Da quando “bazzico” i teatri su e giù per lo stivale ho visto circa un migliaio di spettacoli. Per la riapertura dei teatri (lo “dico” sottovoce perchè non mi sembra ancora vero) ho deciso di andare in quel magico paesino emiliano che è Vignola per una coccola del tutto unica: fruire di uno spettacolo-installazione per un solo spettatore alla volta.

Rapimento, andato in scena al Teatro Ermanno Fabbri, fa parte di Mediatori del reale. Dramaturg fra teatri e città, primo progetto italiano di residenze per Dramaturg per cui ERT Fondazione ha vinto il bando promosso da Ministero della Cultura e SIAE con il programma Per chi crea.

Zero attori, nessun altro spettatore, un’unica grande protagonista: Alexa, l’assistente digitale.

Carlotta Pansa e Jacopo Giacomoni 
(foto di Francesca Cappi)
Carlotta Pansa e Jacopo Giacomoni
(foto di Francesca Cappi)

Guidati da Federico Bellini (drammaturgo che dal 2002 lavora con Antonio Latella) i due Dramaturg Carlotta Pansa e Jacopo Giacomoni portano in scena gli interrogativi che scaturiscono mettendo in contatto il teatro e la tecnologia.

Quel che più colpisce (e un po’ commuove, dati i mesi di assenza) è tornare in un luogo amato, ed esserne i soli “abitanti” per venti minuti. Fino a quando il sipario si apre, disvelando le scintille di un fuoco che, come l’araba fenice, fa risorgere (finalmente) il teatro dalle sue ceneri.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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