Renfield, Chris McKay. UNIVERSAL PICTURES
Renfield, Chris McKay. UNIVERSAL PICTURES

È inutile negare che dalle prime immagini rilasciate di un Dracula interpretato da Nicolas Cage l’acquolina in bocca sia venuta alla maggior parte di noi cinefili con piccole, resistenti, perversioni per i dettagli trash. In Renfield di Chris McKay però lo capiamo dal titolo che il Conte sarà solo il comprimario e che il ruolo da protagonista viene conquistato dal suo servitore, Robert Montague Renfield per l’appunto, con il volto di Nicholas Hoult.

I due attori si ritrovano dopo 18 anni da The Weather Man di Gore Verbinski, che li vedeva padre e figlio in un dramedy invecchiato maluccio intessuto di troppe pretese. Ma le aspettative riguardo l’astro nascente Hoult sono state mantenute: promettente sin dai primi ruoli, amatissimo nei più recenti (soprattutto in The Menu).

In Renfield ve ne innamorerete, nonostante sgranocchi scarafaggi e ragni tenuti in tasca come mentine. È l’eroe contemporaneo di un film che unisce la black comedy ad una serie di elementi horror, che è divertente, splatter, pieno d’azione e di sangue. E sicuramente non per tutti (ma per chi non si stanca mai di trasposizioni dedicate al Principe delle tenebre e al suo entourage).

Dracula e Renfield: passato e presente

Immaginate che tutto sia reale, che Dracula fosse tra noi da secoli e che il suo servitore Renfield non se ne riesca a liberare da altrettanto tempo. Siamo nel presente, ad un incontro di persone vittime di rapporti tossici distruttivi di codipendenza. Questo perché Renfield, anche se non ha il coraggio di confessarsi in pubblico ma lo fa solo come voce fuori campo, è imprigionato in una relazione del genere.

Nel film la rappresentazione del passato di questa malata conoscenza si affida alle sequenze iconiche dei film cult sul vampiro: il regista McKay sfrutta frame entrati nel nostro immaginario introducendo chi guarda alla storia attraverso varie citazioni del Dracula di Tod Browning (1931).

In un bianco e nero nebuloso: gli occhi di Dracula/Nicolas Cage illuminati con una striscia di luce come quelli di Dracula/Bela Lugosi (e i denti appuntiti come il vampiro di Salem’s Lot), l’accoglienza melliflua del primo incontro tra i due nel castello in cui il giovane avvocato firma un contratto più che rischioso, il suo volto allucinato come quello di Dwight Frye (con la medesima inquadratura nella stiva della nave).

Renfield lo specifica immediatamente: hanno vissuto grandi momenti insieme, non solo omicidi e sangue, l’ha fatto addirittura sentire importante. Ma con uno sguardo nuovo il giovane (che giovane non è ma lo appare grazie ai poteri del vampiro) si appresta ad una nuova coscienza, accorgendosi di essere in parte responsabile di tutta la sofferenza causata dal suo padrone. Ma come si fa a chiudere dopo decenni di macabre avventure fianco a fianco?

Renfield, Chris McKay. UNIVERSAL PICTURES

Bram Stoker sotto luci al neon

Ogni volta che il romanzo di Bram Stoker viene preso per trarne un nuovo prodotto mi sento felice, qualsiasi sia l’adattamento, qualsiasi sia il livello di qualità. E per quanto a prima vista Renfield possa sembrare un filmaccio in cui, appunto, Nicolas Cage interpreta Dracula, è qualcosa di più. Parla di vampiri contemporanei, che non è una cosa nuova ma lo diventa dal punto di vista del servitore, ci fa affezionare al protagonista, che è complice, sottomesso, a tratti disgustoso ma anche affascinante e consapevole.

Nell’ambientazione di una New Orleans corrotta, dominata da una bella fotografia neon carica di contrasti, il Conte si rifugia nel seminterrato del Charity Hospital, chiuso da quando l’uragano Katrina ha inondato la città. Il suo charme elegante, rivestito di velluto dal taglio gotico, si nasconde sotto luci verdi e sacche di sangue prosciugate. Intanto Renfield, logoro e pallido, cerca per lui vittime: come un Dexter dark però predilige i cattivi invece degli innocenti, facendosi notare pericolosamente dalla famiglia criminale Lobo.

Così entra in contatto con Rebecca (Awkwafina), poliziotta che suscita in lui un impeto di protezione e un’innata tendenza all’eroismo. Parallelamente alla sua voglia di indipendenza da Dracula, si consuma una lotta tra bene e male più terrena tra la donna e l’organizzazione che ha ucciso suo padre: Renfield prende parte al suo fianco, cercando di liberarsi anche del Conte in un colpo solo.

Si può guarire dalla codipendenza (affettiva)?

Passando per un registro triste e drammatico di brutti momenti, sì, è fattibile. Lo capisce anche Renfield grazie a dei nuovi amici come Rebecca, ad un nuovo amore per sé stesso (che comprende maglioni dalle tonalità pastello) e ad un numero consistente di scontri con relativi arti strappati, amputati, lanciati, spezzati per raggiungere l’obiettivo ultimo: fare il bene per sentirsi bene.

Il tutto in un film in cui è possibile sentirsi in pena per Dracula, nonostante sia riprovevole, e scoppiare a ridere in seguito ad un esplosione poco ortodossa (lo capirete con i primi minuti). Renfield è una piacevole sorpresa da aggiungere alla lista di trasposizioni più o meno fedeli dei personaggi di Stoker, che per la prima volta trasforma l’uomo soggiogato da un potere non suo in un eroe.

Renfield, Chris McKay. UNIVERSAL PICTURES

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.