Polar Express (2004), diretto da Robert Zemeckis
Polar Express (2004), diretto da Robert Zemeckis, Warner Bros. Pictures.

“Una cosa sui treni: l’importante non è dove vanno, ma decidere di prenderli”

Neve, canti natalizi, pacchetti regalo e soprattutto un treno diretto al Polo Nord, gli ingredienti per un film di Natale ci sono tutti, ma non lasciamoci ingannare: Polar Express (The Polar Express, 2004), diretto da Robert Zemeckis, è molto di più di un commerciale cartone animato dallo stucchevole gusto natalizio. Spacchettando la luccicante confezione scopriremo un film d’animazione su un viaggio – più metaforico che reale, del protagonista verso sé stesso.

IL POLAR EXPRESS

È la notte di Natale e un bambino americano (di cui non viene detto il nome) attende con un po’ di amarezza il mattino, combattuto tra il credere o meno all’esistenza di Babbo Natale. Tra il dormiveglia e i pensieri, un treno a vapore si ferma sotto la sua finestra e il capotreno gli offre un posto in carrozza. Il Polar Express lo porterà dritto al Polo nord, nel villaggio del Natale, e insieme ad altri fortunati bambini avrà il privilegio di incontrare Mr. Christmas in persona.

Sebbene incredulo e frastornato, sceglie comunque di accettare l’invito a salire sul treno. Il ragazzo scopre di possedere un biglietto d’oro per il viaggio, che il bizzarro controllore oblitera con delle lettere che lì per lì gli sembrano non avere senso: “B  E”, dettaglio da non sottovalutare, per ora teniamolo a mente.

IL VIAGGIO

Il viaggio si rivela meno lineare del previsto: un susseguirsi frenetico di eventi e imprevisti obbligano il bambino a dover fare scelte e prendere decisioni immediate, con la paura di chi fa qualcosa per la prima volta, senza garanzia del risultato.

Le dinamiche del viaggio spingono il protagonista al di là dei propri limiti e ad affrontare situazioni che mai avrebbe immaginato di gestire. La sfida più grande con cui deve fare i conti è, però, scegliere tra l’ascoltare il suo istinto o i consigli degli altri, con la consapevolezza che le conseguenze delle sue scelte peseranno su di lui.

Quasi senza rendersene conto la mezzanotte sta scoccando e il bambino si trova al cospetto di Mr. Christmas: realizza proprio in quel momento che tutti i suoi dubbi si sono dissolti e ha ritrovato la fede. Quello che forse ancora non capisce è che, a cambiarlo, non è stato l’incontro con Babbo Natale, ma il viaggio stesso.

IL BIGLIETTO OBLITERATO

Prima di salire in carrozza per il viaggio di ritorno il capotreno oblitera nuovamente i biglietti. Le lettere sui biglietti vengono completate e su ognuno si compone una parola diversa. Quello del protagonista riporta “BELIEVE”(credi): il monito che il bambino stava cercando.

Se il viaggio sul Polar Express riprende il topos narrativo del viaggio come metafora della crescita e maturazione di un personaggio, quel biglietto del treno, che il protagonista possiede (e che è strettamente personale), rappresenta proprio chi parte alla ricerca di qualcosa (che potrebbe essere la propria natura, o la fede).
E se le risposte albergano già nel cuore di chi parte (“BE” sul biglietto del protagonista), queste saranno leggibili solo alla fine del viaggio (“BELIEVE”).

Polar Express”, Warner Bros. Pictures.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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