
Pillion (Pillion – Amore senza freni) è l’esordio cinematografico di Harry Lighton; il film è stato presentato in anteprima nella sezione
Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2025, dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura.
Adattamento del romanzo Box Hill dello scrittore britannico Adam Mars-Jones, Pillion è quel film che dieci, o quindici anni fa, non ci saremo mai sognati di vedere al cinema, non perché il contenuto sia scabroso o sconveniente, come potrebbe suggerire il divieto ai minori di 18 anni per la visione in sala, ma perché, racconta il mondo del BDSM senza censure, tra sesso, consenso e sottomissione; un mondo di cui abitualmente non si parla se non in modo morboso, figurarsi farci dell’ironia, o addirittura, renderlo romantico.
La scoperta
Colin, volto appuntito e capelli ricci, è un ragazzo di provincia timido e introverso, interpretato da Harry Melling, che ricordiamo come il cugino bullo di Harry Potter ma che ha collezionato negli ultimi anni una lunga lista di ruoli interessanti (The Devil All the Time, The Tragedy of Macbeth, Harvest). Ray (Alexander Skarsgård) è un motociclista silenzioso e incredibilmente affascinante che fa parte di un gruppo di bikers. I due si incontrano in un bar, per poi intraprendere di lì a poco una una relazione BDSM che vede Ray nel ruolo del padrone e Colin in quelli del suo devoto sottomesso.
Per la prima volta, con Ray, Colin sente di aver trovato il suo posto nel mondo, e di essere parte non solo di una relazione a due, ma di una vera e propria comunità dove il sesso è un continuo gioco di potere, e in cui il consenso è fondamentale. Le cose cambiano quando un evento personale incrina le sicurezze del ragazzo: qualcosa di complesso si aggiunge al rapporto tra i due e ciò contribuisce a sfaldare anche le certezze di Ray, che non aveva mai trasgredito prima al suo ruolo.

Sentirsi al sicuro nelle proprie pulsioni
Pillion in fondo non è che una storia d’amore, che mostra ciò che di più disfunzionale possa accadere tra due persone che intraprendono una relazione, non per colpa delle pratiche sessuali che scelgono nel loro privato, ma per dei cortocircuiti molto più profondi, ed evidentemente mai superati. Quelli che percepiamo come traumi pregressi nel caso di Ray, costantemente vestito di pelle e mai incline a sorridere, diventano invece forti consapevolezze per quanto riguarda Colin. Nel mezzo c’è la rappresentazione di desideri, sadomasochismo, proiezioni romantiche, e dolcezza, a rivelare il senso di una storia di vulnerabilità sentimentale.
Ad un certo punto quel rapporto, in cui Ray funge da mentore, senza mai però raccontare nulla di sé o di vagamente personale, e Colin sperimenta cosa significhi amare davvero qualcuno, al punto di idolatrarlo, si fa asimmetrico e problematico. La preoccupazione della madre di Colin, che non ha mai fatto segreto di accettare l’omosessualità del figlio, al punto di organizzargli degli appuntamenti, ricade sulla segretezza della vita di Ray, presupponendo altri scenari (che sia sposato? O che fugga da qualcosa).
Solo un giorno libero
L’educazione sentimentale/sessuale a cui si sottopone Colin sarà per lui preziosa, in quanto lo renderà consapevole del suo interesse verso quel tipo di sottocultura, sperimentata nello spazio sicuro di una comunità di bikers gay che infrangono parecchi preconcetti nei loro confronti (non a caso il regista e il team creativo si sono affidati per la rappresentazione più realistica e sincera possibile al Gay Bikers Motorcycle Club). Il confronto con un individuo come Ray però, lo condurrà a capire anche cosa non vuole in una relazione.
Nel momento in cui, per la prima volta, Ray si lascia guardare davvero, la durezza di un ruolo fin troppo radicato nel suo essere si contamina alla tenerezza della spontaneità, una possibilità che Colin chiede come parte di quella relazione, solo per un giorno a settimana, solo per portare ad un livello superiore ciò che fino a quel momento era sì, elettrizzante, intrigante e intenso, ma emotivamente superficiale, almeno per uno di loro.
In breve
Pillion non è ciò che ci si aspetta, bensì una storia d’amore, di crescita personale e di consapevolezza riguardo i propri desideri. Molto comico in alcuni momenti, si avvale di essere soprattutto vero. Harry Melling e Alexander Skarsgård con le loro interpretazioni distruggono qualsiasi pregiudizio nei confronti di una sottocultura sessuale di cui si parla perlopiù in termini di anomalia o ossessione, incarnando una serie di emozioni complesse che vanno a restituire a chi guarda una dimensione umana in cui immedesimarsi, BDSM a parte (o no).
Pillion è in sala dal 12 febbraio distribuito da I Wonder Pictures. Qui la lista delle sale. Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.






