Regina King by Gage Skidmore

Regina King by Gage Skidmore su licenza CC BY-SA 2.0

Sentiremo sempre più spesso parlare di Regina King nei prossimi mesi, ora che finalmente è disponibile su Amazon Prime Video il suo straordinario esordio alla regia. One Night in Miami esce infatti proprio il 15 gennaio, in concomitanza con il suo 50° compleanno.

La carriera di Regina King inizia in televisione a soli quattordici anni, nella serie TV 227 (1985-1990), e dopo questa lunga esperienza su un unico set, vira verso il cinema. Nel 1991 John Singleton la sceglie per il ruolo di Shalika nel suo esordio Boyz N the Hood – Strade violente (film consigliatissimo). Da lì inizia il sodalizio artistico con il regista, protratto con Poetic Justice (1993) e L’università dell’odio (Higher Learning, 1995). E ancora per tutta la metà degli anni Novanta Regina King lavora per lo più con registi afroamericani, diventando un volto noto e riconoscibile del cinema black di quegli anni.

Regina King in Boyz N the Hood - Credits: Pinterest
Regina King in Boyz N the Hood – Credits: Pinterest

Quando entra in produzioni maggiori dell‘industria hollywoodiana, la sua presenza viene appiattita in ruoli “caratteristici” nelle commedie familiari o nelle sitcom. Per esempio la ricordiamo come “Fata Madrina” nel Cinderella Story con Hilary Duff o come la responsabile dell’ufficio risorse umane in The Big Bang Theory. È la donna che Sheldon offende ripetutamente e inconsapevolmente nelle prime, brillanti stagioni, ma diventa un personaggio ricorrente in tutta la serie.

La nuova immagine “politica” di Regina King

Netflix le offre la possibilità, negli ultimi anni, di emergere da ruoli stereotipati, con la serie Seven Seconds. In questi dieci episodi interpreta una madre in cerca di giustizia, dopo che il figlio viene ferito gravemente da un’auto della polizia e gli agenti tentano di insabbiare il caso.

È Barry Jenkins, tuttavia, a darle una nuova e grande occasione, scegliendola nel suo film Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk, 2018). Per lo straordinario ed emozionante ruolo della madre di Tish (KiKi Layne), infatti, vince l’Oscar alla migliore attrice non protagonista. E di lì a poco, come prevedibile, arrivano altri grandi ruoli. Per esempio nel 2019 la HBO annuncia di aver scelto Regina King come interprete della Sorella Notte in Watchman. E per questo ruolo vince l’Emmy come miglior attrice protagonista di una miniserie, battendo Shira Haas in Unorthodox o Kerry Washington in Little Fires Everywhere.

Regina King in Se la strada potesse parlare (Barry Jenkins, 2018) - credits: The Playlist
Regina King in Se la strada potesse parlare (Barry Jenkins, 2018) – credits: The Playlist

One Night in Miami

Nel frattempo, lo scorso settembre, Regina King ha partecipato virtualmente alla Mostra del Cinema di Venezia, presentando fuori concorso il suo primo film da regista. One Night in Miami ha ricevuto immediatamente il plauso della critica presente al Lido ed è entrato di diritto nella “corsa ai premi” di quest’inverno. Abbiamo già dato alcune anticipazioni sulla trama e sul trailer (qui) e ne riparleremo presto analizzandone i dettagli. Quel che ci teniamo a ribadire è che si tratta di un sguardo femminile ed esordiente su una storia originariamente “maschile”. È tratta infatti dall’omonima opera teatrale di Kemp Powers (anche sceneggiatore del film). E soprattutto immagina l’incontro fra quattro grandi uomini, icone sociali e politiche afroamericane. Malcolm X, Sam Cooke, Jim Brown e Cassius Clay (Muhammad Ali), dopo una grande vittoria di quest’ultimo nel 1964.

Regina King – che, ricordiamo, ha accettato l’Emmy per Watchmen indossando una T-Shirt con il volto di Breonna Taylor – si inserisce a pieno titolo, quindi, nel dibattito politico, culturale ed artistico di Black Lives Matter. Lo fa in un anno essenziale per il movimento e per la realtà afroamericana, sfruttando anche il momento di ampia popolarità per dar voce alla causa.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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