
C’è Hugh Jackman e c’è un gregge di pecore-detective, pronte a risolvere un omicidio: gli ingredienti di un whodunit già delizioso e un po’ bizzarro. Tra Knives Out e Babe – Maialino coraggioso, Pecore sotto copertura è un adattamento giocoso del romanzo Glenkill di Leonie Swann (edito in Italia da La nave di Teseo) e arriva al cinema dal 7 maggio.
Interessante il duo regia-sceneggiatura. Il film è infatti diretto da Kyle Balda (co-regista dei Minions) e scritto da Craig Mazin (The Last of Us, Chernobyl, Una notte da leoni 2, Una notte da leoni 3).
La struttura prevedibile di una storia incredibile
A rendere divertente un murder mystery (o whodunit) è sempre la ricerca di un assassino intorno a un ristretto numero di sospettati. Gli elementi “da manuale” ci sono tutti: una piccola comunità, in questo caso una città irlandese; uno o più forestieri; una vittima; un gruppo di potenziali colpevoli e un detective. O meglio, un intero gregge di detective.
Hugh Jackman, infatti, interpreta il pastore amorevole che, dopo essersi ritirato per scelta a una vita frugale, viene assassinato in una notte di pioggia. Il suo amato gregge, a cui leggeva con passione ogni sera un romanzo giallo, decide di indagare sulla sua morte e consegnare il colpevole alla giustizia.
L’intero primo atto del film è la presentazione dei personaggi, pecore (in CGI) comprese. È un passaggio fondamentale, per stabilire il tono, ironico ma anche favolistico, del racconto. In una struttura metaletteraria, in cui sono gli animali a spiegare i passaggi stessi della risoluzione di un mistero, “come si fa nei gialli”, le indagini del gregge si mescolano alle micro-dinamiche interne al gregge.

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Perché guardare Pecore sotto copertura
Come nel romanzo originale, però, queste interazioni sono metafore o rappresentazioni di condizioni profondamente umane: come la capacità del gregge di dimenticare collettivamente tutto ciò che fa troppo male ricordare; o il rifiuto di tutto ciò che è percepito come diverso (l’agnellino “d’inverno”).
La trama del giallo si riduce a una rivelazione forse ampiamente prevedibile, ma la vera particolarità di Pecore sotto copertura è il il suo sottile umorismo, che non si perde per fortuna nella versione italiana, amplificato dal cast di voci (in italiano c’è anche un ottimo Ciro Priello di The Jackal). Così come, a renderlo un film da non sottovalutare, è il suo messaggio di amore per gli animali, affiancato a un’aspra critica nei confronti della società capitalista, votata al profitto, che rende in fondo tutti, a loro modo, colpevoli di qualcosa.
V.V.






