Primetime, A24
Primetime, A24

In concorso per il Leone D’Oro all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica la Biennale di Venezia, Primetime è il nuovo film diretto da Lance Oppenheim, al suo esordio come regista nel cinema di finzione. Il film, che sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures il prossimo 15 ottobre, vede nel cast Robert Pattinson nel ruolo di Chris Hansen, storico presentatore televisivo, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers, Anna Faris e Bokeem Woodbine.

Primetime, anatomia di un reality show

Ambientato nel 2006, e ispirato a fatti realmente accaduti, Primetime si focalizza sulla controversa figura di Chris Hansen (Robert Pattinson), un noto presentatore televisivo statunitense, e il suo reality show To Catch a Predator, nel momento della sua più alta popolarità. La vita di Chris Hansen cambia radicalmente quando To Catch a Predator, reality in cui vengono smascherati i più grandi predatori sessuali americani, ottiene una promozione e passa in prima serata. Da quel momento Hansen non desidera solo incastrare presunti predatori, ma pretende di scrivere una nuova pagina della storia televisiva americana, distruggendo il confine sempre più labile tra vita reale e tv.

Al suo esordio come regista di lungometraggi, Lance Oppenheim, parte proprio da una sovrapposizione tra realtà e spettacolo per ribaltare il dispositivo originario: se To Catch a Predator esponeva i protagonisti delle sue puntate davanti allo sguardo penetrante di telecamere e successivamente del pubblico, Primetime espone Chris Hansen e il programma stesso, trasformandoli in oggetti di indagine. Non sono più i predatori ad essere giudicati e sezionati dallo sguardo televisivo, bensì è la televisione stessa ad esserlo. All’interno di questa equazione è Hansen che si pone al centro, come sintomo e prodotto di un sistema ipocrita fondato sull’esposizione pubblica della colpa.

Chi controlla davvero la narrazione quando la giustizia diventa intrattenimento? Primetime prova a rispondere a questa domanda mettendo al centro del suo racconto il reale caso raccontato nell’articolo di Esquire, “Tonight on Dateline This Man Will Die”. Quest’operazione, complessa e controversa al tempo stesso, ha portato al suicidio in diretta di Bill Conradt, un assistente procuratore distrettuale scoperto a scambiare conversazioni intime con un tredicenne, impersonato in realtà da un poliziotto che collaborava con la troupe di To Catch a Predator. Primetime diventa quindi uno spettacolo della punizione: la televisione smette di essere una semplice osservatrice della realtà, ma la plasma a suo favore mettendola in scena.

Primetime, A24
Primetime, A24

Chi è davvero Chris Hansen?

Primetime, oltre a volersi concentrare sul programma televisivo di Hansen, intende dare molto spazio anche a Chris Hansen stesso. Lance Oppenheim decide di non dipingerlo come paladino di una causa morale, ma lo presenta come una figura più ambigua. Sospeso tra un senso di missione quasi forzato, un elevato senso di narcisismo e un bisogno di controllo, Chris Hansen diventa vittima del sistema televisivo, che lo rende il suo perfetto prodotto: un uomo che denuncia l’ossessione americana per l’esposizione pubblica, ma che al tempo stesso se ne nutre, trasformando la giustizia in un format da prima serata.

L’ambiguità di Hansen viene inoltre mostrata anche nel suo lato privato. Il presentatore, infatti, sposato e con due figli, tradisce la moglie Mary Joan (Anna Faris) e, una volta scoperto, viene ricattato e minacciato: meccanismo molto simile a quello che accade nel suo To Catch a Predator. Hansen, abituato ad avere il controllo e a dirigere il racconto, si ritrova improvvisamente dall’altra parte della telecamera, con ambedue la sua sicurezza professionale e la sua vita privata incrinate: da osservatore onnipotente a vittima del suo stesso sistema.

Primetime, in breve

Nonostante le sue premesse, Primetime non è un film privo di vari difetti. La scrittura, infatti, tende in molti passaggi a dare per scontati alcuni snodi fondamentali del racconto, come le premesse e la nascita del reality stesso, e alcuni rapporti tra i personaggi risultano meno approfonditi di quanto meriterebbero.

È innegabile però che il lungometraggio di Oppenheim resti un’opera ambiziosa e affascinante, capace di riflettere sul potere della televisione e sulla spettacolarizzazione di alcuni eventi, che rimangono pur sempre tragici. Un lungometraggio che si basa sulle contraddizioni di un sistema che non sembra, a distanza di vent’anni, essere cambiato.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
Rebecca Fulgosi
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".
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