The Novice MiX Festival

Come si crea un’atmosfera da film horror senza mostrare nessuna azione da film horror? E come si decostruisce un’atmosfera da film horror inscenando svariati omicidi, scene violente, sangue, sparatorie, coltellate e splatter? E come creano documentari a-genere o film ultra o poli o inter genere?

Quello che resta di questo secondo giorno di MiX è proprio una riflessione sul concetto di genere filmico applicato alla genderizzazione dei ruoli umani, dentro e fuori dai film.

Esploriamoli uno per uno.

THE NOVICE di Laureen Hadaway (USA 2021)

Ecco l’horror senza horror. Fin dalla prima sequenza The Novice fa entrare in un’atmosfera da incubo che pur non scoppiando mai – se non per una brevissima sequenza catartica – è costante dall’inizio alla fine. Ambientazioni notturne, luci che appiattiscono e illividiscono volti e corpi, interni sotterranei, musiche tensive, sguardi stralunati. Per tutto il film non ci si aspetta che il peggio.

È la storia di una studentessa in competizione costante con se stessa, imprigionata nel ruolo che le ha assegnato la società, o forse la famiglia, o forse la scuola o forse un mix di essi. Non lo sappiamo ma la vediamo soffrire in questa parabola apparentemente ascendente. Vuole diventare la prima vogatrice della squadra di canottaggio del suo college e macina un successo dopo l’altro, logorandosi al contrario in una parabola discendente sul un piano psicologico e umano.

Lauren Hadaway è una giovane regista statunitense al suo esordio nel lungometraggio e presenta The Novice in anteprima italiana al MiX.

SOY NIÑO di Lorena Zilleruelo (Cile/Francia, 2022)

Ecco il documentario a-genere: siamo tutti niñi guardando Soy Niño, perché la regista sta filmando una parte di sé senza nessun filtro apparente, lasciandoti entrare nel suo privato.

David (il niño) è suo nipote e lei lo filma nella sua transizione dal genere femminile al genere maschile, per l’arco di sei anni – dai 12 ai 18, con una brevissima sequenza infantile – a metà tra l’intervista, il memoir e il filmato di famiglia.

Lorena Zilleruelo è cilena ma vive e lavora in Francia, presenta Soy Niño in anteprima italiana al MiX.

LES NOUVELLES GUÉRILLÈRES di Élisa Vandekerckhove (Belgio, 2020)

Ecco il documentario meta-politico, ossia una dimostrazione plastica delle dinamiche concrete che hanno portato nel corso della storia umana il “maschio bianco eterosessuale” a scrivere – e riscrivere – la storia a sua immagine e somiglianza.

Un collettivo di transfemministe intersezionali di Bruxelles tenta con varie azioni di de-colonizzare la città, in primis partendo dalle sue strade e dalle sue architetture. A Bruxelles il 96% delle strade è infatti intitolato a uomini, il restante intitolato alle donne è composto solo da principesse, regine o sante, e solo una (una!) a una persona trans. Quando il genere buca la realtà, senza però bucarsi.

Élisa Vandekerckhove è una giovane regista e attivista belga e presenta LES NOUVELLES GUÉRILLÈRES in anteprima italiana al MiX.

CUT! di Marc Ferrer (Spagna, 2021)

Ecco l’horror senza l’horror al contrario, ossia un horror che non fa nessuna paura, non emoziona e non coinvolge che su un piano intellettuale. Come si (de)costruisce? Non è facile e solo talenti poliedrici come quello dell’almodovariano Ferrer – che del film è regista, autore, costumista, direttore della fotografia e delle musiche – tentano questa strada con successo. Citazioni, ironia, sovrascritttura (almodovariana) dello script, codici inter ed extra-testuali. 

CUT! gioca a carte scoperte e così non mostra niente, ma il risultato è estetico e divertente. 

Un regista di thriller appassionato di film gialli italiani anni ’70 (in primis di Dario Argento) si appresta a girare il suo prossimo film quando gli omicidi descritti in sceneggiatura iniziano a succedere per davvero.

Marc Ferrer è un giovane regista e attore spagnolo e presenta CUT! in anteprima italiana al MiX.

NEPTUNE FROST di Anisia Uzeyman e Saul Williams (Ruanda/Usa 2021)

Quando il genere si espande e si attraversa. Neptune Frost sembra più di un film, eppure è soltanto un film.

Basato sul concept album MartyrLoserKing del co-regista (e musicista, scrittore, attore) Saul Williams e della regista e attrice ruandese Anisia Uzeyman, è finora l’opera più innovativa a mio parere del MiX, come stile, tematiche, resa, visionarietà.

Neptune Frost, girato in Burundi, si apre su una valle arida che è una miniera di coltan dove magrissimi operai neri sollevano pezzi di minerali al cielo come in omaggio sacrificale o adorazione. Sono sfruttati ma nonostante questo continuano a cantare canzoni che sovvertono questo sfruttamento che si lega alla virtualizzazione del mondo e alla perdita di contatto tanto con l’ancestralità che con la visione del domani. La loro ancella intersessuale Neptune è un’eterna perdente.

Consigliatissimo, Saul Williams e Anisia Uzeyman lo presentano in anteprima italiana.

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Al cinema come nella vita non credo esistano cattive storie, ma solo storie raccontate male, per questo preferisco ormai la rarefazione dei linguaggi, la sperimentazione, la visionarietà. Sarei felice che la video-arte entrasse nelle multisale, magari passando per Bill Viola e Studio Azzurro. Nel cinema europeo il mio epitome è Fassbinder, nel cinema USA mi hanno conquistato i road movies (e Wenders). Se dovessi descrivermi in una parola direi… una parola forse non è abbastanza. Blu.

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