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Raging Bull – Toro Scatenato. La rinascita di Martin Scorsese

Toro Scatenato (Raging Bull, 1980) Rinascita di Martin Scorsese - credits: imdb.com

Toro Scatenato (Raging Bull, 1980), pur non essendo il film più rappresentativo degli stilemi di Scorsese ne è forse il capolavoro assoluto. E quest’anno compie ben quarant’anni dall’uscita.

Era il 1978 quando Martin Scorsese si ritrovò in uno dei momenti più bui della vita e della carriera, a un passo dalla morte. Dopo aver raggiunto un primo successo internazionale con Taxi Driver (1976), precipitò nel tunnel della cocaina. Il flop del film successivo, New York New York, non fece che peggiorare le sue condizioni psicofisiche, fin quasi a un punto di non ritorno. Nel 1978 Scorsese venne appunto ricoverato per una grave emorragia interna dovuta all’abuso di stupefacenti e medicinali.

In questo periodo è Robert De Niro a stare particolarmente accanto al regista e a insistere per la realizzazione di Toro Scatenato. Inizialmente Scorsese aveva scartato il progetto perché non interessato alle biografie sportive e men che meno al pugilato. De Niro, tuttavia, riuscì a fargli notare la componente essenziale di quella storia: la parabola di rinascita del protagonista, nonostante le pulsioni autodistruttive.

La parabola di Jake LaMotta come metafora: il senso di Toro Scatenato

Toro Scatenato, dunque, non è mai stato e non è tutt’ora, un semplice biopic. Scorsese e De Niro misero mano alla sceneggiatura (accreditata a Paul Schrader e Mardik Martin) per tirar fuori una profonda introspezione. Uno dei personaggi più complessi, ripugnanti e, tuttavia, affascinanti della filmografia di Scorsese. Non a caso poi De Niro vinse l’Oscar per questo ruolo.

Scorsese riversò in questa pellicola l’intera spirale d’ansia e autodistruzione che stava per annientarlo. Realizzò il film con la seria intenzione di abbandonare la carriera e lasciare un testamento spirituale, un’opera perfetta. Sappiamo che ovviamente non andò secondo questo piano, proprio perché Toro Scatenato stravolse il pubblico, la critica e la vita stessa di Scorsese.

Il Jake LaMotta di De Niro

Come accennato, De Niro partecipò senza essere accreditato, alla terza stesura della sceneggiatura. Il suo contributo più importante sta comunque nell’espressione delle intenzioni del protagonista. De Niro aveva infatti letto l’intera biografia e si avvalse dei consigli diretti del pugile sul set. Osservando e imitando il vero LaMotta, per esempio, limò e cambiò molti aspetti della sceneggiatura di Schrader, ritenuti eccessivi rispetto alla persona reale. Ricordiamoci che De Niro è uno degli attori del metodo, uno di quelli che risucchia l’anima ai suoi personaggi. È naturale che volesse assomigliare il più possibile al vero LaMotta.

Robert De Niro nel ruolo di Jake LaMotta - credits: web
Robert De Niro nel ruolo di Jake LaMotta – credits: web

Crea quindi un personaggio abbastanza difficile da digerire: paranoico, orgoglioso, masochista, violento dentro e fuori dal set. Incapace di esprimersi e di controllarsi ma, a differenza del Travis Bickle di Taxi Driver, totalmente autoconsapevole. Il critico Peter Biskind lo considera un “anti-Rocky, sgradevole, deprimente e volgare” e De Niro lo interpreta esattamente come tale, senza difenderlo. Anche perché Scorsese decide di raccontare solo una parte della biografia, quella della caduta. Elimina tutti i riferimenti all’infanzia e alle difficili condizioni di vita che avrebbero potuto giustificare la sua natura. Non ci sono scusanti, Toro Scatenato è una discesa nell’Inferno personale di un uomo e così deve essere vissuta dal pubblico.

Il Toro Scatenato: tra incontri sul ring e l’esperienza italoamericana

La trama di Toro Scatenato in sé è molto chiara. È una parabola del successo, l’archetipo dell’ascesa, caduta ed eventuale rinascita. È una storia scandita però dagli incontri di pugilato, scene molto violente che attirarono anche le critiche più aspre. Tra queste si collocano e si distribuiscono i riferimenti essenziali all’identità culturale di LaMotta, che è poi anche quella di Scorsese e De Niro. L’esperienza italoamericana degli anni Quaranta e Cinquanta è parte essenziale del suo modo di agire e pensare.

La struttura temporale fu principalmente pensata da Schrader, con tutti i salti e le ellissi. La parte principale, infatti, è un lungo flashback che inizia nel 1941 e si conclude poi nel 1964, con il celebre dialogo di LaMotta nel camerino di un teatro. In questa scena finale, in particolare, Scorsese esprime chiaramente il senso di tutto il film. Dopo anni trascorsi a combattere sul ring, LaMotta guarda il proprio riflesso nello specchio, riconoscendo il suo vero antagonista. Tutta la rabbia e tutta la cieca e irrazionale violenza degli anni trascorsi si riversano sulla sua stessa immagine, nella piena consapevolezza.

Un bianco e nero indimenticabile

In tutto questo, un ruolo essenziale è affidato all’aspetto della pellicola stessa. Scorsese, con l’aiuto del direttore della fotografia Michael Chapman, decide di girare in bianco e nero. Principalmente perché l’uso del colore sul ring, dopo le prime prove, appare dispersivo, soprattutto a causa dell’impatto forte del rosso dei guantoni e del sangue. La scelta del bianco e nero fu azzardata, soprattutto perché al tempo si connetteva immediatamente con il cinema d’autore europeo, sottintendendo una certa raffinatezza estranea ai personaggi ma non agli intenti di questa pellicola. Il risultato finale fu una grana dell’immagine straordinaria, un bianco e nero ricchissimo che esalta le figure, i corpi e i movimenti, scolpendoli nella luce.

Robert De Niro, Toro Scatenato  - credits: theguardian.com
Robert De Niro, Toro Scatenato – credits: theguardian.com

Dà un aspetto aulico in forte contrasto con le scene rappresentate, e a cui contribuisce notevolmente anche la colonna sonora. Impossibile dimenticare la Cavalleria rusticana nella sequenza iniziale o la Barcarolle del Silvano di Mascagni, ripetuta più volte nel film.

Pur essendo uscito nel 1980, Toro Scatenato è decisamente figlio dello spirito del decennio precedente, anzi ne è la degna conclusione, con un antieroe che rimane impresso nella memoria del pubblico. Conoscendo a memoria la filmografia di Scorsese è naturale quasi innamorarsene, perché è contemporaneamente un film che gli appartiene nel profondo e si staglia sopra tutti gli altri.

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Tag:, , , , Last modified: 19 Novembre 2020
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