò che desidera Clare. E il fascino di Clare, abituata a ottenere sempre tutto ciò che desidera, intacca e fa marcire l’anima di Irene. Ed eccola, la bomba.

PASSING - RUTH NEGGA (CLARE) e TESSA THOMPSON (IRENE). Cr: Netflix © 2021
PASSING – RUTH NEGGA (CLARE) e TESSA THOMPSON (IRENE). Cr: Netflix © 2021

Un forte dramma smorzato dall’estetica

Il materiale per costruire un dramma forte e potente non manca di certo, già a partire dal romanzo di Nella Larsen da cui è tratto l’adattamento. Rebecca Hall, tuttavia, compie una scelta rischiosa, abbassandone i toni e raggelando il pathos in un ricercato formalismo.

Tutto sembra trattenersi, dalla recitazione impostata delle due protagoniste, fino alla evidente scelta del bianco e nero in 4:3.

Nell’immagine antica e così curata da sembrare artificiosa si realizza un crescente distacco emotivo che non è ben chiaro quanto sia voluto dalla regista stessa. Troppo pretenzioso, forse, ma comunque ambizioso quanto basta per farsi notare, e per funzionare ugualmente, nonostante la posizione di alterità e lontananza in cui lascia il suo stesso pubblico.

Provate a dare a Passing una possibilità, tenendo comunque presente che rimane più fedele, come stile e intenzioni, al Sundance Festival in cui ha debuttato che al mainstream di Netflix.

Continuate a seguire FRAMED per altre recensioni di film in streaming. Siamo anche su FacebookInstagram e Telegram!

Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui