Venezia 82. Portobello di Marco Bellocchio. Foto di Anna Camerlingo
Portobello di Marco Bellocchio. Foto di Anna Camerlingo

Si è tenuta lo scorso 10 febbraio a Roma la conferenza stampa di Portobello, la prima serie italiana HBO Original che affronta la drammatica vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora che fu protagonista di un’insensata odissea giudiziaria. Diretta da Marco Bellocchio, con Fabrizio Gifuni, nonché presentata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, sarà disponibile dal 20 febbraio sulla nuova piattaforma HBO Max. Con un episodio a settimana, per un totale di 6, la serie vanta la sceneggiatura dello stesso Bellocchio, assieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore.

La fotografia è di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli, le musiche di Teho Teardo.

Il cast di Portobello

Nel cast Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora, Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Irene Maiorino, Giovanni Buselli, Davide Mancini, Paolo Pierobon, Gianluca Gobbi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò, Alma Noce, Salvatore D’Onofrio, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano, Alessandro Fella, Antonia Truppo, Gianmaria Martini.

La serie vede anche la partecipazione di Gianfranco Gallo nel ruolo di Raffaele Cutolo, di Tommaso Ragno nel ruolo di Marco Pannella, di Valeria Marini nel ruolo di Moira Orfei, Francesca Benedetti nel ruolo di Paola Borboni e di Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana.

Perché Enzo Tortora, perché adesso

È forse la domanda più difficile a cui rispondere: perché scegliere di raccontare il caso Tortora? Ad attirare l’attenzione del regista sono state dapprima le lettere che l’uomo scrisse dal carcere, poi il senso di stupore precedente alla rabbia; lo stupore di non capire cosa stesse succedendo all’arrivo della polizia e dopo in prigione. Quello che descrive Bellocchio è un incubo da cui il protagonista non riesce a svegliarsi.

Nel ruolo di un personaggio particolarmente complesso, Fabrizio Gifuni, che descrive Tortora come un carattere “molto fiero, orgoglioso, colto, gentile, ma puntuto”, riesce a tradurne non solo le sfumature, ma il cortocircuito giudiziario che vive, trovando, come afferma l’interprete, “una giusta distanza con quello che è un fantasma da evocare”.

Dopo la prova di Esterno Notte, in cui Gifuni interpretava Aldo Moro, torna nella nuova serie di Bellocchio con il ruolo di un uomo molto connesso al precedente. Come afferma il regista, “Moro e Tortora sono due personaggi entrambi reclusi, abbandonati, che finiscono tragicamente”.

A proposito dei primi due episodi di Portobello

La seconda prova di Bellocchio alla regia di un racconto diviso in capitoli (che sì, è una serie, ma potrebbe essere concepita anche come un lungo film) è un successo già dai primi due episodi (di cui il primo è disponibile in streaming su HBO Max dal 20 febbraio). 

Portobello si avvale di uno sguardo così dinamico e coinvolgente da catturare lo spettatore, concentrandosi sul declino di un uomo messo al centro di un processo di distruzione: il presentatore televisivo Enzo Tortora, interpretato da un magistrale Fabrizio Gifuni. Ma prima della deriva ci viene mostrato il successo, la televisione italiana degli anni ’80 quasi come strumento di ipnosi di massa, le meccaniche interne, i numeri, l’essenza dell’essere così famoso da attirare qualsiasi tipo di attenzione, o rancore. Già dall’inizio l’effetto è quello di volerne conoscere sempre di più, andando a fondo in una storia italiana di cui si parla molto poco.

La possibilità di muoversi su minutaggi estesi conferisce al regista la possibilità di scandagliare ogni aspetto della storia, restituendo una rappresentazione che non si limita ad un punto di vista, ma ne abbraccia molteplici, incastrandoli in un intreccio carico di ritmo. Sarà problematico aspettare un nuovo episodio di settimana in settimana, rinunciando ad un binge watching forsennato.

Venezia 82. PORTOBELLO, la nuova serie di Marco Bellocchio

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.