Illusione, foto di Jarno lotti
Illusione, foto di Jarno lotti

Presentato nel quadro del Grand Public durante la Festa del Cinema di Roma 2025, il nuovo film di Francesca Archibugi scruta con rigore analitico una piaga sociale di atroce attualità, il traffico globale di persone e l’estrema vulnerabilità di chi insegue desideri destinati a naufragare.

Distribuito da 01 Distribution, sarà disponibile in sala dal 7 maggio. Il cast è composto da Jasmine TrincaMichele Riondino, Angelina AndreiVittoria Puccini, con Francesca ReggianiAurora Quattrocchi e con Filippo Timi.

Trama 

Illusione segue le vicende di Rosa (interpretata da Angelina Andrei), adolescente romena di quindici anni che, da un borgo rurale vicino a Bucarest, nutre il desiderio di calcare le passerelle. La sua è la fiducia purissima di chi immagina i propri lineamenti come una sorta di lasciapassare verso l’indipendenza, un grimaldello per scardinare una quotidianità di miseria e privazioni.

Assieme al cugino Sorin, abbandona la terra d’origine puntando verso Strasburgo, dove il ragazzo promette di introdurla nel settore. Tuttavia, quel tragitto concepito come una palingenesi si muta repentinamente in un’imboscata. Rosa non approda nel glamour della moda, ma sprofonda nel baratro della prostituzione, inghiottita da una rete criminale attiva tra le zone di frontiera dell’Est e dell’Europa occidentale.

La visione cinematografica di Francesca Archibugi

Archibugi documenta la caduta di Rosa mediante una messa in scena oscura, priva di compiacimento, alternando ritmi da thriller a venature appassionate e malinconiche, tra angoscia e commozione. Si rifugge dal patimento per preferire un’osservazione lucida, focalizzata sulle sfumature più intime dello smarrimento e dell’orrore. Tramite la prospettiva della giovane vittima, chi osserva scopre la parte torbida del continente, quella fatta di percorsi clandestini, di carne mercificata e di ambizioni trasformate in valuta. 

L’illusione citata nel titolo si fa dunque vessillo spudorato che promette emancipazione ma restituisce, troppo spesso, soltanto isolamento e prevaricazione.

La narrazione trae origine da un fatto di cronaca effettivamente accaduto. Anni addietro, Francesca Archibugi rimase colpita da una breve nota sul Corriere dell’Umbria, riguardava il ritrovamento di una minorenne in un fossato vicino a una tangenziale, inizialmente data per morta ma soccorsa miracolosamente. Di quel dramma non si conobbe più l’esito, e fu proprio quell’oblio, quel vuoto informativo, a spronare l’autrice a tratteggiare l’esistenza di Rosa Lazar.

Da tale suggestione nasce Illusione, film che oscilla tra l’indagine sociale e il dramma psicologico, tra verità storica e rielaborazione artistica. La regista non cerca un colpevole unico, bensì mette a nudo un insieme di silenzi e poteri che consente la costanza della brutalità. Seguendo la propria cifra stilistica, Archibugi si pone interrogativi sul senso di colpa, sulla complicità silente, e con Illusione ci immerge tutti nella fragilità collettiva, e nell’omertà etica di una società.

La figura di Rosa, che muove gli altri personaggi

Intorno alla figura di Rosa ruotano personaggi che rappresentano varie sfaccettature dell’autorità e della debolezza. Spicca la figura del magistrato Cristina Camponeschi, affidata a Jasmine Trinca, una donna schiva, isolata, respingente, che analizza il fascicolo con distaccata severità ma cela l’urgenza interiore di di giustizia. Poi Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino), lo psicologo che deve periziare la ragazza, un uomo irrisolto, e dai trascorsi burrascosi che riaffiorano improvvisamente, rendendo incerto il limite tra chi offre aiuto e chi infligge dolore. Ed ancora il questore locale Filippo Timi, un conoscitore del territorio, ricolmo di pregiudizio e incapace di agire con equità. Al loro fianco, la consorte di Mangiaboschi, Vittoria Puccini, la quale percepisce la gravità degli eventi e tenta di salvaguardare il marito.

Rosa, intrappolata in questo circolo di adulti o corrotti o paralizzati, funge quasi da specchio. La sua giovinezza si tramuta in un sapere tragico, e il suo viaggio dell’orrore, costituisce un’immersione nell’Europa degli invisibili, quella che si preferisce ignorare, e sulla quale la regista decide di porre luce e indagare introspettivamente. 

In conclusione

Illusione non è semplicemente la trasposizione di un crimine, ma una sfida alle nostre coscienze di osservatori e membri della collettività. La regista alimenta con la macchina da presa emozioni, sentimenti, per la maggior parte delle volte silenti, occultati.

Il risultato, pur restando un dramma, evolve in un dissidio morale, dove l’azione cede il passo ad una problematica sociale, su cui Archibugi ha deciso di mettere a disposizione la sua regia, parlando dello strazio di innumerevoli donne, restituendo voce e spazio a chi non possiede parola, e desidera di non essere dimenticato.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.
recensione-di-illusione-il-ritorno-al-cinema-di-francesca-archibugiIllusione non è semplicemente la trasposizione di un crimine, ma una sfida alle nostre coscienze di osservatori e membri della collettività. La regista alimenta con la macchina da presa emozioni, sentimenti, per la maggior parte delle volte silenti, occultati.